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Casa del Mutilato di Forlì: progetto di restauro ed applicazione del protocollo GBC Historic Building®

Progetto di restauro e rifunzionalizzazione della Casa del Mutilato, alzato il livello di sostenibilità degli interventi di riqualificazione e recupero dell’edificio, conciliando così i principi cardine del restauro con quelli del miglioramento energetico-ambientale

Approfondimento realizzato in collaborazione con Architettura>Energia, centro ricerche del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara.

 

L’attenzione, oggi, del Restauro si sta progressivamente spostando verso un nuovo orizzonte.

Il dibattito intellettuale pone l’accento su una “nuova” problematica, con cui, per ossimoro, ci si confronta tutti i giorni senza neppure farci troppo caso.

Una fetta importante del patrimonio architettonico italiano è caratterizzata dagli edifici del Novecento, eterogenei sia dal punto di vista del linguaggio espressivo, sia da quello formale.

In comune, purtroppo, presentano una caratteristica significativamente allarmante: uno stato avanzato di degrado connesso, alle volte, dalla specificità per cui sono stati generati.

L’attività di ricerca triennale avviata nell’ambito del Laboratorio di Sintesi Finale B (Restauro) del Dipartimento di Architettura – Università degli Studi di Ferrara (coordinamento prof. Rita Fabbri) si presenta come un primo lungimirante tentativo di porre rimedio a questo inesorabile processo di oblio architettonico, proponendo soluzioni anche energeticamente sostenibili e con un ridotto impatto dell’operazione di restauro sull’energia. In occasione dei percorsi espositivi “Nel centenario della Grande Guerra” allestiti a Forlì dal 24 Aprile al 3 Giugno 2015, e parallelamente al già conclusosi con successo Salone del Restauro di Ferrara, (6 al 9 maggio), la tutela e il restauro dell’architettura del Novecento, sono saliti in cattedra attraverso i risultati di una estesa ricerca, intorno a questo tema, concretizzatasi nella tesi di laurea discussa dai Dott. Andrea Dolcetti e Daniele Felice Sasso.

 

Casa del Mutilato ripresa da via Maroncelli (fotografia di Edgardo Zoli, 1933)

 

 

Casa del Mutilato inquadrata da via Maroncelli (fotografia di Andrea Dolcetti, Daniele Felice Sasso, 2014)

 

L'oggetto

Nate con una vocazione assistenziale verso gli invalidi di guerra, le Case del Mutilato rappresentano una declinazione del programma politico del Ventennio fascista espressa architettonicamente nella monumentalità delle soluzioni volumetriche e di facciata, oltre che nell’utilizzo di una simbologia diffusa e ricorrente.

Esse rappresentano anche il risultato concreto dell’operato condotto a livello nazionale dell’Associazione fra Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG), la quale, ispirata e guidata dalle figure di Fulcieri Paulucci di Calboli, Carlo Delcroix e Benito Mussolini, mira a reintegrare gli assistiti all’interno della società, sia con il necessario supporto sanitario in relazione alle mutilazioni subite, che con azioni per la facilitazione del reinserimento lavorativo.

Nel panorama italiano, il caso forlivese rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere la dimensione storica ed ideologica entro cui sono inserite le Case del Mutilato. L’opera, situata in via Maroncelli 3, firmata dall’Accademico d’Italia Cesare Bazzani, in collaborazione con lo scultore Roberto de Cupis, viene inaugurata solennemente il 4 Novembre 1933. Ex sede della Loggia Massonica “Aurelio Saffi”, per mano dell’Architetto Bazzani, legato alla Massoneria, è il luogo di un deciso rinnovamento architettonico che si manifesta in forma templare, celando, sotto un doppio livello simbologico, anche una duplice lettura massonica.

 

Casa del Mutilato, particolare dell'interno (fotografia di Edgardo Zoli, 1933) 

 

L’analisi

Dopo un preliminare censimento di esempi a livello nazionale, che ha messo in luce da un lato l’eterogeneità della forma, dall’altro un comune filone di lettura simbologico, si è concentrata l’attenzione sulla Casa del Mutilato di Forlì.

In fase preliminare, è stata effettuata una campagna di rilievo integrato diretto e strumentale, mediante utilizzo di ha permesso di verificare sia i presupposti storici ottenuti tramite ricerca d’archivio (Archivio Comunale, Archivio di Stato ed Archivio della Conservatoria) sia di acquisire dati geometrici accurati (con risoluzione di scansione pari ad 1cm a 25 mt) utili al fine di costituire una base solida di supporto alle successive indagini diagnostiche specifiche.

Un primo risultato immediato di tipo geometrico-costruttivo, è stata l’assenza di piani di ribaltamento nel prospetto principale ed in particolare nel timpano.

Sulla base del dato geometrico restituito dal rilievo, si sono costruiti i Fotomosaici delle superfici esterne (prospetto principale e retro) ed interne, strumenti essenziali per desumere informazioni circa i materiali impiegati e le morfologie di degrado (avvalendosi anche di indagini più approfondite applicate su campioni di materiale estratto).

La struttura dell’edificio è stata indagata mediante sopralluoghi e rassegna dei materiali documentari a disposizione. Sulla base di queste informazioni è stato costruito un modello tridimensionale dell’edificio che mostra chiaramente lo scheletro portante dell’immobile.

Un’attenzione particolare, infine, è stata attribuita alle indagini energetiche in situ volte ad indagare le prestazioni energetiche residue del fabbricato.

