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Decreto Rinnovabili: allarme delle associazioni

L'industria del fotovoltaico si è data appuntamento ieri davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per protestare contro il Decreto di recepimento della Direttiva 2009/28 che modifica il regime degli incentivi e che dovrebbe essere varato in questi giorni dal Consiglio dei Ministri. Secondo le associazioni tali provvedimenti metterebbero a rischio, oltre alla green economy, anche migliaia di posti di lavoro, 120 mila secondo Gianni Chianetta, presidente di Assosolare e paralizzerebbero un comparto che negli ultimi anni, grazie al sistema efficace di incentivi, ha attratto  investimenti per miliardi di euro.
 
Legambiente, Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro e Assosolare hanno ribadito i punti più critici del decreto rinnovabili.
• Sospensione degli incentivi - articolo 23 del decreto ('disposizioni transitorie e abrogazioni') comma 11 - previsti dal conto energia per il fotovoltaico a decorrere dal 1/o gennaio 2014 o una volta raggiunto l'obiettivo degli 8mila MW installati. Una potenza che secondo i dati del Gestore dei servizi energetici (Gse) potrebbe essere raggiunta nel giro dei prossimi mesi. Questo fino a nuova determinazione di nuovi obiettivi programmatici e delle modalità di perseguimento da parte del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell'Ambiente, sentita la Conferenza unificata.
• Taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l'eolico. 
• Introduzione di aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt.

Il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani intervenendo a un convegno a Milano ha commentato che "bisogna interrompere un meccanismo di incentivazione all'energia rinnovabile che è costato 20 miliardi di euro tra il 2009 e il 2010 agli italiani".
 
Il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha sottolineato che l'Italia manterrà gli impegni presi a livello UE: "Sulle fonti rinnovabili abbiamo assunto un impegno a livello UE e lo manterremo, come del resto confermato dal decreto legislativo di recepimento della direttiva UE in materia. E' evidente che gli incentivi saranno in prospettiva decrescenti perché maggiori dovevano essere nella fase di avvio del comparto ed è naturale che si attenuino con la crescita del settore, anche in relazione alla riduzione dei costi degli impianti. Su questo tema non ci saranno marce indietro, ma piuttosto l'adeguamento delle normative, anche quelle sugli incentivi, all'evoluzione del settore e delle tecnologie. E va chiarito che la bolletta energetica degli italiani non è più elevata che altrove per gli incentivi alle rinnovabili. Gli incentivi per il solare pesano sulla bolletta meno che il Cip 6 ed il decomissioning nucleare. In Germania gli incentivi per le rinnovabili arrivano ad incidere sulla bolletta fino al 10% da noi fra il 3 e il 5%. Le rinnovabili e tutta la filiera che ruota attorno allo sviluppo sostenibile sono già oggi una realtà produttiva e occupazionale che da lavoro a decine di migliaia di addetti, ma sono soprattutto la scommessa sul futuro che l'Italia non può perdere. Andremo avanti con le rinnovabili e andremo avanti col nucleare. Non c'è contrapposizione: l'Italia ha bisogno di entrambe queste fonti di energia se vuole un futuro di sviluppo sostenibile".

