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IEA: crescono le rinnovabili, scendono le fossili

l'Agenzia internazionale dell'Energia pubblica il World Energy Outlook con dati e previsioni a livello globale

L’International Energy Agency ha pubblicato il World Energy Outlook 2015 che evidenzia come sia iniziata la transizione energetica verso un'economia incentrata sulle rinnovabili e l'efficienza eneregtica e propone un’analisi sulle prospettive mondiali delle fonti fossili, delle energie rinnovabili, del settore elettrico e dell’efficienza energetica all’orizzonte 2040.


Secondo le previsioni della IEA da qui al 2040 il ruolo di rinnovabili ed efficienza energetica diventerà sempre più importante ma non abbastanza da assicurare una vera transizione energetica libera dalle fossili o da garantire il rispetto dell’obiettivo di un aumento massimo di 2° C in materia di clima.
La transizione energetica è confermata dai dati del 2014 in cui le energie pulite hanno contribuito a quasi metà della produzione di energia elettrica globale e sono diventate la seconda fonte di energia dopo il carbone.
Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica le rinnovabili sorpasseranno il carbone già nei primi anni del 2030, mentre nel 2040 la generazione di elettricità basata sulle rinnovabili coprirà il 50% in Europa, il 30% in Cina e in Giappone e poco più il 25% in Usa e India. La quota di carbone nella produzione totale di energia scenderà dal 41% al 30% nel 2040, con le rinnovabili non idro che saliranno al ritmo inverso.

 

Per quanto riguarda i consumi lo scenario principale previsto dall’Agenzia è quello che stima che l'uso dell'energia a livello mondiale crescerà di un terzo nel 2040, grazie soprattutto ai paesi non Ocse e in particolare a India, Cina, Africa, Medio Oriente e Sudest asiatico. L'Unione Europea, dovrebbe registrare una contrazione del 15%, il Giappone del 12% e gli Stati Uniti del 3%.
Circa 550 milioni di persone nel mondo, la maggior parte delle quali in Africa sub-sahariana, ancora nel 2040 non avranno accesso all'elettricità.
La relazione evidenzia che, anche in vista della COP21, molti paesi si sono dotati di normative obbligatorie sull'efficienza energetica, con piani climatici ricchi di impegni verso le energie green, ma non sufficienti per poter poter raggiungere l’obiettivo climatico dei 2° C. E’ quindi richiesta una correzione di rotta verso l'aumento dell'efficienza energetica e degli investimenti in rinnovabili, l'eliminazione degli incentivi alle fossili e l'abbandono del carbone.

 

Infine va considerato anche il ruolo del petrolio il cui prezzo al barile è sceso in questi ultimi due anni e l’Aie prevede che potrebbe assestarsi sugli 80 dollari nel 2020, con successivi aumenti di prezzo. Non è comunque da escludere che i prezzi del petrolio rimangano su livelli cosí bassi più a lungo del previsto. Scenario questo che potrebbe portare a problemi di sicurezza energetica e a instabilità geopolitica a causa di una sorta di monopolio da parte degli operatori mediorientali che, dati i bassi costi estrattivi, possono reggere prezzi piuttosto bassi e che potrebbero quindi arrivare a coprire con le loro esportazioni oltre due terzi dell'offerta globale, facendo aumentare la dipendenza dei vari paesi. I prezzi bassi del petrolio inoltre potrebbero scoraggiare nuovi investimenti nell’efficienza energetica fino al 2040.

 

 

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