La corretta ed efficiente gestione della risorsa idrica, bene prezioso

Solo il il 2,5% dell’acqua disponibile a livello globale è rappresentato da acqua dolce, i prelievi a livello mondiale continuano ad aumentare. Qual è la situazione dei prelievi di acqua a livello globale, in Europa e in Italia?

Presentazione del Water Managment Report il 24 gennaio a Milano

Il 24 gennaio sarà presentato a Milano il Water Management Report, realizzato dall’Energy & Strategy Group che fa il punto sulle applicazioni e il potenziale di mercato in Italia.

Vi proponiamo in anteprima i principali risultati del Rapporto, invitandovi ad iscrivervi alla presentazione del 24 gennaio al Politecnico di Milano – Campus Bovisa, via Lambruschini 4, Edificio BL28 – Aula Magna Carassa Dadda.

Negli ultimi anni, anche in seguito ai cambiamenti climatici, sta diventando sempre più pressante il tema di una corretta ed efficiente gestione della risorsa idrica, che, giustamente, viene sempre di più considerata un bene prezioso e “scarso”. Nel mondo infatti la disponibilità di acqua è enorme, ma solamente il 2,5% è rappresentato da acqua dolce (acque sotterranee e superficiali) e i prelievi stanno aumentando di anno in anno.

Nel 2017 i prelievi globali sono stati di circa 6.000 chilometri cubi e si stima che possano salire a circa 8.700 chilometri cubi nel 2050 per arrivare a quasi 12.700 chilometri cubi nel 2100. È quindi fondamentale il tema di una corretta ed efficiente gestione della risorsa idrica, argomento discusso approfonditamente in questa prima edizione del Water Management Report.

Dopo aver fornito un quadro complessivo dei prelievi di acqua a livello mondiale ed Europeo, sia nei diversi Paesi che nei diversi ambiti (agricoltura, settore industriale e settore civile), il Report si concentra sull’Italia, descrivendo in particolare le principali fonti di approvvigionamento di acqua dolce per l’agricoltura, per l’industria e per il settore civile. In Italia il volume totale di acqua dolce prelevato dall’ambiente è stimato in circa 33,7 miliardi di metri cubi. L’agricoltura è il settore che preleva più acqua, circa il 50,45%, ma utilizza solo marginalmente la rete idrica e ha il consumo energetico più basso. Il settore industriale preleva il 22,85% dell’acqua complessiva e si basa soprattutto su sistemi di prelievo dedicati, approvvigionandosi in misura meno significativa da acque superficiali, consorzi e rete idrica civile. Infine, nel settore civile, che si approvvigiona quasi esclusivamente dalla rete idrica, i prelievi ammontano al 26,70% del totale.

Prelievo e consumo acqua in Italia per settore agricolo, industriale e civile

La prima edizione del Water Management Report si focalizza sul settore industriale e sul settore civile, rimandando ad una successiva edizione l’approfondimento sull’agricoltura.

Per quanto riguarda la rete idrica civile, si analizza prima il quadro normativo che regola l’utilizzo dell’acqua e le principali novità introdotte dalle normative vigenti in materia di risorse idriche in Italia come ad esempio il Servizio Idrico Integrato (o «SII»), gli Ambiti Territoriali Ottimali (o «ATO»), la disciplina della gestione del Servizio Idrico Integrato e il sistema tariffario del Servizio Idrico Integrato. Specificamente, si contano ad oggi sul territorio nazionale 92 ATO, ciascuno regolato da un Ente d’Ambito e amministrato da un soggetto gestore, ovvero l’operatore che si impegna a svolgere le attività d’erogazione di acqua potabile e di convogliamento e depurazione delle acque reflue che hanno effetti sulle risorse idriche incluse nell’ATO. In particolare, i primi 26 soggetti gestori, che servono ognuno una popolazione superiore ai 400.000 abitanti, arrivano a coprire quasi il 70% della popolazione italiana (poco più di 40,5 milioni di abitanti su un totale di oltre 58,4 milioni). Soltanto i primi dieci servono già oltre il 50% della popolazione italiana complessiva. Il quadro normativo vigente fa emergere due direttrici di riflessione principali. Da un lato, il settore idrico è regolato, sono state stabilite delle tariffe e gli investimenti sembrano essere remunerati a sufficienza. Dall’altro lato, si evidenzia comunque, così come messo in luce anche dagli operatori del settore coinvolti, come esista un trade-off tra la remunerazione degli investimenti e il sistema tariffario nel momento in cui non paiono essere ancora chiari i driver che spingono gli operatori a investire. In tal senso, per rendere ancora più convenienti gli investimenti, la normativa dovrebbe esplicitare agli operatori il “come” investire, ossia quali materiali, quali tecnologie e quali tecniche utilizzare, in modo da avviare un circolo virtuoso che leghi “maggiori investimenti e migliori remunerazioni”.

