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Solar Energy Report, il fotovoltaico oltre gli incentivi. In anteprima i dati per il 2013

Teconologia poli o mono cristallina, energy storage, prezzi, normativa,mercato mondiale del fotovoltaico

La quinta edizione del Solar Energy Report è pubblicata in un anno “chiave” per il fotovoltaico italiano, molto probabilmente l’ultimo con incentivi pubblici diretti a supporto di questa industria.

 

La ricerca, i cui risultati sono raccolti in questa quinta edizione del Report, è stata condotta utilizzando approcci metodologici diversi, ancorché interrelati e complementari tra di loro: dall’analisi della letteratura all’analisi della normativa, dal confronto con ricercatori e professori universitari alle interviste a oltre 120 operatori del settore, dall’analisi comparativa di rapporti di ricerca e studi di settore italiani e internazionali al censimento e alla raccolta di informazioni anagrafiche ed economiche di circa 850 imprese operanti nei diversi stadi delle filiere industriali delle rinnovabili, fino alla realizzazione di oltre 30 casi di studio su un campione rappresentativo di imprese selezionate tra quelle incluse nel censimento.

 

Il Report è stato suddiviso in 8 capitoli. Senza pretesa di completezza, nel seguito, si passeranno in rassegna i diversi temi trattati, riassumendone i principali risultati.

 

La tecnologia

Sulla scia di quanto già accaduto nel corso del 2011, le dinamiche competitive sempre più agguerrite legate anche alla riduzione delle tariffe incentivanti nei principali mercati del mondo come l’Italia e la Germania hanno reso necessaria per “restare in gioco” una ulteriore contrazione dei prezzi (e conseguentemente dei margini) da parte dei produttori. Nel 2012 si è anche assistito a un inasprimento sempre maggiore delle dispute commerciali tra i principali Paesi produttori che ha visto contrapposti, in particolare, i produttori di celle e moduli fotovoltaici occidentali ed asiatici.

 

Per quanto riguarda la tecnologia policristallina, la riduzione complessiva del prezzo in €/W registrata nel corso del 2012 è stata pari al 26%, valore significativamente inferiore al 42% del 2011, ma estremamente elevato se paragonato all’andamento dei costi medi di produzione che, dalla nostra indagine, risultano diminuiti solo del 17% su base annua (0,63€/W a fine 2012).

 

Situazione simile si è registrata nel caso della tecnologia mono-cristallina, per la quale la riduzione di prezzo è stata pari al 20% nel corso del 2012, contro il -40% fatto registrare nel 2011, ma a fronte di una riduzione dei costi di produzione che è stata solo del 13% su base annua.

 

Si è creata, quindi, una soluzione di insostenibilità economica per la filiera italiana dei moduli tradizionali, costretta a operare con grossmargin negativi. Va anche notato come la riduzione dei costi di produzione per i moduli poli-cristallini in Italia sia da ricondursi principalmente a una contrazione del prezzo di acquisto delle celle fotovoltaiche dato che gli operatori italiani hanno ormai ottimizzato i costi di produzione.

 

Per quanto riguarda i moduli al silicio amorfo, la contrazione dei prezzi sul mercato europeo nel corso del 2012 è stata pari al 45%, in linea con il valore registrato nel corso del 2011 e attribuibile in larga misura alla riduzione avvenuta nella seconda metà dell’anno. Tale riduzione ha contribuito a una contrazione del grossmargin per i produttori italiani che è passato dal 27% circa di inizio anno al -10% di fine 2012, con costi di produzione mai scesi sotto gli 0,44€/W.

 

I moduli al Tellururo di Cadmio, nel corso del 2012, hanno fatto riscontrare una riduzione di prezzo del 16% (quasi la metà del -33% fatto registrare nel corso del 2011) che però è stata quasi completamente compensata dalla riduzione dei costi di produzione, scesi di circa il 14%. In tal modo, il valore delgrossmarginper i produttori ne esce solo parzialmente ridimensionato, passando dall’8,8% di inizio anno al 7,4% di Dicembre 2012.

 

Anche per gli inverter, nel 2012, si è confermato un trend decrescente con una contrazione media dei prezzi pari al 21%. Allo stesso tempo, sono diminuiti anche i costi di produzione dichiarati dai produttori (-19%), grazie ad una maggiore maturità tecnologica, con una conseguente contrazione della marginalità media registrata che rimane tuttavia ancora in grado di garantire la profittabilità del business, assestandosi in media alla fine del 2012 al 16%.

 

È possibile notare due fenomeni che hanno caratterizzato l’area di business degli inverter nel 2012: la temporanea inversione di tendenza del trend di riduzione dei prezzi nei mesi centrali dell’anno a causa dell’aumento di domanda connesso all’esaurimento del Quarto Conto Energia in Italia e della riduzione delle tariffe in Germania nel mese di Agosto, nonché ai fenomeni di shortage di prodotti conformi alle nuove disposizioni contenute nella Norma CEI 0-21; l’effetto, ancora ridotto, della competizione asiatica, che non appare qui ancora come una effettiva minaccia per gli operatori occidentali.

 

Le dinamiche accennate hanno avuto come conseguenza, da un lato, la riduzione dei costi chiavi in mano degli impianti e, dall’altro, la redistribuzione del peso percentuale del costo delle singole componenti sul costo complessivo degli impianti. Come Energy &Strategy Group si è provato a valutare i prezzi medi “chiavi in mano” fatti registrare a fine 2012 da tre diverse taglie “tipo” di impianti fotovoltaici: gli impianti da 3kW si attestano su un valore che, al lordo dell’IVA è pari a circa 2.500 €/kWp, con una riduzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno di oltre il 20%; i costi per impianti di taglia nell’ordine dei 200kW erano pari a circa 1.500€/kWp in contrazione del 19% rispetto a Dicembre 2011; gli impianti di taglia pari a 1 MW hanno invece mostrato una contrazione pari al 35% su base annua, attestandosi su valori prossimi ai 950 €/kWp.

 

Per il 2013 possiamo stimare il prezzo medio per i moduli a tecnologia cristallina in riduzione di un ulteriore 10 - 12%; per i moduli al silicio amorfo del 5 %; per imoduli CdT edel 15%; per imoduli CIS/CIGS superiore al 20%, in un orizzonte più lungo che comprenda il 2015.

Analogamente, per gli inverter, si ipotizza che il prezzo delle taglie al di sotto dei 5kW possa scendere del 13%; quello delle taglie tra 5 e 10kW e di quelle tra 10 e 100kW del 10%; il prezzo per le grandi taglie, oltre i 100kW, possa ridursi solo dell’8%.

 

E’ opportuno segnalare, fra gli approfondimenti tecnologici del Rapporto, che comprendono ad esempio anche il fotovoltaico a concentrazione edi sistemi intelligenti di gestione dei consumi, i sistemi di storage per applicazioni residenziali.