I commenti delle associazioni
Assosolare, Asso Energie Future e Grid Parity
, in una lettera inviata ai ministri dell'Economia, dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico chiedono di considerare "il mondo delle energie rinnovabili e del fotovoltaico, in particolare, come un volano di crescita imprenditoriale, con particolare riferimento allo sviluppo e al sostegno delle medie e piccole imprese, al fine di offrire una reale opportunità di consolidamento e crescita della filiera nazionale, come accaduto in altri paesi dell'Unione Europea. Un'azione in tal senso tutelerebbe un settore che in Italia ha visto in pochi anni un'economia nuova con significativi effetti positivi per l'occupazione, in controtendenza rispetto alla congiuntura generale negativa dell'economia Italiana". Secondo le associazioni dell'industria fotovoltaica, "il D.Lgs si muove in aperto contrasto con lo spirito sia della Direttiva che della normativa italiana in essere" e "propone che al raggiungimento dell'obiettivo degli 8 GW venga "sospesa l'assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fv fino alla determinazione di nuovi obbiettivi ...", nè "è dato sapere a quale tipo di regime incentivante gli impianti fotovoltaici potrebbero essere sottoposti entro il 1 gennaio 2014 se si raggiungessero prima gli 8GW. "Questa previsione - a giudizio delle associazioni firmatarie del documento - contravviene la logica dei dettami comunitari e ogni logica di certezza giuridica attuale e futura. La verità è che il vero obiettivo della norma non è un sostegno alle fonti rinnovabili, ma meramente di riduzione immediata e radicale dei costi della bolletta del fotovoltaico, a prescindere dagli effetti devastanti che questo comporta sin da ora sull'imprenditoria e sull'occupazione del fotovoltaico. Di fatto - conclude la lettera - un'immediata paralisi del settore".
Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente ha così commentato "Il Governo getta la maschera con un attacco senza precedenti alle fonti rinnovabili. Con la proposta di Decreto legislativo che verrà presentata dal Ministro Romani si vogliono fermare l'eolico, il solare, e le biomasse in Italia per dare spazio al nucleare".
Legambiente ha analizzato nel dettaglio i contenuti della proposta di Decreto in attuazione della direttiva 2009/28/CE, che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di oggi e che bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia: per il solare fotovoltaico il Decreto prevede un tetto a 8.000 MW, dopo il quale è previsto lo stop a qualsiasi incentivo. Limite incomprensibile, pari al fotovoltaico installato nel solo 2010 dalla Germania che ha così superato i 18.000 MW installati complessivamente puntando, in poco tempo, a raddoppiare questi obiettivi per raggiungere i target previsti dall'Unione Europea al 2020; per l'eolico, taglio retroattivo del 30% per gli incentivi in vigore: quando l'Unione Europea ha stabilito il divieto a qualsiasi intervento retroattivo proprio perché toglierebbero certezze agli investimenti delle imprese nel settore; un fallimentare sistema di incentivi con aste per i nuovi impianti: invece di ripensare gli attuali sistemi di incentivo, o copiare i migliori sistemi in vigore nei Paesi dove le rinnovabili stanno crescendo, si vuole introdurre in Italia il sistema delle aste che ha fallito in tutti i Paesi in cui è stato introdotto; stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che spingono le rinnovabili in edilizia: il Decreto prevede il divieto di indicazioni "diverse o superiori" a quelle previste nel testo per le fonti rinnovabili in edilizia, con la conseguenza che i Comuni e le Regioni che già sono intervenute, in alcuni casi con indicazioni molto più ambiziose, dovranno fare un passo indietro senza poter, in alcun modo, intervenire in materia.
"Questo Decreto, se non verrà cambiato, sarà un autentico schiaffo da parte di Romani nei confronti del Parlamento e della stessa Unione Europea - ha continuato Rossella Muroni".
Il Presidente del WWF Italia, Stefano Leoni, ha affermato "Il decreto legislativo blocca-solare proposto dal dicastero dell'economia, che vuole porre un ‘tetto' al fotovoltaico e bloccarne gli incentivi, fa andare l'Italia in controtendenza rispetto al mondo intero: così spegneremo il ‘nostro' sole e tutta l'economia, ancora giovane, che ruota intorno alle rinnovabili. Una mossa in controtendenza rispetto al mondo intero che ormai punta sulla green-economy con grande sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, ma rispetto alla politica energetica indicata dall'Unione Europea che si è posta l'obiettivo di almeno il 20% al 2020 di copertura da fonti rinnovabili dei consumi di energia, un obiettivo sostenibile solo con il concorso di tutti i paesi".
