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Il "Green New Deal" della Commisione Ue

La risposta europea alla crisi dei mercati, presentata oggi dalla Commissione Ue, ha un'ossatura "verde", anche se non robusta come l'avrebbero voluta le organizzazioni ambientaliste e come probabilmente sarà il "Green New Deal" di Barak Obama negli Stati Uniti.

Una parte importante dello sforzo di rilancio proposto da Bruxelles con lo "European Economic Recovery Plan" (che richiama alla memoria, se non altro per assonanza, il National Recovery Act roosveltiano degli anni '30) riguarda la riconversione delle infrastrutture energetiche, le misure che contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico, l'efficienza energetica negli edifici e nei sistemi di isolamento, illuminazione, riscaldamento e raffreddamento, lo sviluppo delle auto a basse emissioni (e basso consumo) e di modi di trasporto più eco-compatibili, l'incentivazione dei prodotti "verdi".

A prima vista manca, nella lista, un progetto coordinato e massiccio di finanziamento delle energie rinnovabili, come quello che si prevede lancerà Obama negli States, riecheggiando la gloriosa iniziativa della Tva (Tennessee Valley Authority), al cuore del New Deal di Roosevelt. La Commissione, va ricordato, non ha il potere di lanciare programmi di investimento in 'deficit spending', perché il Trattato Ue non prevede che il bilancio comunitario possa andare in rosso. Ma bisogna considerare che, in realtà, un progetto di sviluppo impetuoso delle rinnovabili è comunque previsto come conseguenza del pacchetto Ue sul clima, che dovrebbe essere approvato entro la fine dell'anno e che porterà al 20% del totale il consumo finale di energia prodotta dalle fonti 'verdi'. Su questo fronte sono già impegnati, d'altra parte, paesi come la Gran Bretagna, il Belgio e la Germania per l'eolico, o la Spagna per il solare termodinamico.

Ma vediamo che cosa prevede, in sostanza, il "New Deal verde" della Commissione.

Per il comparto dell'auto, buona parte degli aiuti saranno condizionati agli obiettivi eco-compatibili o di efficienza energetica. Il piano di Bruxelles prevede il sostegno alla "Iniziativa europea per le auto verdi", che è sostanzialmente un partenariato fra il settore pubblico e quello privato (compresa la Banca europea per gli investimenti - Bei), dotato di un bilancio di almeno 5 miliardi di euro e mirante a sviluppare la ricerca su infrastrutture e tecnologie 'intelligenti' per l'uso di energie rinnovabili e non inquinanti nel settore del trasporto auto. In questo contesto, la Bei fornirà prestiti ai costruttori e ai fornitori, mirati in particolare alle tecnologie che migliorano la sicurezza e le prestazioni ecologiche dei veicoli (per esempio con lo sviluppo delle auto elettriche).

All'incentivazione delle auto 'verdi' mirano poi altre quattro misure: la riduzione delle tasse di registrazione e di circolazione dei veicoli a basse emissioni; i 'classici' sussidi alla rottamazione; l'autorizzazione temporanea della Commissione agli Stati membri a concedere prestiti agevolati per investimenti mirati a costruire auto che rispettino, in anticipo sulla data di entrata in vigore, le nuove norme ecologiche Ue (o che vadano al di là degli obblighi previsti da quelle norme). E' previsto, infine, lo sviluppo di una circuito di autorità regionali ed enti locali che metta in comune gli appalti relativi ad autobus 'puliti' e altri veicoli 'verdi' per i trasporti pubblici.

Nelle infrastrutture, una parte dei 5 miliardi di euro che la Commissione propone di recuperare dal bilancio comunitario (la frazione che si prevede non varrebbe spesa nel 2009 nel 2010) sarà destinata allo sviluppo dell'interconnessione delle reti energetiche europee, che permetterà in particolare di trasmettere più facilmente l'elettricità fra un paese e l'altro, con effetti benefici, fra l'altro, per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

La Commissione considera nel novero dei vantaggi ambientali anche la costruzione di nuove linee ferroviarie ad alta velocità fra i progetti transeuropei di trasporto, che avranno ulteriori finanziamenti sia dal bilancio comunitario (500 milioni di euro) che dalla Bei.

La stessa Bei stanzierà fino a 6 miliardi all'anno per investimenti (prestiti) in progetti riguardanti la lotta al cambiamento climatico, la sicurezza energetica e le infrastrutture.

La Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, nata per finanziare gli investimenti nei nuovi Stati membri) a sua volta raddoppierà i propri stanziamenti per l'efficienza energetica, la lotta al cambiamento climatico, i servizi infrastrutturali e i progetti degli enti locali, mobilizzando fondi privati fino a 5 miliardi di euro.

Nel settore edilizio il piano Ue prevede che siano adottate misure urgenti, normative e finanziarie, per migliorare l'efficienza energetica degli edifici, a cominciare da quelli pubblici, e per promuovere il decollo dei prodotti e delle tecnologie "verdi".

Gli Stati membri dovranno adottare obiettivi esigenti di efficienza energetica (isolamento termico, illuminazione, riscaldamento e raffreddamento, produzione propria di energia rinnovabile) per tutti gli edifici, anche privati, sottoponendoli a un regime di certificazione con controlli regolari.

Il piano propone anche di ridurre le tasse sulla proprietà per gli immobili ad alta efficienza energetica. Gli investimenti dei Fondi strutturali comunitari (destinati allo sviluppo regionale) dovranno essere riprogrammati sempre nel senso di aumentare l'efficienza ed evitare gli sprechi di energia degli immobili.

Una specifica iniziativa europea per edifici ad alta efficienza energetica, inoltre, dotata di un bilancio di 1 miliardo di euro, promuoverà le tecnologie verdi e lo sviluppo di nuovi sistemi e materiali nella costruzione di nuovi immobili o nel rinnovo di quelli esistenti; l'obiettivo è quello di ridurre il consumo di energia e le emissioni di CO2.

Il piano Ue, infine, prevede che sia promosso il "decollo" di prodotti e servizi verdi e ad alta efficienza energetica con riduzioni dell'Iva e altri incentivi economici, con normative nazionali che impongano alti standard di eco-compatibilità (ad esempio escludendo la funzione stand-by per gli apparati elettrici e imponendo lampade a basso consumo), e con nuove iniziative comunitarie (come l'etichettatura obbligatoria) per sfruttare in pieno il potenziale di risparmio di televisori, elettrodomestici, condizionatori d'aria, illuminazione domestica.

Fonte: Apcom

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