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Bioshopper a pagamento, cosa c’è oltre la polemica

L’Italia ha recepito una normativa UE del 2015 che ha l’obiettivo di diminuire l’utilizzo delle borse di plastica in materiale leggero, inserendo, unico paese, un emendamento che prevede il pagamento dei sacchetti biodegradabili sotto i 15 micron

 Dal 1 gennaio bio shopper a pagamento per frutta e verdura

 

Dal 1 gennaio 2018 nel nostro paese i sacchetti per frutta e verdura sotto i 15 micron devono essere biodegradabili, compostabili e sono a pagamento, con un costo che dovrebbe variare da 1 a 3 centesimi a seconda dei negozi.

 

Ed è proprio dal 1 gennaio che sui social infuria una polemica in cui si parla di truffa e con suggerimenti sui vari trucchi per evitare l’acquisto del sacchetto, come per esempio pesare ad uno ad uno i pezzi di frutta e verdura o portare da casa i sacchetti, soluzione al momento non consentita per motivi igienici e di sicurezza. A questo proposito il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti fa sapere che il suo ministero sta verificando con il ministero della salute la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri.


L’Italia fino ad ora è l’unico paese che, nell’aver recepito la normativa UE 2015/720 ha approvato un apposito emendamento (decreto legge 2017 n. 123, Disposizioni urgenti per la crescita economica del mezzogiorno) che prevede appunto di far pagare i sacchetti bio sotto i 15 micron, adeguando la normativa a quella relativa ai normali sacchetti della spesa a pagamento già da tempo per i consumatori.


La normativa prevede che le borse di plastica siano certificate da organismi accreditati e rispondenti ai requisiti di biodegradabilità e di compostabilità, come stabiliti dal Comitato europeo di normazione.


In particolare dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%; dal 1º gennaio 2020, la percentuale di materia prima rinnovabile non dovrà essere inferiore al 50%; dal 1º gennaio 2021, potranno essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60%.


La multa per chi non rispetta le norme va da 2.500 a 25.000 euro.


Uno studio del Codacons rileva che l’85% dei consumatori italiani è contrario alla norma ritenuta una nuova tassa sui cittadini mascherata da provvedimento ambientale. Il presidente Carlo Rienzi sottolinea che il Codacons intende presentare una diffida al Ministero dello Sviluppo economico, affinché emani una circolare che autorizzi i consumatori a portare da casa shopper per la spesa o buste trasparenti in grado di verificarne il contenuto.


Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti commenta al contrario che si tratta di un atto di civiltà ecologica che pone l’Italia all’avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall’inquinamento da plastiche e microplastiche e che le polemiche sul costo delle buste bio sono semplice strumentalizzazione elettorale, visto che la norma è stata approvata dall’unanimità del Parlamento. “Le buste più ambientalmente sostenibili e con una sempre maggiore percentuale di biodegradabilità sarebbero state comunque pagate dai consumatori, come del resto accadeva per quelle in uso fino al 31 dicembre, con un ricarico sul prezzo dei prodotti”.


Il segretario del PD Matteo Renzi ha pubblicato sui social un messaggio in cui chiarisce che l’obiettivo della nuova norma è combattere l’inquinamento e sostenere la crescita delle aziende impegnate nella green economy: “quanto all’accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un’azienda amica del PD vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato".


Legambiente in un comunicato sottolinea che si tratta di un provvedimento che fa bene all’ambiente e aiuta a contrastare il problema dell’inquinamento da plastica. La norma non nasconde alcuna tassa occulta né monopolio aziendale. “Da sempre – si legge nel comunicato - i cittadini pagano in modo invisibile gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari ogni giorno, la differenza è che dal 1 gennaio, con la nuova normativa sui bioshopper, il prezzo di vendita del sacchetto è visibile e presente sullo scontrino”. Anche l’associazione ambientalista chiede che il governo emetta una circolare per permettere il riutilizzo delle bio-shopper. Per Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente si tratta inoltre di un’occasione per contrastare il problema dei sacchetti illegali, ancora troppo diffusi, e promuovere le filiere delle produzione industriali innovative e rispettose dell’ambiente.

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