L’attenzione degli operatori del settore fotovoltaico alle tematiche dell’energystorage è in forte crescita.Nel Rapporto si sono analizzati gli aspetti principali legati all’utilizzo di sistemi di stoccaggio dell’energia elettrica generata da un impianto fotovoltaico per applicazioni di piccola e media taglia, tipicamente in contesti residenziali.Ad esempio, ipotizzando l’installazione di un sistema di accumulo al servizio di un impianto fotovoltaico residenziale “tipo” di taglia pari a 3 kWp localizzato al centro Italia è possibile valutare la convenienza economica assoluta di questa tipologia di soluzione considerando, un’applicazione in grid-parity e in assenza di una convenzione specifica per il ritiro dell’energia come lo Scambio sul Posto. Tramite l’applicazione di un sistema di storage di capacità utile pari a 2,5kWh, la quota di energia auto-consumata potrebbe essere incrementata al 60%, con un guadagno netto per il cliente pari a circa 100 € annui. Con una capacità utile pari a 5,75kWh, in grado di assicurare una copertura del 100% del fabbisogno annuo tramite l’impianto fotovoltaico, si può avere un incremento del guadagno annuo rispetto al caso in cui non sia presente un sistema di accumulo di 230 €.

 

Il mercato

Fino al 2011 i Paesi europei hanno avuto un ruolo di primo piano nel mercato mondiale del fotovoltaico. Nel corso del 2012 sembra invece essersi consolidata una nuova fase di sviluppo del mercato, in cui si registra una forte crescita dei Paesi Extra UE che, molto probabilmente, rappresenteranno il primo mercato mondiale del fotovoltaico a partire dal 2013.

 

Il mercato globale del fotovoltaico ha registrato nell’ultimo anno una crescita del 20% della potenza complessivamente entrata in esercizio con l’installazione di 33,7 GW (16,8 dei quali in Europa), per un totale di 101 GW di potenza complessiva cumulata.

 

Per il terzo anno consecutivo, la Germania conferma la sua leadership di mercato, con un volume complessivo di nuove installazioni ancora una volta superiore ai 7 GW. A far registrare un importante rallentamento è invece il mercato Italiano, scalzato dalla seconda posizione dalla Cina, mercato in rapida espansione e per il quale si prevede un ulteriore aumento delle nuove installazioni fino al 2015.

 

Per quanto riguarda il 2013, le attuali previsioni lasciano intendere che l’installato a livello globale dovrebbe attestarsi tra i 33 e i 35 GW, con una crescita compresa tra il 3 e il 9% sul 2012. In particolare, a cambiare in maniera radicale nel 2013 dovrebbe essere il peso relativo delle diverse aree geografiche, con la Cina che potrebbe arrivare a installare circa 10 GW, divenendo dunque il primo mercato mondiale. Il secondo posto nello scenario globale dovrebbe essere occupato dagli USA, con stime che parlano di oltre 4 GW di nuove installazioni per il prossimo anno. Il mercato Europeo dovrebbe contare per circa il 35% delle nuove installazioni nel 2013 grazie, ancora una volta, soprattutto alla Germania (che potrebbe attestarsi tra i 3 e i 4 GW).L’Italia si stima possa generare un livello di installato tra gli 1,5 e i 2,2 GW, decisamente inferiore rispetto al 2012.

 

Il trend di contrazione del mercato italiano è riconducibile soprattutto alla riduzione delle tariffe e alle modifiche relative alle modalità di accesso all’incentivazione seguite all’introduzione del Quarto e del Quinto Conto Energia. La potenza cumulata entrata in esercizio in Italia a fine Dicembre 2012 è stata pari a circa 16,28 GW distribuiti su più di 473.000 impianti. Questo risultato è dovuto all’installazione di 3,4 GW di nuova potenza in 141.833 nuovi impianti nel 2012. Considerando dunque il valore della potenza entrata in esercizio, contando cioè gli impianti connessi in rete che comprendono anche una parte di impianti realizzati nel 2010 ma connessi nel 2011 per effetto del Decreto Salva Alcoa, la contrazione del mercato italiano nel corso del 2012 è stata del 73% rispetto al 2011. Considerando invece il totale della potenza effettivamente installata, senza contare dunque la potenza entrata in esercizio nel 2011 ma installata nel 2010, si registra una riduzione del 39% tra il 2011 e il 2012. A fine 2012, il totale della potenza cumulata entrata in esercizio con il Quarto Conto Energia era pari a 7,13 GW, circa 3 dei quali entrati in esercizio nel corso dell’ultimo anno. La potenza ascrivibile al Quinto Conto Energia è invece pari a 455 MW complessivi a fine 2012.

 

Uno degli effetti principali determinati dalle revisioni del sistema incentivante è stato la contrazione della taglia media degli impianti realizzati in Italia. In particolare, è evidente come la dimensione media degli impianti entrati in esercizio sia passata da 54 a 24 kW tra il 2011 e il 2012, con una riduzione della taglia media di tutti i segmenti, ad eccezione di quello superiore a 1 MW, per il quale si registra una sostanziale stabilità. Nel 2012, sembra cominciato il ritorno del fotovoltaico italiano verso la “generazione distribuita” con il segmento delle centrali che, per la prima volta negli ultimi 4 anni, rappresenta una quota inferiore al 10% della nuova potenza entrata in esercizio. Tra il 2011 e il 2012 cresce invece di oltre il 50% il peso degli impianti residenziali e di 12 punti percentuali quello del segmento commerciale.

 

 

Il Quinto Conto Energia si esaurirà sicuramente al più tardi nel corso del secondo semestre 2013. L’Energy &Strategy Group ha provato a ipotizzare gli scenari di evoluzione del fotovoltaico italiano nei prossimi anni. Per il 2013 è possibile delineare due Scenari, uno “Conservativo” e uno “Ottimistico”, ad ognuno dei quali corrispondono diversi livelli di nuove installazioni rispettivamente di 1.500 MW e 2.200 MW in funzione della possibile evoluzione normativa nel breve/medio termine, assumendo ad esempio la presenza di misure di “accompagnamento” come le detrazioni fiscali.

 

Appare evidente la necessità di confrontarsi direttamente con la gridparity. Se, da un lato, l’assenza di incentivi renderà il 2014 un anno molto sfidante per il fotovoltaico nel nostro Paese, dall’altro, le misure di supporto ancora previste per il 2013 potrebbero essere sufficienti – secondo le nostre analisi – per rendere il mercato italiano in grado di raccogliere la sfida dell’auto-sostenibilità economica a partire dal 2014, soprattutto al Sud e al Centro del Paese.

