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Ance su DDL Stabilità, misure apprezzabili ma non sufficienti

Sabilizzazione ecobonus, detrazioni del 50% dell’IVA pagata sugli acquisti di abitazioni nuove in classe energetica elevata

Lo scorso 2 novembre si è svolta l’audizione dell’ANCE in Parlamento, presso le Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato in seduta congiunta, nell’ambito dell’esame del DDL Stabilità. 
La delegazione ANCE, guidata dal Vice Direttore generale, Dott. Antonio Gennari, ha illustrato i contenuti della manovra di finanza pubblica, giudicando positiva la volontà del Governo di basare la ripresa dell’economia italiana, tra l’altro, su tre interventi, di grande interesse per il settore delle costruzioni, ovvero il rilancio degli investimenti pubblici, l’eliminazione dell’imposizione patrimoniale sulla prima casa e la conferma delle agevolazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie e interventi di efficientamento energetico degli edifici.


Per quanto concerne le misure riguardanti la fiscalità immobiliare, la delegazione ha sottolineato apprezzamento per le proroghe del potenziamento degli incentivi per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica degli edifici, come gli interventi in materia di IMU e TASI. Inoltre, si legge in una nota Ance che sono: “Apprezzabili le misure fiscali introdotte per il settore produttivo (ammortamenti maggiorati, riduzione aliquota dell’IRES, detassazione dei premi di produttività e proroga della decontribuzione). Tuttavia, le misure adottate non possono ritenersi ancora sufficienti per garantire un effettivo rilancio del mercato immobiliare, né tantomeno per superare le attuali distorsioni del sistema impositivo locale”.
L’ANCE ha proposto al Governo alcune misure ad impatto immediato, dirette ad incentivare il mercato, indirizzando la domanda verso l’acquisto di abitazioni di nuova generazione.
“In particolare, l’ANCE ha proposto l’introduzione di una detrazione pari al 50% dell’IVA pagata sugli acquisti di abitazioni nuove in classe energetica elevata (classe A e B), effettuati fino al 2018. Tale misura avrebbe il duplice vantaggio, da un lato, di favorire l’avvio di un concreto rinnovamento dello stock abitativo esistente, dall’altro, di correggere alcune evidenti sperequazioni, che finiscono per agevolare l’acquisto da privati di immobili usati ed energivori, perché fiscalmente più conveniente rispetto all’acquisto di un’abitazione “green” da un’impresa”.
La proposta elaborata prevede, per l’acquirente di immobili non adibiti ad abitazione principale, anche l’esenzione triennale dall’IMU, dalla TASI o dalla futura “local tax”.
Se poi l’impresa venditrice si rendesse disponibile ad acquistare in permuta l’abitazione usata del compratore, dovrebbe essere a questa garantito un regime di tassazione agevolata, con applicazione, all’atto d’acquisto, delle imposte in misura fissa. L’agevolazione sarebbe, in ogni caso, subordinata alla riqualificazione, anche energetica dell’immobile.
Per quanto riguarda ecobonus e detrazioni fiscali “pur apprezzando la proroga dei bonus, continuiamo ad invocare la definitiva stabilizzazione degli incentivi per il recupero e la riqualificazione energetica, nella misura potenziata, soprattutto per gli interventi più incisivi sotto il profilo statico ed energetico.
Su IMU e Tasi l’Ance da tempo chiede che, una volta per tutte, sia introdotta un’imposta unica patrimoniale (IMU o TASI), stabile quanto meno per 3 anni ed integralmente destinata ai Comuni per il finanziamento dei servizi (“service tax”). Nel DdL, invece, resta ancora la doppia imposizione IMU/TASI, per gli immobili diversi dalla “prima casa”, che, tra l’altro, complica anche la gestione amministrativa dell’immobile.
Un’ultima osservazione è riservata al “rent to buy”, che è uno strumento da incentivare, perché consente anche ai giovani di accedere gradualmente alla proprietà della casa.
Per alcune di queste formule contrattuali, che stanno suscitando sempre maggior interesse, l’unico vero ostacolo è rappresentato dalla tassazione.
L’acquirente, infatti, già al momento della firma del contratto, è costretto ad anticipare tutte le imposte dovute sul trasferimento della proprietà, che però giuridicamente avverrà solo dopo diversi anni. Sarebbe, quindi, equo posticipare il pagamento delle tasse solo al momento del vero trasferimento di proprietà.

 

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