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Situazione drammatica per le rinnovabili: un settore a rischio paralisi

Si è svolta ad Assago lo scorso 11 marzo la conferenza stampa organizzata da Enerpoint per festeggiare i primi 10 anni di attività dell'Azienda e presentare il 2° convegno Nazionale Installatori.
Inevitabile che l'attenzione si sia focalizzata sul nuovo Decreto Rinnovabili approvato lo scorso 3 marzo, al centro di importanti polemiche da parte delle associazioni di settore, e sui possibili scenari futuri della filiera del fotovoltaico. Il Terzo Conto Energia varato lo scorso 6 agosto 2010, che regolava il nuovo meccanismo di incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica, doveva rimanere in vigore fino al 2013. In realtà il Governo con il decreto Rinnovabili ha ridotto il termine ultimo per beneficiare degli incentivi, che saranno erogati agli impianti fotovoltaici che si allacceranno alla rete entro il 31 maggio 2011 e rimandando a successivi decreti i prossimi incentivi. Associazioni e imprese sottolineano che sarà impossibile per moltissimi impianti, a causa dei lunghi e incerti tempi di connessione, rispettare il termine del 31 maggio per collegare alla rete gli ultimi impianti fotovoltaici che potranno beneficiare del Conto Energia, a fronte di acquisti di materiali già effettuati e finanziamenti già attivati. Il rischio è che molte aziende si troveranno a fermare i lavori con il concreto rischio di fallimento del progetto.

Durissimo e appassionato Paolo Rocco Viscontini, presidente e AD di Enerpoint, che ha analizzato il panorama del fotovoltaico per il 2011, le prospettive future e i risvolti occupazionali, partendo dal dato di fatto che "grazie al fotovoltaico si produce energia pulita, si evitano le sanzioni Ue, vengono ridotte le emissioni di CO2, diminuite le malattie respiratorie e di conseguenza le spese sanitarie. Grazie a questo settore, inoltre, si riduce la dipendenza energetica dall'estero".

Viscontini ha sottolineato che in Italia dal 2007 al 2011 sono stati istallati circa 5000 MWp per una copertura del 2,5% del fabbisogno elettrico nazionale e "visto che questo comporta una diminuzione dei fatturati delle aziende che producono energia da fonti non pulite, evidentemente il Governo ha voluto bloccare un settore da 40 miliardi di euro di fatturato e che coinvolge oltre 100.000 di dipendenti".
Il 2010 è stato un anno record per il fotovoltaico in Italia, ormai al 2° posto al mondo dopo la Germania:
 


Viscontini ha anche precisato che un aggiornamento era necessario. "Le tariffe in effetti sono alte, soprattutto per i grandi impianti. Noi con il Gifi stavamo facendo un lavoro molto preciso e tecnico che però richiedeva più tempo".
Va considerato che molte imprese del settore, confidando nel Terzo Conto Energia, avevano già avviato dei progetti di investimento a medio termine per la costruzione e l'esercizio degli impianti, mutui e impegni con costruttori di impianti e fornitori di materiali. Il blocco degli incentivi ha generato un tale clima di incertezza che la maggior parte degli investimenti saranno bloccati, facendo rischiare la paralisi del settore.
Inoltre L'AD di Enerpoint ha voluto sottolineare che dall'estate scorsa è in atto una campagna mediatica diffamatoria e disinformativa, "c'è stato un tam tam mediatico dapprima antifotovoltaico, poi a sostegno del nucleare e che infine ha portato al nuovo decreto. Questa campagna è stata inoltre rafforzata in questi ultimissimi giorni da altrettanto superficiali dichiarazioni pro-decreto di Confindustria e di alcuni grossi produttori di energia da fonte fossile".
Anche rispetto ai costi del fotovoltaico Viscontini ha evidenziato che ci sono dei calcoli  molto precisi che dovrebbero bloccare la polemica sui costi in bolletta: "il costo reale in bolletta per famiglia è di circa 20 euro l'anno e si tratta di tariffe che entro il 2030 dovrebbero ridursi fino a 12 euro l'anno. I costi del fotovoltaico non pesano sul bilancio dello Stato, che invece ne trae beneficio. Nel solo 2010 le aziende del settore hanno generato entrate fiscali pari a circa 1,9 miliardi di euro".
Ci sono invece altri oneri che pesano sulle bollette degli italiani:
 


Ricordiamo che nei giorni scorsi oltre 22 mila spettatori sul web e più di duemila persone hanno partecipato alla manifestazione presso il Teatro Quirino a Roma contro il Decreto Romani che ha riunito mondo associativo e realtà industriale e si è concluso con un documento congiunto che ha raccolto le proposte delle associazioni Aper, Enav, Gifi, Assosolare, Assoenergie Future e Ises.
Intanto le maggiori preoccupazioni sono rivolte all'occupazione: le associazioni di settore parlano di 140.000 lavoratori e 50.000 famiglie a rischio.

Anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è intervenuto per cercare di arginare la polemica e in una nota ha sottolineato che "il boom del settore fotovoltaico determina sulle bollette dei cittadini un aggravio che era necessario calmierare. Chi lavora in questo settore - ha aggiunto - non deve nutrire timori ingiustificati perché entro poche settimane il governo stabilirà il nuovo quadro di incentivi che consentirà alle aziende del settore la programmazione di investimenti per un mercato maturo di lungo periodo in vista degli obbiettivi europei per il 2020."

L'intervento del Premier è arrivato dopo che le banche estere si sono schierate contro il Decreto, manifestando il loro dissenso con una lettera inviata dall'Aibe - Associazione delle Banche Estere in Italia - al sottosegretario Gianni Letta, in cui si evidenzia che "se il testo del decreto non verrà modificato saranno a rischio non solo gli investimenti sulle rinnovabili ma anche di più ampio respiro, ovvero tutti gli investimenti esteri nelle infrastrutture: strade, autostrade, ospedali, confermando un rischio d'inaffidabilità del legislatore italiano e una conseguente concreta possibilità che le banche estere non investano più nel nostro Paese, oltre alla possibilità di speculazioni per la ''compravendita'' delle abilitazioni già incentivate". L'AIBE ha sottolineato come "cambiare le regole del gioco in corsa confermerebbe un rischio d'inaffidabilità legislativa italiana" che avrebbe come conseguenza il rischio di paralisi delle rinnovabili, finanziate per il 60/70% da capitali esteri. Lettera cui il Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo ha prontamente replicato "È il solito atteggiamento delle banche, che non ci piace, perché non c'è ragione di non avere fiducia in ciò che è scritto in una legge dello Stato, e cioè che entro il 30 aprile ci sarà un nuovo quadro di incentivi". 
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha sottolineato "E' una vicenda drammatica, capisco l'esasperazione di aziende e lavoratori che si vedono improvvisamente messi davanti al vuoto".
G.B. Zorzoli, Presidente ISES ITALIA, ha voluto precisare come "le rinnovabili siano una realtà di cui tutti devono tenere conto. Eolico, bioenergie e solare, infatti, hanno prodotto 20 miliardi di kWh e nel 2010 sono state superate le 800 imprese attive nel solo settore del fotovoltaico. Gli incentivi alle rinnovabili nel mondo - ha detto Zorzoli citando dati della IEA - sono un decimo di quelli ai combustibili fossili; mentre l'Africa è in fiamme e il prezzo del petrolio ha raggiunto i 120 dollari al barile, il settore che noi per primi promuoviamo e intendiamo sostenere sta contribuendo alla sicurezza energetica del nostro Paese".
Nichi Vendola, governatore della Puglia, regione leader nella produzione di energie rinnovabili, ha commentato "Per imporre il nucleare il governo sta distruggendo il settore delle energie rinnovabili che invece sta crescendo. Le banche - ha denunciato il governatore - stanno già disdettando i mutui agli impianti e le imprese stanno subendo l'annullamento degli ordini. Questo - ha detto Vendola - spinge al fallimento migliaia di imprese". Il governatore riconosce che "un intervento antispeculativo era necessario" ma il dibattito sulle rinnovabili è stato "drogato" dalle "lobby del nucleare che stanno distruggendo l'unico settore del Paese in crescita".
Per Ermete Realacci, responsabile green economy del PD, "il modello da prendere ad esempio deve essere quello della Germania che alla fine del 2010 aveva installato oltre 16000 MW di fotovoltaico e punta ad arrivare per il 2020 è 52000 MW. Invece stanno fermando un treno in corsa che già oggi vale l'1% del Pil del nostro paese". 
Il Ministro Romani ha convocato per domani "un incontro al massimo livello cui parteciperanno i ministri interessati quali Giancarlo Galan, Stefania Prestigiacomo ed io e al quale prenderanno parte anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, gli operatori di rete a altre associazioni che eventualmente non si riconoscono in Confindustria".
Speriamo che l'incontro  porti qualche risultato.

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