 

Per la valutazione del mercato post-2013, si è ipotizzato l’esaurimento di tutte le misure di supporto all’installazione del fotovoltaico in Italia, anche delle detrazioni fiscali. Il mercato residenziale potrebbe pesare per circa 200 MW annui, contando su una ulteriore riduzione dei costi, favorita dalla diffusione di meccanismi di aggregazione quali i “Gruppi d’acquisto fotovoltaico”, su una progressiva integrazione con sistemi intelligenti di gestione dei carichi di consumo dell’utenza, sull’inizio della diffusione dei sistemi di storage e sulla possibilità di accedere allo Scambio sul Posto. Il segmento industriale (20 - 200 kW) potrebbe rappresentare un mercato interessante, con un livello di nuove installazioni nell’ordine dei 350 MW annui, tramite l’utilizzo di modelli SEU per piccole applicazioni e grazie alle elevate percentuali di autoconsumo raggiungibili. Ulteriori 300 MW annui potrebbero essere raggiunti tramite l’applicazione di sistemi SEU a contesti multi-cliente, quali centri servizi, porti, stazioni e installazioni di singoli impianti da parte di grandi imprese energivore. Più difficile appare il decollo delle grandi centrali solari in ottica “Power Generation”, per le quali è possibile prevedere un mercato da circa 50 MW annui costituito da sistemi superiori ai 1.000 kW. In conclusione dunque, anche in assenza di incentivi, il mercato Italiano potrà attestarsi su livelli di installazioni nell’ordine dei 900MW annui a partire dal 2014, valore significativamente inferiore a quelli registrati negli ultimi anni (-74% se confrontato con il 2012).

 

La normativa

L’evoluzione della Normativa sul fotovoltaico in Italia, con l’entrata in vigore del Quinto Conto Energia, sembra essere arrivata alla sua ultima tappa. Il superamento del limite massimo di spesa previsto, ossia 6,7 mld € annui, è ormai prossimo, considerando che alla chiusura del presente Rapporto, fine Marzo 2013, il valore del contatore segna 6,59mld€.

 

Il sistema incentivante del fotovoltaico ha visto anche nel corso del 2012, una nuova revisione, attraverso l’approvazione del Decreto Interministeriale 5 Luglio 2012 e l’entrata in vigore definitiva del Quinto Conto Energia. Il livello limite del Quarto Conto energia, fissato dal Decreto stesso a 6 mld€, è stato raggiunto il 12 Luglio 2012, decisamente in anticipo rispetto all’originaria “scadenza” del 2016 fissata come orizzonte temporale di pianificazione. Con la delibera 292/2012/R/efr del 12 Luglio 2012 l'Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha quindi fissato al 27 Agosto 2012 la data ufficiale di entrata in vigore del Quinto Conto Energia. Rispetto al precedente Quarto Conto Energia, il Quinto Conto Energia ha introdotto ulteriori modifiche al sistema di incentivazione italiano per il fotovoltaico:

• un’ulteriore riduzione delle tariffe incentivanti, che è andata a colpire in misura maggiore soprattutto le grandi taglie;

la definizione della taglia soglia per l’iscrizione al Registro Impianti fissata a 12 kW (in precedenza il meccanismo veniva applicato alle taglie superiori a 1 MW nel caso di impianti su edificio e a 200 kW per gli impianti a terra);

la definizione di un tetto massimo di spesa pari a 6,7 mld€ di “costo indicativo cumulato annuoper l’incentivazione complessiva al fotovoltaico, raggiunto il quale rimarranno a disposizione per gli investitori solo ulteriori 30 giorni di tempo per richiedere l’accesso alle tariffe incentivanti;

la suddivisione della tariffa incentivante in due parti, un premio sull’energia prodotta e auto-consumata in sito e una tariffa onnicomprensiva per la quota parte di energia che invece viene immessa in rete;

l’introduzione dell’incompatibilità tra gli incentivi e i regimi di valorizzazione dedicati dello “Scambio sul Posto” e del “Ritiro Dedicato”;

• la definizione di tre contingenti “dedicati” - con un corrispettivo pari a 50 mln€ ciascuno - alle tecnologie innovative (impianti integrati architettonicamente- BIPV[1]), agli impianti che sfruttano la tecnologia a concentrazione, e agli impianti realizzati dagli enti della Pubblica Amministrazione.

 

 

Va segnalato il processo, ancora una volta farraginoso, di entrata in vigore del Quinto Conto Energia: la corsa alle installazioni nel mese di Luglio e Agosto 2012 e le ulteriori deroghe concesse con il “Salva Alcoa 2” hanno permesso a nuova potenza pari a 1,1 GW di entrare in esercizio con il regime incentivante previsto dal Quarto Conto Energia, riducendo di fatto il totale delle risorse a disposizione per il Quinto Conto Energia a poco più di 250 mln € dal momento della sua entrata in vigore.

 

 

Dei 578 MW di nuova potenza entrata in esercizio con il Quinto Conto Energia tra Settembre 2012 e Marzo 2013,i progetti multi-megawatt contano solo per il 14%, quelli tra i 20 e i 200 kW sono anch’essi responsabili per un ulteriore 14%, mentre la parte più rilevante è ascrivibile al segmento residenziale ( con 217 MW e circa 45.000 impianti, e industriale (tra 200 e 1.000 kW), con 199 MW e 1.400 impianti. In particolare, gli impianti con accesso diretto all’incentivazione contano per il 28% della potenza entrata in esercizio con il nuovo schema incentivante, mentre gli impianti a Registro contano per il 61% del totale. La quota di installazioni che sfruttano le tecnologie integrate negli edifici (Building IntegratedPhotoVoltaic) contano invece per solo il 5% della potenza installata con 2.900 impianti e 30,3 MW.

 

 

Secondo le nostre stime il limite dei 6,7mld € potrebbe essere raggiunto già alla fine di Giugno 2013, con una conseguente chiusura del sistema incentivante entro la fine di Luglio 2013, trascorsi i 30 giorni stabiliti dal Decreto 5 Luglio 2012. L’effetto del Secondo Registro potrebbe però anticipare il raggiungimento del limite di spesa a Giugno o, addirittura, a Maggio 2013.

 

Il 2012 è stato inoltre l’anno in cui le disposizioni introdotte con la Delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas 84/2012/R/eel hanno trovato applicazione concreta sia relativamente alle nuove installazioni, sia in merito alle installazioni esistenti, con impatti importanti per l’intera filiera del fotovoltaico nazionale. Tale Delibera, infatti, fissa i requisiti in termini di campi di funzionamento e dispositivi di interfaccia con la rete in Bassa e Media Tensione che gli impianti avrebbero dovuto presentare a partire da Aprile 2012. L’ulteriore disposizione contenuta nell’articolo 11 del Decreto 5 Luglio 2012 ha contribuito poi a rafforzare l’importanza del tema, prevedendo la possibilità della sospensione dell’erogazione degli incentivi per quei titolari che, entro il 31 Marzo 2013, non abbiano provveduto ad adeguare il proprio impianto alle disposizioni contenute nell’Allegato A70 di Terna.