In primis è stata effettuata una campagna di rilievo con termocamera Flir E60 (secondo normativa UNI EN 13187:2000 – Prestazione termica degli edifici. Rivelazione qualitativa delle irregolarità termiche negli involucri edilizi. Metodo all’infrarosso), dalla quale si sono ottenuti dati qualitativi circa la dispersione termica dei serramenti esterni e dell’eventuale presenza di discontinuità materiche.

In continuità con quest’ultima si è proceduto ad una indagine più avanzata con termoflussimetro Almemo 2390-5 Ahlborn, strumento con il quale si è calcolata la trasmittanza termica in opera delle chiusure esterne verticali (in riferimento alla normativa ISO 9869:1994 - Thermal insulation. Building elements. In-situ measurement of thermal resistance and thermal transmittance).

 

Rilievo integrato con strumentazione Laser Scanner (Leica C10) 

 


Analisi del comportamento termico dell’involucro attraverso indagini quantitative (termoflussimetria) e qualitative (termografia)

 

Il Progetto
La previdenzialità, vocazione per cui era nata la Casa, stenta a trovare oggi un medesimo sbocco, soprattutto a causa del venir meno dei soci iscritti nonché la funzione stessa di ente previdenziale. Si è sviluppato, quindi, un progetto di restauro e rifunzionalizzazione che provi a rispondere alle attuali esigenze dell’Associazione, reintegrandola attraverso la rilettura, in chiave moderna, del suo statuto sociale.
Il nuovo concept della Casa del Mutilato, quale casa-museo di stampo olandese, prevede l’integrazione di due piani funzionali: da un lato, un archivio “digitale” dedicato al Novecento, dall’altro, un contesto “museale” attraverso il reinserimento dei cimeli bellici come arredo-decoro dei locali, in memoria del ruolo svolto durante il Ventennio.
Mediante l’applicazione del protocollo GBC Historic Building™, si è inteso inoltre elevare il livello di sostenibilità degli interventi di riqualificazione e recupero dell’edificio, conciliando così i principi cardine del restauro con quelli del miglioramento energetico-ambientale. Attraverso l’uso del sistema di Rating GBC HB, che, oltre ad un adattamento generale del protocollo LEED 2009 Italia Nuove Costruzioni e Ristrutturazioni, integra la nuova area tematica ‘Valenza Storica’, si è proposto un intervento di conservazione sostenibile con attenzione alla qualità e al benessere del fruitore della Casa Museo. Per il progetto sono stati scelti materiali la cui filiera garantisse ridotta energia grigia (embodied-energy), estratti e lavorati localmente, sono stati preferiti materiali con elevato contenuto di riciclato per ridurre l’impatto sull’ambiente, sono state adottate finiture basso-emissive orientando, così, il progetto verso una sostenibilità globale dell’intero processo edilizio.
Una certa cura è stata quella relativa alla qualità dell’aria indoor: una scelta consapevole delle coibentazioni, dei collanti e delle pavimentazioni, unitamente alla progettazione degli impianti può contribuire alla salvaguardia dell’architettura e all’abbattimento dei consumi energetici.
A corredo delle progetto, ci si è concentrati sulla ricerca di una soluzione per i serramenti che rispondesse sia al requisito estetico-storico, sia a quello energetico.
Si è intervenuti mediante la sostituzione del solo vetro singolo con una vetro camera 4-12-4 basso emissivo con interposto gas argon, previo disaccoppiamento e poi incollaggio post-operam dei fermavetro. Questa pratica ha garantito il miglioramento delle prestazioni del serramento senza intaccare la figuratività dello stesso. Inoltre si è risolto il problema della scarsa tenuta all’aria inserendo guarnizioni in silicone nei soli telai mobili, senza alcuna modifica ai davanzali originali in pietra naturale di travertino.
Effettuando una verifica della prestazione energetica dell’edificio si è ottenuto un miglioramento che lo eleva da una classe energetica F ad una B.
Infine si è voluto testare entro quale categoria rientrasse il progetto secondo la scheda di punteggio proposta da GBC.
Si è potuto constatare come le pratiche seguite e le scelte effettuate conducano il caso studio ad un livello oro (65/110 crediti raggiunti).


Progetto di restauro e schema funzionale 

 

Conclusioni

È possibile quindi affermare che il Protocollo, in quest’ottica di unione fra i due ambiti, sin qui slegati e spesso considerati agli antipodi, assume un ruolo essenziale di guida alla progettazione attraverso la risposta ai prerequisiti e ai crediti che si relazionano con le diverse aree tematiche.

Una progettazione consapevole, guidata step by step da questo nuovo strumento innovativo si pone ad un livello avanzato nella ricerca di soluzioni che siano sostenibili tanto dal punto di vista energetico, quanto dal punto di vista economico, dimostrando come la qualità non sempre è sinonimo di una spesa ingente, ma si propone come un valido supporto per risollevare il mercato architettonico dall’egida della crisi.

 

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Profilo Biografico

Andrea Dolcetti, nato a Ferrara, laureato in Architettura presso l’Università degli Studi di Ferrara.

Daniele Felice Sasso, nato a Bisceglie (BT), laureato in Architettura presso l’università degli Studi di Ferrara.

Tesi di laurea in Restauro dell’Architettura del Novecento: “La Casa del mutilato di Forlì: un monumento del Ventennio. Progetto di restauro ed applicazione del protocollo GBC Historic Building®”

Relatore: Prof. Arch. Rita Fabbri, Correlatori: Prof. Arch. Marcello Balzani, Arch. Paola Boarin, Arch Marco Zuppiroli. Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Architettura, Anno Accademico 2013/2014, Sessione Straordinaria Marzo 2015

 

 

*Immagine di apertura: Casa del Mutilato, particolare (fotografia di Edgardo Zoli, 1933)

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