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COP21, le reazioni del mondo delle rinnovabili e della politica

L’accordo di Parigi mette le basi per la fine delle fonti fossili e il passaggio a un mondo sempre più rinnovabile. Purché tutti i paesi mantengano gli impegni

Si è conclusa la conferenza internazionale di Parigi sul clima che ha visto 195 paesi sottoscrivere un accordo globale da alcuni considerato coraggioso e foriero di cambiamenti epocali, da altri giudicato insufficiente per quel che riguarda le misure adottate per contrastare le emissioni di CO2.

Vi proponiamo qui di seguito i commenti delle associazioni green che, in linea di massima, considerano abbastanza positivo l’accordo siglato, ma ritengono necessario che vengano attuate al più presto misure concrete per contrastare le emissioni di gas serra e assicurare una transizione verso le tecnologie rinnovabili e un mondo indipendente dalle fossili. Certo poteva esserci più coraggio nel sostenere le fonti green, nel sanzionare chi non rispetterà i limiti previsti di taglio delle emissioni e nel prevedere una revisione degli impegni che non andasse oltre il 2020.
“Questo accordo - ha commentato Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili - rappresenta un fondamentale punto di svolta nella percezione della pericolosità dei cambiamenti climatici. L'Europa non è più sola in questa lotta e, per non perdere la leadership, deve rilanciare sugli obiettivi al 2030, che si era data ad ottobre 2014, portando il target dal 40% al 50% di taglio delle emissioni di CO2.
Nonostante sia mancato il coraggio di prevedere sanzioni per chi non rispetterà i limiti in termini di CO2, auspichiamo che i meccanismi di controllo introdotti favoriscano un circolo virtuoso finalizzato a vincere la battaglia più importante: quella della sopravvivenza. Ora è il momento di mettersi tutti al lavoro. Alla classe politica italiana chiediamo una coerente politica energetica, dettata da una visione a lungo termine, anche perché favorita dall'attuale basso prezzo dei combustibili fossili".
Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, ha dichiarato: “Oggi la razza umana si è unita per una causa comune, ma a fare davvero la differenza sarà ciò che accadrà dopo questo vertice. Gli accordi di Parigi sono solo il primo passo di un lungo cammino. Alcuni passaggi del testo approvato oggi sono frustranti e deludenti, ma un progresso è stato fatto. Questo accordo da solo non ci tirerà fuori dalla situazione in cui ci siamo cacciati, ma trovare una via d’uscita sarà più facile. L’accordo fissa l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 1.5°C, ma gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni attualmente in discussione ci porterebbero vicino a un aumento di 3°C. Questo è un grande problema, ma c’è una soluzione: l’importanza delle energie rinnovabili sta aumentando esponenzialmente in tutto il Pianeta. È il momento di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, l’unica soluzione al problema delle emissioni. Assistiamo a una corsa tra lo sviluppo delle rinnovabili e l’aumento della temperatura, e l’accordo firmato a Parigi potrebbe dare alle fonti rinnovabili la spinta decisiva".
Molto soddisfatto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha commentato: "Questo è un accordo storico, che disegnerà il futuro del Pianeta. E noi in quel futuro ci siamo a pieno titolo: abbiamo la più alta produzione di energia rinnovabile, in campo ambientale abbiamo raggiunto risultati eccezionali come la riduzione delle emissioni di CO2. All'accordo di Parigi abbiamo portato un valore aggiunto, facendo passare il concetto degli 1,5°: questo è un accordo di tutti e per tutti, l’Italia ne deve andare fiera”.
Il ministro in un’intervista al Quotidiano Nazionale riguardo ai dubbi sui tempi di attuazione che prevedono una prima revisione nel 2023, ha dichiarato: “E’ un processo che per la prima volta include tutti e questo non era mai successo prima. Questo comporta ovviamente un prezzo in termini di tempi. Ma l’accordo non è congelato. Gli spazi per impegni più alti esistono. Noi europei ci siamo presentati con impegni già molto ambiziosi, meno 40% di CO2 al 2030, 27% di energie rinnovabili. E io credo che questa sia una grande occasione per l’Europa, che dovrebbe presentarsi ai prossimi appuntamenti, con nuovi e più ambiziosi obiettivi”.
La Co-Presidente del Partito Verde Europeo Monica Frassoni, pur apprezzando lo sforzo fatto a Parigi, ha affermato: “Le incognite e gli ostacoli sono molti e non abbiamo tempo da perdere, ma il processo, seppur complicato, può essere dinamico e positivo. Secondo le prime valutazioni, anche se fossero rigorosamente attuati, questi impegni sarebbero infatti sufficienti a ridurre di circa un grado il trend attuale di crescita delle emissioni di gas-serra con un trend dell’aumento della temperatura globale che si attesta verso i 2.7- 3°C.
L'UE e l'Italia hanno adesso un obbligo di coerenza rispetto alle parole spese a Parigi: fuori dalla dipendenza dai fossili, niente trivelle e nuove regole e finanziamenti per rinnovabili ed efficienza energetica. L'anno prossimo bisognerà definire con nuove leggi europee l'intera politica energetica dell’UE e il progetto dell'Unione energetica”.

Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha commentato: “Il testo dell’accordo pone le fondamenta per affrontare sul serio la crisi climatica che affligge il pianeta. Si va in modo irreversibile verso un futuro libero da fossili. Nell'accordo i governi si pongono, infatti, come obiettivo di lungo termine di contenere il surriscaldamento del pianeta ben al di sotto dei 2 gradi e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare 1.5 gradi, in modo da ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici già in corso sulle comunità vulnerabili dei paesi poveri. Tuttavia - prosegue Cogliati Dezza - gli impegni già annunciati alla vigilia della COP, secondo le prime valutazioni, se rigorosamente attuati sono sufficienti a ridurre soltanto di un grado circa il trend attuale di crescita delle emissioni di gas-serra, con una traiettoria di aumento della temperatura globale che si attesta verso i 2.7- 3°C. È cruciale, pertanto, una revisione di questi impegni non oltre il 2020 e purtroppo l'accordo lo prevede solo su base volontaria, rimandando al 2023 la prima verifica globale degli impegni. E’ invece urgente farlo prima del gennaio 2021, quando il nuovo accordo sarà operativo".

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia a conclusione della COP21 ha sottolineato: “L’accordo di Parigi rappresenta un’importante pietra miliare. Abbiamo fatto progressi, ma il lavoro non è ancora ultimato. Una volta a casa dovremo lavorare per rafforzare le azioni a livello nazionale sollecitate da questo accordo. Abbiamo bisogno di  garantire che nuove iniziative vengano messe in atto dai governi, dalle città, dalle aziende e dai cittadini, in collaborazione tra loro, perché il taglio delle emissioni sia ancora più radicale, per sostenere la transizione energetica nelle economie in via di sviluppo e  per proteggere i più poveri e vulnerabili. Le nazioni devono quindi tornare il prossimo anno con un obiettivo: aumentare e rafforzare rapidamente gli impegni presi oggi. Stiamo vivendo un momento storico. Stiamo assistendo all’inizio di una transizione globale verso l’energia rinnovabile. Allo stesso tempo, però, stiamo già subendo gli impatti drammatici del cambiamento climatico in atto. Da Parigi arriva un forte segnale per tutti -   l’era del combustibile fossile si sta chiudendo”.

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