 

Gli adeguamenti previsti dalla Delibera 84/12 per gli impianti in bassa tensione, da un lato, hanno messo sotto pressione il segmento dei produttori di inverter, che si sono visti costretti a procedere con attività di aggiornamento delle proprie macchine nel breve slot temporale di tre mesi (tra Aprile e Giugno 2012) richiamando i prodotti presenti a magazzino e presso i relativi distributori e, dall’altro, hanno sostanzialmente contribuito a generare un vero e proprio fenomeno di “shortage” sul mercato di prodotti conformi alle nuove norme. In questo modo, si è impedito di portare a termine la richiesta di incentivazione entro i limiti utili per il Quarto Conto Energia che avrebbe consentito di evitare la decurtazione nella tariffa. Tra Giugno e Agosto 2012 sono stati connessi in rete circa 2,2 GW di nuova potenza, su un totale di circa 3,34 GWcomplessivi entrati in esercizio nell’anno.

 

Per quanto riguarda gli impianti di taglia superiore ai 100 kW, la cui connessione avviene in Media Tensione, l’Autorità ha previsto un transitorio in cui sarà sufficiente un’autocertificazione di conformità dell’inverter, ma a partire da Settembre 2013 tutti i dispositivi installati dovranno essere corredati da opportuna certificazione redatta da un ente accreditato. Il tempo messo a disposizione degli operatori per adeguarsi in questo caso è stato maggiore e non si sono verificati particolari problemi. L’elemento di maggiore criticità è rappresentato dalla mancanza di enti e laboratori accreditati per il rilascio delle opportune certificazioni (obbligatorie da Settembre 2013) sul territorio nazionale.

 

Uno dei cambiamenti normativi più importanti registratisi nel 2012 per il fotovoltaico è stato quello della revisione del meccanismo dello Scambio sul Posto, valido per gli impianti di potenza fino a 200 kW.

 

Fino a dicembre 2012 all’utente dello scambio erano riconosciute due componenti, la “Quota Energia”e la “Quota Servizi”. La “Quota Energia” permetteva, al più, la restituzione del costo sostenuto dal cliente finale per l’acquisto dell’energia elettrica. L’eventuale maggior valore dell’energia elettrica immessa in rete, in eccedenza sul valore dell’energia prelevata riportato in bolletta, poteva essere, a discrezione dell’utente, portato a credito per gli anni successivi oppure liquidato annualmente. Il contributo in “Quota Servizi”, costituiva invece la restituzione dell’onere sostenuto dal cliente finale per l’utilizzo della rete. Dal punto di vista normativo la “Quota Servizi” rappresenta il reale incentivo garantito dallo Scambio sul Posto, assicurando il rimborso degli oneri sostenuti per l’utilizzo della rete da parte del singolo utente come se il totale dell’energia immessa in rete fosse auto consumata in modo contestuale.

A partire dal Gennaio 2013 si è soprattutto modificata la valorizzazione della “Quota Energia” ora calcolata introducendo il Prezzo Unico Nazionale in luogo del “prezzo in bolletta” per la determinazione del valore dell’energia prelevata, oltre che dall’introduzione di un limite superiore nel valore della “Quota Servizi” per le taglie di impianto superiore ai 20kW.

 

 

Attenzione particolare nel Rapporto è stata dedicata al tema, già accennato in precedenza, dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), che si configurano come uno strumento abilitante alla diffusione di sistemi in grado di autoprodurre l’energia in loco, con l’obiettivo di massimizzare la quota di autoconsumo. Uno degli elementi di maggiore interesse di questi modelli, risiede nella possibilità della definizione di un contratto diretto di fornitura di energia elettrica tra produttore e cliente finale, che abbia una durata predefinita e un valore predefinito del prezzo di vendita dell’energia elettrica stessa che transita direttamente dal produttore al “cliente finale”. In un contesto come quello italiano, in cui il mercato dei “grandi impianti” appare in forte contrazione a causa dell’ormai esausto regime incentivante e del già citato impatto dei Registri, la possibilità di implementare un sistema SEU potrebbe, di fatto, costituire una nuova reale opportunità di mercato.

 

Nonostante le prospettive di convenienza economica di un’applicazione SEU possano apparire estremamente interessanti, è necessario considerare una serie di limitazioni connaturate alla definizione stessa fornita dal legislatore: limite della mono-utenza; limite nella localizzazione del sito di installazione dell’impianto che deve necessariamente rientrare nella “disponibilità” del cliente finale; limite nell’unicità del punto di connessione alla rete pubblica attraverso il quale sono gestiti i flussi di energia, in prelievo ed in immissione, la cui titolarità – e quindi i relativi obblighi nei confronti delle società di distribuzione relativamente ai servizi di distribuzione, dispacciamento e trasporto - deve essere in capo ad uno dei due soggetti (cliente finale o produttore) coinvolti nel SEU.

 

 

La filiera

Nel 2012 si è assistito, da un lato, al progressivo consolidamento del settore fotovoltaico per quanto riguarda le fasi a monte – dominate dal fenomeno di oversupply sia relativamente alla produzione di silicio che relativamente alla produzione di celle e moduli– e , dall’altro, allo sviluppo dell’internazionalizzazione, alla diversificazione dei modelli di business e all’affermarsi di fenomeni di integrazione verticale per quanto riguarda le fasi a valle. Certamente, il fenomeno che ha influito maggiormente sui cambiamenti della filiera del fotovoltaico è quello della cosiddetta “guerra dei prezzi” tra produttori occidentali e cinesi che sta portando alla progressiva introduzione di misure antidumping e che è stato alla base del forte consolidamento del settore.

 

Per determinare il reale volume d’affari del fotovoltaico in Italia nel 2012, abbiamo analizzato il profilo delle installazioni nel nostro Paese nel corso dell’anno e valutato l’evoluzione del costo medio degli impianti. L’effetto congiunto della contrazione del mercato e della riduzione dei prezzi ha determinato un volume d’affari complessivo per il 2012 più che dimezzato rispetto a quello registratosi nel 2011 (- 58%) a 6,23 mld €.

 

Il segmento che più ha risentito di questa contrazione è senza dubbio quello dalle centrali, sia in termini di nuova potenza installata, che di prezzi chiavi in mano (-35%). Il mercato residenziale (fino ai 20 kW) e quello dei grandi impianti (tra 200 e 1.000 kW) rimangono quasi appaiati al comando per quota di mercato, ma hanno registrato due andamenti molto diversi del volume d’affari: nel primo caso, infatti, si registra una contrazione di “solo” il 16% rispetto al 2011, mentre, nel secondo, la contrazione è stata decisamente maggiore (-63%), ascrivibile in larga misura all’effetto combinato della contrazione delle installazioni (-40%) e dei prezzi (-30%).Il terzo mercato per importanza relativa è quello degli impianti industriali che, con un volume d’affari complessivo pari a 1,78 mld€, ha fatto segnare una contrazione pari al 37%, principalmente imputabile alla dinamica di riduzione dei prezzi visto che, dal punto di vista della potenza installata, il mercato si è mantenuto in linea con il 2011. In sintesi, sui 6,23 mld€ complessivamente generati nel corso del 2012, il 33% è rappresentato dal mercato dei grandi impianti, il 32% dal mercato residenziale, il 29% dalle taglie industriali e solo il 6% dal mercato delle centrali solari.

