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Crescono i consumi di elettricità ma le rinnovabili scendono

Segno + per fotovoltaico e geotermico, malissimo idroelettrico: le rinnovabili scendono del 9%

Terna ha pubblicato i dati mensili relativi a dicembre 2015 e un primo preconsuntivo di tutto l’anno. Emerge che per la prima volta in tre anni tornano a crescere i consumi di energia elettrica in Italia. Sul fronte delle rinnovabili purtroppo c’è stato un calo del 9% rispetto al 2014 dovuto principalmente all’idroelettrico che in un anno ha perso il 24.9%. Ciò nonostante le fonti pulite hanno coperto circa il 40,9% della produzione e il 38,9% della domanda.


Preconsuntivo 2015
Nel 2015 il totale dell’energia richiesta in Italia è stato di 315,2 miliardi di kilowattora, valore in aumento dell’1,5% rispetto al 2014. A parità di giorni lavorativi la variazione è +1,3%. La macro-area Sud è quella che ha fatto registrare la crescita più importante, +4,4%.
Nel 2015 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per il 85,3% con produzione nazionale e per la quota restante (14,7%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (270,7 miliardi di kWh) è in crescita dello 0,6% rispetto al 2014.

 

La richiesta di energia elettrica in Italia dall’inizio dell’anno

 

In aumento le fonti di produzione fotovoltaica (+13,0%), termoelettrica (+8,3%) e geotermica (+4,5%). Il solare ha coperto il 9,1% della produzione netta totale e il 7,8% della domanda elettrica nazionale. In calo, invece, le fonti di produzione idrica (-24,9%, dopo il record storico del 2014) ed eolica (-3,3%), prevalentemente a causa delle differenti condizioni atmosferiche registrate nel 2015. Nel complesso, la produzione delle fonti rinnovabili - idroelettrico, fotovoltaico, eolico, geotermico, biomasse - ha raggiunto i 107,8 miliardi di kWh, pari al 39,8% della produzione nazionale netta.
 

I dati di dicembre 2015
A dicembre 2015 il fabbisogno elettrico sale dello 0,6% rispetto a dicembre 2014 e la quantità di energia elettrica richiesta in Italia è stata di 25,8 miliardi di kilowattora. I 25,8 miliardi di kWh richiesti nel mese di dicembre sono distribuiti per il 48,8% al Nord, per il 30,0% al Centro e per il 21,2% al Sud.
Nel mese di dicembre 2015 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per un 83,3% con produzione nazionale e per la quota restante (16,7%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,7 miliardi di kWh) è in diminuzione di 1,4% rispetto ai volumi di dicembre 2014.

 

La richiesta di energia elettrica in Italia nel mese di dicembre

 

Sono in crescita le fonti di produzione fotovoltaica (+16,9%), termoelettrica (+16,4%) e geotermica (+3,4%). In calo le fonti idrica (-51,1%) ed eolica (-54,4%). In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di dicembre 2015 rispetto al mese precedente è risultata in calo dello 0,9%. 


Rispetto ai dati Terna interviene il coordinamento Free che in una nota sottolinea che i dati di Terna relativi al 2015 evidenziano un dato allarmante, in netta controtendenza rispetto a quanto accade in Europa e nel resto del Mondo: "lo scorso anno si è registrata in Italia una diminuzione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Le rinnovabili crescono ovunque ed è impietoso oggi assistere a due evidenze: da una parte il Governo Italiano per bocca del Ministro Galletti ha chiesto di limitare ad 1,5° (invece che a 2°) Centigradi l’aumento massimo della temperatura terrestre, dall’altro gli imprenditori eolici, geotermici, idroelettrici e da biomasse non possono realizzare gli impianti che questi obiettivi contribuirebbero a raggiungere perché lo stesso Governo non emana da oltre un anno un Decreto interministeriale che definisce le date per le Aste competitive per la realizzazione di impianti da Fonti Rinnovabili!!”
“Le principali responsabilità sono da addossare ad una politica miope, forse addirittura cieca, che questo Governo sta seguendo. Mancano infatti le basi normative, manca la stabilità legislativa e la certezza del diritto che, con i numerosi interventi retroattivi, hanno portato alla fuga dei capitali esteri e alla sfiducia degli imprenditori nostrani".

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