"L'ultima bozza di decreto per le energie rinnovabili, se così dovesse essere approvata in Consiglio dei ministri, costituirebbe la fine del fotovoltaico, settore ancora giovane ma con enormi potenzialità di sviluppo anche in termini occupazionali". Lo dice, in una nota, il presidente di Assosolare Gianni Chianetta: "Siamo molto sorpresi da questo approccio che non ha tenuto minimamente conto delle opinioni dell'industria del solare, dei pareri di Camera e Senato, vanificando il tanto impegnativo lavoro di concertazione. Ci auguriamo che il Governo abbia modo di rivedere la sua posizione, anche per non compromettere uno dei pochi settori in controtendenza nell'attuale congiuntura economica negativa, e le migliaia di posti di lavoro". Il decreto, secondo Chianetta, "rischia di avere un effetto immediato e retroattivo anche per impianti già pianificati. Riguardo agli impianti su terreni agricoli, la nuova procedura di allocazione prevista nel decreto avrebbe addirittura un effetto retroattivo su tutte le autorizzazioni in corso, comprese quelle in via di finalizzazione, e stabilisce un tempo di un anno per la connessione anche per le autorizzazioni maturate prima del decreto, non tenendo conto di problemi della rete e lungaggini autorizzative".
Anche ANTER, Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili si schiera fermamente contro il tentativo di freno agli incentivi alle energie rinnovabili: "Gli attacchi strumentali che abbiamo visto sui media nelle ultime settimane contro gli incentivi alle fonti rinnovabili hanno sempre omesso di spiegare qual è stato il ritorno per l'intero Paese in termini di occupazione, gettito fiscale, benessere generato, tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Tanto più in un grave periodo di recessione economica durante il quale proprio questo è stato uno dei pochissimi settori in controtendenza.
Riteniamo anche che il parallelo tentativo del Governo di dare un assist alla ripresa del nucleare non sia nell'interesse comune degli italiani. Il business nucleare in tutto il mondo è fortemente sovvenzionato dai Governi - quindi sempre dai cittadini - ma, a differenza delle energie rinnovabili, espone tutti noi a rischi concreti, documentati e impopolari".
"Una limitazione alla crescita delle rinnovabili in Italia - continua la nota dell'ANTER - porterà inevitabilmente il nostro Paese a non rispettare l'impegno preso verso l'Unione europea, in accordo con la strategia Europa 2020. ANTER è convinta che la partita in gioco necessiti di un moto di orgoglio, aggregazione e reazione per la quale è fondamentale fare squadra tra cittadini, con il coordinamento delle associazioni di settore e di chiunque sia coinvolto in questa battaglia che rappresenta un'opportunità di guadagno economico e morale tanto concreta da diventare per molti governi un asset strategico di sviluppo".
Rete Imprese Italia, organizzazione che associa Confartigianato, CNA, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti, esprime forte preoccupazione sulla nuova riformulazione del Decreto Legislativo che recepisce la Direttiva in tema di promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili.  "Avevamo apprezzato - dichiara Giorgio Guerrini, Presidente di Rete Imprese Italia - le linee strategiche dello schema di decreto. Ma oggi la nuova bozza non recepisce completamente i pareri delle Commissioni parlamentari. Le nuove disposizioni rischiano di bloccare lo sviluppo delle rinnovabili".
Secondo il Presidente Guerrini "lo stop agli incentivi al fotovoltaico, una volta raggiunto il tetto di potenza incentivabile di 8.000 MW, bloccherebbe l'attività delle imprese che hanno già investito in questo settore. Inoltre non verrebbe risolto il problema della copertura dei costi per l'incentivazione di tutte le fonti rinnovabili. Il finanziamento, infatti, continuerà a gravare sulle bollette elettriche e del gas, generando forme di prelievo fiscale inique e poco trasparenti che contribuiscono ad innalzare il prezzo dell'energia, già tra i più cari a livello europeo". Il Presidente Guerrini considera "indispensabile contenere le distorsioni generate dal prelievo tariffario, individuando il giusto equilibrio tra l'esigenza di sostenere il settore delle rinnovabili e la necessità di limitare l'impatto dei sussidi sui consumatori finali di energia". "Anzichè bloccare in forma generalizzata gli incentivi, bisogna razionalizzarli, destinandoli alle fonti rinnovabili che contribuiscono effettivamente a raggiungere gli obiettivi europei e ponendoli a carico della fiscalità generale come ogni altra forma di incentivo allo sviluppo produttivo".

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