 

Nel complesso rimane in Italia il 43% del volume d’affari (che sale al 46% se si considerano anche imprese estere con sede produttiva in Italia), con dinamiche tuttavia estremamente differenti a seconda delle diverse aree di business. Nell’Area di business Silicio e Wafer i produttori italiani stanno praticamente scomparendo (pesano per il 2%). È particolarmente critica anche la situazione per l’Area di business Celle e Moduli, in cui i produttori italiani contribuiscono solo per il 13% del volume d’affari. L’area dove invece le imprese italiane mantengono una posizione importante in termini di volume d’affari è quella degli Inverter, dove contano per il 35% dell’intero fatturato (64% considerando anche le imprese estere con filiale produttiva in Italia). È rimasta sostanzialmente stabile la quota di fatturato ascrivibile alle imprese italiane che operano nel business “Altri componenti”[2] che rimane su valori attorno al 40% del totale complessivo. Per quanto riguarda la Distribuzione, le imprese italiane si appropriano del 75% del volume d’affari complessivo, in aumento rispetto al 2011. Infine, per quanto riguarda l’Area di business Progettazione e Installazione, il volume d’affari che rimane in Italia è pari a circa l’80%, in aumento di circa 6 punti percentuali rispetto al 2011.

 

Nel 2012 si è registrata una contrazione pressoché generalizzata della marginalità media rispetto ai valori del 2011 e, in misura ancora maggiore, rispetto a quelli del 2010. I valori più bassi, pur stabili rispetto al 2011, sono quelli registrati dagli operatori attivi nella sola produzione di moduli che mostrano una marginalità media pari al 2,1%, ma che arrivano ad avere marginalità negative anche del 10%. La contrazione maggiore delle marginalità, comunque, si riscontra nelle fasi a monte. In particolare, i produttori di Silicio e Wafer hanno registrato una marginalità media dell’8,1% (-4% rispetto al 2011) e quelli di Celle e Moduli del 4% (-2,5% rispetto al 2011). In leggera contrazione rispetto al 2011 (-1,5 punti percentuali) anche il valore medio della marginalità per i produttori di inverter, che si mostra tuttavia come il più alto su tutta la filiera (pari al 12%). È rimasto piuttosto stabile (-0,5 punti percentuali), ma su valori medi molto ridotti, il valore della marginalità nell’Area di business Distribuzione su cui hanno inciso negativamente soprattutto i forti costi di magazzino. Infine, si sono registrate marginalità medie del 6% per l’attività di Progettazione e Installazione (ma con una forte varianza tra il 15% e il-5%).

 

Fra le dinamiche analizzate nel Rapporto relative alle diverse aree di business, si citano qui fra le più interessanti quelle delle fasi “a monte”. La produzione nazionale di celle fotovoltaiche è diminuita nel corso dell’anno del 34% (oltre 40 MW) sostanzialmente a causa del fermo produttivo per gran parte dell’anno di realtà importanti, come Solsonica, Helios Technology e Omniasolar, nonché allo stop produttivo, per tutto il 2012, da parte di X-Group, la maggiore realtà italiana per capacità installata in celle, che di fatto ha chiuso il proprio stabilimento in Provincia di Padova. È stato piuttosto simile il trend riscontrato nella capacità produttiva di moduli che si è ridotta del 30% a causa soprattutto della già citata uscita di scena di X-Group (con i suoi 100 MW di capacità produttiva annua), del trasferimento a Malta e in Serbia (dove rimane ancora legata al progetto “OnegigaProject”) del principale modulista italiano MX Group (180 MW di capacità produttiva) e dell’abbandono dell’attività di produzione di moduli in Italia da parte della tedesca Solon, che aveva una capacità produttiva installata in Italia di circa 95MW. Nel complesso, tuttavia, la produzione effettiva di moduli è rimasta stabile tra il 2011 e il 2012, grazie anche alla piena operatività della 3Sun, Joint Venture tra Sharp Solar e Enel Green Power, che ha raggiunto nel corso dell’anno il valore produttivo di regime pari a 160 MW.

 

Il mercato secondario degli impianti fotovoltaici

Nel mercato italiano del fotovoltaico si iniziano a registrare interessanti fenomeni di acquisizione di grandi impianti già realizzati e connessi in rete. Il crescente interesse per l’acquisizione di impianti di questo tipo, piuttosto che per lo sviluppo di impianti green field, è principalmente riconducibile all’aumento del rischio industriale connesso allo sviluppo degli impianti, accentuato dal meccanismo dei Registri introdotto con il Quarto e rafforzato con il Quinto Conto Energia, oltre che all’ovvio effetto del taglio delle tariffe, che rende difficile ottenere livelli di rendimento degli investimenti paragonabili a quelli dei precedenti sistemi di incentivazione. I grandi investitori si sono dunque rivolti al mercato secondario, lasciando il “rischio di sviluppo” dell’impianto nelle mani di EPC e System Integrator.

 

Nel 2012, le transazioni sul mercato secondario degli impianti fotovoltaici in Italia hanno riguardato circa 267 MW di impianti già connessi e operativi per un volume d’affari complessivo pari a 811 mln€.

 

I soggetti investitori sono classificabili in tre categorie: (i) Operatori industriali quali IPP (IndependentPower Producer) e multiutilities, che sono responsabili del 54% del transato nell’ultimo anno, pari a 145 MW;(ii) Investment Companies, fondi di Private Equity e Holding finanziarie, che acquisiscono generalmente società veicolo titolari di impianti fotovoltaici, responsabili nel 2012 del 29% del transato;(iii) Fondi di investimento immobiliari, società assicurative e società di gestione del risparmio, a cui spetta il restante 17%. La quota di investimenti ascrivibile a investitori esteri, principalmente di investitori svizzeri, francesi e cinesi, è molto rilevante, pari a circa 116 MW complessivi, che rappresentano il 43 % degli investimenti effettuati nel 2012.

 

Gli operatori più attivi sul lato dell’offerta sono gli EPC che, grazie agli investimenti effettuati negli anni passati, dispongono di un consistente parco impianti che possono vendere al fine di liberare risorse finanziarie da destinare ad altre attività, quali ad esempio l’espansione internazionale o la diversificazione sulle attività di O&M. A seguire ci sono Utilities e System Integrator e, infine, fondi di investimento. Il 37% del totale dei “venditori”sono soggetti esteri.

 

Nell’ultimo triennio il totale della potenza oggetto di transazioni sul mercato secondario italiano è aumentata costantemente, facendo registrare un +79% tra il 2010 e il 2011 e un ulteriore +20% tra il 2011 e 2012. Il volume d’affari totale delle transazioni tra il 2010 e il 2012 è stato pari a circa 2,2 mld€, che salgono a 2,8 mld€ se si considera la cessione di RTR - Rete Rinnovabile da Terna a Terra Firma, definita però alla fine del 2010. Il volume di affari nel 2012 è stato però inferiore del 10% a quello del 2011 a causa della progressiva contrazione dei prezzi a cui si sono chiuse le operazioni esaminate che hanno riguardato, a partire dal 2011, anche impianti entrati in esercizio con il Terzo e Quarto Conto Energia, a fronte di un 2010 costituito integralmente da impianti del Secondo Conto Energia. Ad aumentare in maniera considerevole è la variabilità dei prezzi rispetto ai valori medi, che, oltre alla ovvia correlazione con la localizzazione geografica, risente fortemente, nel caso del Quarto Conto Energia, dello specifico semestre di entrata in esercizio dello stesso.

