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Previsioni in calo per il PIL in Europa dopo la Brexit

La Direzione Generale Affari economici e finanziari dell’Unione ha pubblicato una prima valutazione non proprio ottimistica sulle prospettive economiche nel Vecchio Continente dopo il referendum del Regno Unito

 

 

In seguito al referendum del Regno Unito dello scorso 23 giugno che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, si aprono scenari economici non semplici per il Vecchio Continente.

La Direzione Generale Affari economici e finanziari della Commissione ha pubblicato una prima stima delle previsioni economiche possibili, che prospetta due scenari, entrambi non brillanti.
A livello economico la Brexit ha certamente portato nuovi timori sulla stabilità e volatilità dei mercati finanziari e su un possibile rallentamento dell’economia, che sembrano confermati da questa analisi.


I due scenari, uno più moderato, uno più rigido, prospettano che la crescita del PIL si assesterà a 1,5%-1,6% nel 2016 e 1,3%-1,5% nel 2017. Prima del referendum l'aspettativa di crescita del PIL nella zona euro era dell 1,7% (1,8% nell'UE a 28) per il 2016 e per il 2017. Questo significherebbe una perdita da un quarto a mezzo punto percentuale del PIL nella zona euro e nell'UE entro il 2017.
 La Commissione aggiornerà le previsioni economiche a novembre 2016.

 


Il documento evidenzia che un periodo di prolungata instabilità potrebbe condizionare la crescita dell'economia europea, riducendo gli investimenti e i consumi. Anche se il deprezzamento della sterlina modera le perdite economiche per il Regno Unito, dal documento si evidenzia che sarà proprio l'economia britannica a patire maggiormente con una perdita nel PIL da 1% a 2,75% entro il 2017. Non ci sono invece previsioni su possibili futuri accordi tra UE e Regno Unito.

 

Intanto la premier britannica Theresa May ha informato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che il Regno Unito intende rinunciare al semetre si presidenza del consiglio europeo previsto per il 2017.

 

I due scenari economici, moderato e severo, previsti dalla Commissione post Brexit

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