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Clima, tutti bocciati i paesi del G8

Tutti i Paesi membri del G8 vanno a rilento nelle performance che riguardano il contrasto ai cambiamenti climatici. Non fanno sconti Wwf e Alliance che con uno studio sul tema dettano le pagelle dei singoli Stati sul clima in vista del vertice che si terrà a Hokkaido, Giappone, dal 7 al 9 luglio.

In una situazione generalmente negativa, Wwf e Alliance tuttavia 'premiano' gli stati europei: sul podio ci sono Gran Bretagna, Francia e Germania. L'Italia è solo quarta. Seguono Giappone, Russia e alle ultime posizioni ci sono Canada e Stati Uniti. L'analisi riguarda anche Brasile, Sudafrica, Cina, India e Messico. Sottolinea lo studio: "Le cinque economie emergenti mostrano dei livelli di emissione pro-capite sensibilmente inferiori ai paesi industrializzati, tuttavia desta preoccupazione la crescita delle emissioni in termini assoluti".

Il rapporto, alla seconda edizione, è una sorta di barometro sulle politiche di riduzione delle emissioni di gas inquinanti dei 'grandi' della terra, classificati secondo nove parametri, come il trend delle emissioni di gas serra dal 1990 a oggi, i progressi fatti per rispettare il protocollo di Kyoto, l'efficienza energetica, l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili e lo sviluppo del mercato del carbonio.

Nessuno dei paesi industrializzati, spiega lo studio affidato agli scienziati indipendenti di Ecofys e presentato dal direttore scientifico del Wwf, Gianfranco Bologna, da Mariagrazia Midulla, responsabile Clima dell'associazione, da Pietro Marchetti, responsabile Crs di Alliance, e dall'economista Vittorio Perona, sta facendo abbastanza per sviluppare nuove e ambiziose politiche sul clima ed è ancora scarso il loro impegno nel guidare il mondo verso un'economia a basse emissioni di gas serra che faccia ampio uso di fonti di energia rinnovabili. Tuttavia, la fotografia mostra come a livello mondiale il blocco dei paesi dell'Ue esprima le politiche più virtuose per la salvaguardia del clima.

Ma in Europa si nascondono diverse realtà. Gran Bretagna (che potrebbe raggiungere i target di Kyoto), Francia e Germania mostrano gli indicatori migliori ma nessuna di loro è stata in grado di prendere le distanze dalla tentazione del carbone, il nemico numero uno del clima. Ancora deboli le politiche per l'efficienza energetica, e di questo ne soffre tutta l'Europa, e soprattutto per quanto riguarda la Germania ancora troppo forti gli interessi industriali nel condizionare, al peggio, l'efficacia della direttiva sull'Emission trading.

Per figurare solo al quarto posto l'Italia, secondo il Wwf, ha di fatto aumentato le emissioni del 12% rispetto al 1990 a confronto coi propri impegni di riduzione del 6,5%. Debole la sua posizione nella definizione delle politiche a livello internazionale, anzi la sua passività si trasforma volentieri in ostacolo. Incapace di esprimere una politica energetica in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni, spesso e volentieri è di fatto influenzata da lobby poco interessate alla salvaguardia del clima.

Proporre nel 2008 un ritorno al nucleare senza avere prima messo sul tavolo una strategia complessiva, rileva Mariagrazia Midulla del Wwf a proposito dell'Italia, "con strumenti e obiettivi di lungo periodo su come risolvere i problemi energetici ed ambientali di oggi è solo un modo per posticipare le risposte. Di questo passo- insiste- all'Italia non basterà più essere in Europa per mantenere la posizione intermedia nella classifica G8".

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