 

Negli ultimi tre anni è aumentato il numero delle singole transazioni (dalle 6 del 2010 alle 34 del 2012) che hanno riguardato però portafogli di impianti sempre più piccoli in termini di potenza complessiva. Allo stesso modo è andata diminuendo la dimensione media degli impianti oggetto di transazione: gli impianti di taglia inferiore ai 2 MW rappresentano il 70% della potenza scambiata nel 2012 (erano il 21% nel 2011 e il 17% nel 2010).

 

 

Le misure antidumping

Nel 2012, anche in Europa, si sono avviate procedure di investigazione volte ad accertare l’esistenza di eventuali fenomeni di dumping posti in essere dagli operatori cinesi che, in pochi anni, hanno raggiunto – basando la loro strategia di penetrazione sulla competitività di prezzo – una posizione di indiscussa leadership sul mercato internazionale dei componenti fotovoltaici di prima generazione in silicio cristallino, a oggi la tecnologia più diffusa a livello globale. L’accusa principale mossa ai produttori orientali è quella di praticare dei prezzi di vendita per celle e moduli che si attestano al di sotto dei reali costi di produzione che essi stessi sostengono, al fine di conquistare ampie quote di mercato nello scenario internazionale.

 

Oltre alla proposta di misure antidumping, che possano riequilibrare le condizioni di competitività per l’industria fotovoltaica internazionale, il 2012 ha visto l’avvio di valutazioni per l’introduzione di misure antisubsidies, al fine di compensare l’effetto di pratiche di incentivazione più o meno esplicita delle esportazioni che, secondo l’opinione di alcuni operatori, andrebbero a ridurre ulteriormente la competitività internazionale del fotovoltaico occidentale.

 

Una prima fase della “partita” internazionale sulle importazioni di celle e moduli fotovoltaici si è avuta nel Novembre 2012 con l’introduzione di misure antidumping e antisubsidies da parte del Dipartimento per il Commercio USA che ha fissato dazi doganali che importatori e distributori di moduli in silicio cristallino, realizzati a partire da celle made in China, dovranno versare all’atto dell’introduzione sul mercato statunitense dei prodotti stessi. Il valore dei dazi è stato fissato come percentuale del prezzo del prodotto ed è differenziato in base alla tipologia di produttore. L’aggravio imposto da queste misure varia da un minimo del 46% a un massimo del 264%.

 

I dazi americani, fino a oggi, non hanno comportato alcun effetto depressivo della crescita. Il mercato americano, infatti, con un aumento nella potenza annua installata dell’83% tra il 2011 e il 2012 ha fatto registrare uno dei tassi di crescita maggiori a livello globale e altrettanto positive sono le prospettive per il 2013. L’introduzione delle misure compensative non haperò neppure invertito il trend di riduzione dei prezzi dei componenti degli impianti fotovoltaici che, anzi, in media si sono ridotti del 41% tra la fine del 2011 e la fine del 2012.

 

È necessario tuttavia considerare la presenza di un possibile fenomeno di “tolling” – ancora assai difficile da quantificare - da parte di produttori cinesi che, utilizzando per i moduli di propria fabbricazione celle prodotte in Taiwan riescono ad “aggirare” i dazi commerciali statunitensi anche se con un aggravio di costo che, tuttavia, risulterebbe inferiore ai 10 c$/W, permettendo quindi comunque di praticare un prezzo inferiore alla media di mercato.

 

A seguito delle misure definitive stabilite dal Dipartimento per il Commercio USA, la Commissione Europea ha avviato nel settembre 2012 una investigazione antidumping su richiesta dell’associazione EU ProSun, alla quale è poi seguita l’apertura di una indagine antisubsidies nel mese di Ottobre 2012, relativamente a moduli e celle prodotti in Cina e importati nell’Unione Europea. Anche se una vera e propria posizione condivisa non si è ancora trovata e non sono pochi gli “scettici” circa l’opportunità di introduzione di queste misure, il 6 Marzo 2013[3] è stata aperta la registrazione delle importazioni di moduli fotovoltaici e dei relativi componenti (celle e wafer) provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese al fine di censire l’eventuale base di prodotti sui quali potranno essere applicati (ovviamente in maniera retroattiva) i dazi.

 

Le ulteriori scadenze dell’investigazione della Commissione Europea prevedono: l’eventuale definizione di misure antidumping provvisorie che potranno essere applicate già a partire da Giugno 2013; l’eventuale introduzione di misure antisubsidies provvisorie entro il mese di Agosto 2013; l’eventuale introduzione di misure antidumping e antisubsidies definitive entro Dicembre 2013. Tali misure potrebbero avere anche effetto retroattivo sulle importazioni registrate a partire da Marzo 2013.

 

Il primo passo per comprendere le ragioni e l’opportunità dello sviluppo di misure di protezione non può che essere l’analisi del contesto di riferimento europeo ed italiano, ossia la valutazione dei prezzi e costi di produzione dei principali operatori sul mercato. È evidente come i produttori europei (e in particolar modo italiani) scontino un importante gap rispetto ai player cinesi, con il prezzo dei moduli (sia mono che poli-cristallini) che, nel corso del 2012, si è mantenuto tra il 20 e il 40% inferiore rispetto alla stessa tipologia di moduli offerti da produttori europei.

Nel Rapporto si è provato a stimare l’impatto che eventuali misure antidumping potrebbero avere sul mercato italiano. In particolare, assumendo come riferimento lo scenario Conservativo per il mercato italiano 2013 nel quale si assume una potenza installata nel corso del 2013 in Italia pari a 1.500 MW, di cui 500 MW ascrivibili ad impianti incentivati e iscritti al Registro, ma non ancora in esercizio, la nuova potenza installata tra Marzo e Dicembre 2013 potrebbe attestarsi attorno a circa 1.400 MW, considerando i 157 MW entrati in esercizio tra Gennaio e Febbraio 2013. Partendo da questo dato e con opportune ipotesi discusse in dettaglio nel Rapporto è possibile calcolare un esborso totale pari a circa 90 mln € che distributori e importatori dovrebbero sostenere per effetto retroattivo delle misure antidumping e antisubsidies eventualmente confermate a Dicembre 2013.

