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Nata, in Italia, la rivoluzione nel fotovoltaico

Se il vertice ONU di Copenaghen non ha dato gli sperati, virtuosi risultati che si volevano, sfavillanti notizie arrivano da noi: abbiamo, infatti, una pagina sublime, scritta integralmente in italiano, che accresce di molto il patrimonio scientifico a nostra disposizione. Passata sbalorditivamente quasi sotto silenzio, la notizia è di pochi giorni fa. Si tratta di una nuova tecnica, il cui coefficiente di innovazione è altissimo. Pensata per la prima volta in Italia, e messa a punto dalla Dichroic Cell, in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara e col CNR-INFM (Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto Nazionale per la Fisica della Materia), consente di “trasformare un elemento fotovoltaico in un altro, per ottimizzare le sempre più rare e preziose materie prime disponibili e per snellire i tempi e i costi di produzione”. C’era una mutua influenza tra la rarità e il costo degli elementi base che costituiscono le celle fotovoltaiche – cioè Silicio, Arseniuro di Gallio (GaAs), Fosfuro di Indio e Gallio (InGaP) e Germanio (Ge). C’era, per l’appunto, sino a quando la Dichroic Cell ha pensato di cambiare strada. Il cambiamento di rotta ha giovato enormemente: Dichroic Cell ha iniziato a sviluppare una metodologia del tutto innovativa, che mira a convertire un elemento costoso e raro come il Germanio in un altro elemento, il Silicio, più reperibile e meno dispendioso. Il procedimento si serve dell’uso di un macchinario avanguardistico, il reattore L.E.P.E.C.V.D. (Low Energy Plasma Enhanced Chemical Vapor Deposition), che lavora come una sorta di forno in grado di depositare il Germanio sul Silicio e che consente così che avvenga la ‘trasformazione’ di un elemento nell’altro. L’influenza di questa nuova tecnologia sui costi del substrato delle celle fotovoltaiche, stando alle previsioni, sarà sensibile: oltre il 60% in meno. Una riduzione dei costi che scende al 30% nel caso delle celle fotovoltaiche più costose, cioè con substrato in puro Germanio. L’intuizione formidabile alla base dell’innovazione della Dichroic Cell è stata quella di trasferire dall’ambito aerospaziale a quello terrestre una tecnologia elaborata e costosa (è da lì, dall’ambito aerospaziale, infatti, che, dagli anni Novanta, questa tecnologia fu sfruttata commercialmente). Gli esiti di considerevole importanza di questa ricerca sono stati tenuti secretati fino ad oggi. Dallo scorso settembre, Dichroic Cell ha iniziato a produrre e a vendere i primi Substrati Virtuali. 
Le considerazioni di alcuni protagonisti. Federico Allamprese Manes Rossi, Amministratore Unico della Dichroic Cell: “Coraggiosi imprenditori, soprattutto veneti, hanno investito negli studi e nella ricerca applicata dell’Università di Ferrara. I laboratori messi a disposizione da CNR-INFM hanno portato alla realizzazione di una tecnologia strategica e all’avanguardia, valida non solo per il settore fotovoltaico, ma anche per quello aerospaziale e dell’automotive. La lungimiranza dello scorso e dell’attuale governo sta consentendo di portare all’industrializzazione questa iniziativa, che è patrimonio esclusivo della nostra nazione.”. Il prof. Luciano Maiani, Presidente del CNR, ricorda ciò che il CNR propugna da anni: “Energie rinnovabili ed efficienti, oltre che alla portata di tutti: con questo obiettivo il Consiglio Nazionale delle Ricerche si cimenta da anni. Ogni progresso in tal senso costituisce un passo in avanti verso un traguardo tanto ambizioso quanto strategico per il Paese. La scoperta di una tecnica in grado di ottenere una maggiore efficienza delle celle fotovoltaiche, risparmiando sui materiali, rappresenta in tal senso un successo di cui i ricercatori del CNR-INFM, in collaborazione con quelli dell’Università degli Studi di Ferrara e della Dichroic Cell, possono andare orgogliosi”.
Sul sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche si legge: “La tecnica, del tutto rivoluzionaria e messa a punto per la prima volta in Italia, consente realmente al team di scienziati di guidare l’innovazione tecnologica del fotovoltaico nel nostro Paese e nel Mondo”. La nostra chiosa: questo successo tutto italiano va scolpito come memorabile anche per la rara, fruttuosa e vitale sinergia, per il progresso e il successo della ricerca, tra impresa, istituzione universitaria e Ente pubblico.

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