 

Le interviste effettuate su un campione significativo di imprese della filiera, evidenziano una differenza anche significativa nei punti di vista degli operatori sulle misure antidumping e antisubsidies in funzione del loro ruolo nella filiera. Se, da un lato, è opinione piuttosto condivisa che esista un fenomeno di vendita “sottocosto” da parte dei produttori cinesi grazie alle facilitazioni di accesso al credito e al supporto di cui queste godono a livello governativo, dall’altro, numerosi operatori, soprattutto nella parte a valle della filiera, si dichiarano contrari all’introduzione di misure antidumping e antisubsidies. Inoltre, è opportuno sottolineare che la quasi totalità del campione ritenga comunque che le misure antidumping o antisubsidies non avranno l’effetto desiderato di fornire un reale supporto alla filiera nazionale.

 

La gridparity

Operatori della filiera, investitori e policy maker hanno iniziato da tempo a valutare possibili applicazioni del fotovoltaico in gridparity, studiando soluzioni in grado di garantire un adeguato ritorno economico per l’investitore anche in assenza di tariffe incentivanti sull’energia prodotta.

 

Naturalmente, le valutazioni sulla redditività degli investimenti sono fortemente influenzate dalle ipotesi di fondo adottate, non ultime le assunzioni relative ai consumi elettrici prospettici dell’investitore che avranno, dunque, un grande peso sulla decisione di investimento. Come tradizione del Solar Energy Report, il concetto di gridparity viene rivisitato proponendo un’analisi della convenienza economica assoluta dell’investimento in assenza di incentivazione. Per valutare l’effettiva convenienza economica della fonte fotovoltaica, si assume di considerare il tasso di rendimento interno (IRR) dell’investimento che può essere ottenuto dalle diverse tipologie di impianti al variare del costo “chiavi in mano”. La gridparity si considererà raggiunta quando il tasso di rendimento interno dell’investimento sarà pari a un valore “soglia” fissato per le diverse tipologie di investitori che operano nei segmenti di mercato “tipici”.

 

Nel Rapporto sono valutati in particolare i quattro segmenti tipici in cui il mercato del fotovoltaico può essere suddiviso: quello residenziale, quello industriale, quello dei grandi impianti e quello delle centrali solari, facendo riferimento ad esempi concreti di impianti “tipo”, rappresentativi dei singoli segmenti[4].

 

Nel caso di impianti domestici di potenza pari a 3kWp che accedono allo Scambio sul Posto, con una vita utile pari a 20 anni, il tasso di rendimento soglia (fissato al 4% nel caso di un investitore residenziale) sarebbe raggiunto al Sud Italia per valori del costo chiavi in mano degli impianti pari a 2.000€/kWp; al Centro Italia, con un costo nell’intorno dei 1.800 €/kWp; al Nord Italia, fatta eccezione per casi particolari di impianti installati in alcune zone ad alto irraggiamento, con costi chiavi in mano al di sotto dei 1.600€/kWp.

 

Nel caso di impianti domestici di potenza pari a 3kWp che accedono alloScambio sul Posto e alla detrazione fiscale, il superamento del rendimento soglia sarebbe possibile, per impianti installati al Sud e al Centro Italia, già con gli attuali livelli di costo. Per gli impianti al Nord del Paese, invece, la riduzione del costo chiavi in mano dovrebbe essere pari al 10% rispetto ai 2.300 €/kWp di fine Marzo 2013.

 

Nel caso di impianti di piccola taglia (20 kW), installati su aree condominiali secondo il paradigma SEU, con i livelli di costo attuali, pari a circa 2.100€/kWp, potrebbe essere raggiunto un livello di rendimento soglia superiore al 6%nelle Regioni del Centro e al Sud del Paese. Sarebbe invece necessario che il costo complessivo dell’impianto scendesse a valori prossimi ai 1.900 €/kWp affinché la convenienza economica possa essere raggiunta anche al Nord. La possibilità di auto-consumare una quota rilevante di energia prodotta renda minime le differenze nella localizzazione dell’impianto. Il parametro fondamentale come impatto sulla redditività dell’impianto in questo caso è rappresentato dal prezzo dell’energia elettrica che, in corrispondenza di un incremento del tasso annuo di variazione del 2%, vedrebbe raggiungere, con gli attuali livelli di costo, la sostenibilità dell’investimento anche per impianti situati nel Nord del Paese.

 

Nel caso di impianti di grande taglia (200kW) installati su coperture commerciali e industriali al servizio dell’utenza, che accedonoallo Scambio sul Posto, con livelli di autoconsumo pari al 50%, l’investimento è sostenibile al Sud Italia già con gli attuali livelli di costo (che per queste taglie si attestano ad inizio 2013 attorno ai 1.600 €/kWp).Invece, per poter parlare già oggi di gridparity anche al Centro Italia, occorre che la quota di autoconsumo sia pari almeno all’80% della produzione annua complessiva, mentre per gli impianti al Nord, con questa stessa quota di autoconsumo, il costo dell’impianto dovrebbe scendere almeno a 1.300 €/kWpper raggiungere la convenienza economica.

 

Per quanto riguarda il mercato dei grandi impianti si sono considerati impianti di taglia pari a 400kW che non accedono allo Scambio sul Posto, ma che hanno la possibilità di auto-consumare una quota rilevante dell’energia prodotta tramite un corretto dimensionamento dell’impianto

Per questa tipologia di investimento si è ipotizzato un costo di acquisto dell’energia elettrica dalla rete pari a 13 c€/kWh e si è valutato l’effetto differenziale dell’autoconsumo, confrontando il caso di cessione totale dell’energia prodotta con il caso di un autoconsumo pari al 50%. Al fine di raggiungere i livelli di autoconsumo che renderebbero l’investimento sostenibile anche in assenza di incentivazione (ipotizzando un rendimento soglia pari al 6%), la quantità di energia elettrica consumata nelle ore diurne dovrebbe attestarsi tra i 200 e i 280 MWh/annui. Senza la possibilità di auto consumare l’energia prodotta, anche con costi pari alla metà di quelli attuali (1.200 €/kWp a Marzo 2013) non si potrebbe raggiungere il valore soglia di ritorno sull’investimento. Viceversa, livelli di autoconsumo pari al 50%, consentirebbero a impianti localizzati al Sud Italia di raggiungere la gridparity anche con i livelli di costo attuali, mentre sarebbe necessaria una riduzione del costo chiavi in mano pari al 12,5% (raggiungibile con ogni probabilità entro la fine del 2013) per rendere sostenibili gli investimenti al Centro Italia. Il costo dovrebbe, infine, scendere al di sotto dei 900 €/kWp per raggiungere la gridparity al Nord. La redditività delle applicazioni in esame è, tuttavia, fortemente influenzata da eventuali variazioni nel tasso annuo di crescita del prezzo dell’energia elettrica.

 

 

È invece estremamente difficile che impianti di potenza superiore ad 1 MWp possano risultare nel breve-medio periodo economicamente sostenibili. La sostenibilità delle grandi centrali solari in assenza di incentivazione potrebbe essere raggiunta solo nel caso di installazione nelle Regioni Sicilia e Sardegna, assumendo per queste aree un valore del Prezzo Medio Zonale Orario superiore di circa 10 €/MWh rispetto alla media Italianae solo grazie ad una riduzione dei costi chiavi in mano al di sotto degli 800 €/kWp. La forte dipendenza degli investimenti di questo tipo da fattori “esogeni”, quali il Prezzo Medio Zonale, lascia comunque intendere quanto, a oggi, la bancabilità di progetti di investimento di questa entità sia compromessa soprattutto nel medio e breve termine.

 

 

Le attività di O&M

Nel corso del 2012 due fenomeni importanti hanno contribuito a determinare un significativo cambiamento nelle dinamiche di business legate alle attività di O&M (Operation&Mainteinance) degli impianti fotovoltaici in Italia: la contrazione del mercato dei grandi impianti e delle centrali, rispettivamente in calo del 40 e dell’87% rispetto al 2011; il raggiungimento, da parte di uno stock considerevole, corrispondente a circa 1,6 GW di impianti installati nel corso del 2009 e 2010, della scadenza dei 2 anni di contratto di assistenza normalmente sottoscritto con il soggetto che ha curato lo sviluppo e l’installazione dell’impianto. L’attenzione dei principali operatori attivi in Italia come EPC e System Integrator appare dunque sempre più rivolta al mercato dei servizi di gestione e manutenzione, che si mostra estremamente più dinamico rispetto a quello dello sviluppo e installazione di grandi impianti, che aveva invece caratterizzato il business del fotovoltaico in Italia nel corso del 2010 e del 2011.

 

Oggi sul mercato dei servizi di O&M in Italia si identificano tre principali tipologie di operatori: gli operatori che storicamente svolgevano attività di EPC in Italia e che hanno iniziato ad investire e ri-focalizzare il proprio modello di business sulla fornitura di servizi di O&M attraverso un’integrazione di questi servizi nella propria offerta; gli operatori che operavano tradizionalmente in settori affini a quello del fotovoltaico, come ad esempio quelli della componentistica elettrica ed elettronica e che oggi si rivolgono anche a questo mercato diversificando di fatto il proprio modello di business; le società di Asset Management, che svolgono la propria attività su diversi impianti a fonti rinnovabili - eolico, mini idroelettrico e biomasse - e che tendono, in misura sempre maggiore, a gestire direttamente anche le attività di O&M, in passato solitamente esternalizzate a subfornitori.

 

La scelta di offrire servizi di O&M appare fortemente legata alla ricerca di attività in grado di assicurare un adeguato livello di marginalità, che non è più garantito dalle tradizionali attività di installazione. Anche il business dell’ Operation&Mainteinance ha tuttavia assistito negli ultimi tre anni a una riduzione dei prezzi praticati dai principali operatori compresa tra il 29 e il 40%, a seconda delle taglie degli impianti: in questo caso l’O&M ha mantenuto per così dire un “cambio fisso” con il costo complessivo degli impianti chiavi in mano che nel frattempo si è ovviamente contratto.

 

La ricerca di un nuovo mercato di sbocco da parte degli operatori si accompagna quindi anche a una sostanziale revisione dell’offerta che, a partire dal tradizionale modello O&M, si sta spostando sempre più verso l’O&M&I (Operation&Mainteinance&Improvement) con l’obiettivo di offrire servizi a maggior valore aggiunto per il cliente finale che consentano una maggiore marginalità per i fornitori.

 

La marginalità media dei soli servizi di O&Msi attesta a fine 2012 intorno al 14%, in contrazione di circa 9 punti percentuali rispetto al 2010, a fronte tuttavia di un calo medio del “prezzo” dei servizi di O&M ben più elevato (pari al 35% in media). Oltre alla riduzione del valore medio, si riscontra una maggiore variabilità nella marginalità rispetto al passato, con punte fino al 18% e minimi intorno al 12%.

 

Sulla base dei valori medi dei prezzi correnti per i servizi O&M e tenendo conto dei quasi 20.000 impianti con potenza superiore ai 100 kW (per una potenza complessiva di oltre 11 GW) esistenti in Italia abbiamo stimato il volume d’affari complessivamente generato dalle attività di O&M in Italia a circa 533 mln€ annui.

 

Considerando l’età media del parco impianti italiano è possibile anche stimare il mercato potenziale per i servizi di O&M. Il 2013 rappresenterà, infatti, l’anno in cui lo stock più ampio di impianti entrati in esercizio nel 2010 e 2011 raggiungerà il termine del periodo di FAC- Final Acceptance Certificate (ovvero il periodo di garanzia contrattuale fornita dagli installatori e durante il quale questi si occupano della completa gestione e manutenzione dell’impianto stesso). Appare ragionevole ipotizzare che oltre 5 GW di potenza potranno essere oggetto di nuove contrattazioni per le attività di O&M nel corso del solo 2013. A questi si aggiungeranno quasi 2GW nel 2014.

 

Le strategie competitive adottate dagli operatori per aggredire un mercato dinamico come quello dell’O&M a oggi fanno leva, oltre che su una proposta commerciale effettivamente strutturata e in grado di raggiungere anche nuovi clienti, sullo sfruttamento dei cambiamenti normativi al fine di assicurare al cliente il giusto supporto lungo tutta la vita utile dell’impianto stesso. Le leve più ricorrenti alle quali gli operatori fanno ricorso per raggiungere il mercato dei servizi O&M sono: (i) l’offerta di servizi di adeguamento all’Allegato A70 di Terna; (ii) l’offerta di servizi a supporto delle attività di prevedibilità di immissione dell’energia elettrica; (iii) l’offerta di valutazioni e due diligence tecnica nelle transazioni sul mercato secondario.

 

Un’ulteriore leva di fidelizzazione del cliente e al tempo stesso di acquisizione di nuove quote di mercato riguarda l’offerta di servizi di revamping su impianti esistenti, attraverso interventi sulle componenti tecniche, con l’obiettivo di recuperare la produttività dell’impianto attraverso miglioramenti derivanti dall’utilizzo di tecnologie più innovative e performanti rispetto a quelle utilizzate in fase di progettazione e installazione. Ad oggi non si registrano ancora interventi di questo tipo, ma, con il progressivo aumento delle performance tecnologiche dei componenti chiave, interventi di miglioramento strutturale (e non semplicemente di manutenzione correttiva derivante da difetti di fabbricazione dei componenti o progettazione e installazione dell’impianto) potranno essere sempre più frequenti.

 

Il Solar Energy Report sarà presentato in un convegno a Milano il prossimo 16 aprile, alle 9.15, (Politecnico di Milano, Aula Dé Carli, Via Durando 10)

 



[1]Building IntegratedPhotovoltaic.

[2] Area che fa riferimento a tutti i componenti accessori dell’impianto fotovoltaico, quali cavi e quadri elettrici, strutture di supporto.

[3] Si veda il Regolamento (UE) numero 182/2013, 1 marzo 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 5 Marzo 2013.

[4] Tutte le ipotesi alla base della valutazione degli investimenti citati in questa sede saranno presentate nel CAPITOLO 7 del presente Rapporto.

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