Successivamente, si presenta l’infrastruttura idrica italiana, per cui, da un lato, si definiscono le principali funzioni e componenti tecnologiche e, dall’altro, si offre un quadro dei livelli di acqua prelevata, potabilizzata, immessa ed erogata nella rete idrica italiana sottolineando i livelli di dispersione sia nella singola Regione che a livello nazionale. A fine 2015, in Italia, l’acqua erogata nelle reti di distribuzione è stata pari a circa 4,8 miliardi di metri cubi con una dispersione media (passando dall’acqua immessa all’acqua erogata) del 40,66%, ma con punte di oltre il 50% nel Centro e Sud Italia (ad esempio in Lazio, Basilicata, Sicilia e Sardegna). Nei capoluoghi di provincia l’acqua erogata è stata intorno agli 1,6 miliardi di metri cubi con una dispersione media del 38,22%.

Erogazione e dispersione dell'acqua nei capoluoghi di provincia

Il livello molto ingente di perdite che caratterizza la rete idrica è dovuto a cause di diversa natura: (i) motivi economici (pochi investimenti sulle reti idriche, cui si aggiungono difficoltà e costi elevati degli interventi di risanamento); (ii) motivi fisiologici (come errori di misura, difetti di costruzione e scelta dei materiali utilizzati, tipo di terreno e condizioni di posa) e (iii) motivi comportamentali (riferiti sia ad allacciamenti abusivi che ai consumi autorizzati e non fatturati per uso pubblico).

Le principali implicazioni delle perdite di acqua sono diverse: (i) implicazioni sociali, cioè connesse soprattutto ai disagi conseguenti alle carenze di erogazione, (ii) implicazioni economiche, ovvero connesse alle risorse “sprecate” per pompare, movimentare e trattare acqua che non arriverà a destinazione (in caso di perdite reali), o nel caso in cui l’erogazione dell’acqua non venga fatturata (a causa di consumi abusivi e/o non tracciati), e (iii) implicazioni ambientali, nel momento in cui lo spreco di acqua porta a spostare l’acqua da un posto ad un altro sottraendo la risorsa idrica al suo ciclo naturale e creando scompensi da località a località.

Non tutte le cause delle perdite di acqua lungo la rete idrica possono comunque essere eliminate (e.g. i consumi autorizzati e non fatturati), ma c’è sicuramente un enorme potenziale di efficientamento sia in termini di utilizzo di acqua che di energia a essa associata intervenendo sugli allacciamenti abusivi, sulla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete e, più in generale, sul livello qualitativo/tecnologico della rete stessa.

Le nuove tecniche di risanamento o sostituzione (anche conosciute come tecnologie no-dig o «trenchless») possono rappresentare una soluzione innovativa al problema della manutenzione. Utilizzando tali tecniche è possibile eseguire tipologie di interventi fino a poco tempo fa non attuabili, come ad esempio il parziale o totale recupero funzionale e la sostituzione di condotte interrate esistenti senza ricorrere agli scavi a cielo aperto ed evitando le manomissioni di superficie. Comunque, gli operatori principali della rete idrica italiana, tra cui l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico (AEEGSI), i soggetti gestori degli Ambiti Territoriali Ottimali (o «ATO»), i manutentori della rete idrica, i grossisti (soggetti terzi che gestiscono le attività di captazione e adduzione della risorsa) e i fornitori di tecnologie, sono chiamati a perseguire il cammino comune di riduzione delle perdite lungo la rete idrica sfruttando le opportunità connesse al nuovo sistema tariffario e utilizzando al meglio tutte le tecnologie disponibili. È proprio nel nuovo sistema tariffario che gli investimenti nel settore idrico (a fine 2015 risultano finanziati con risorse pubbliche, ma non ancora totalmente completati, 5.812 interventi per un importo totale di circa 11,85 miliardi di euro) devono trovare la principale fonte di finanziamento.

Per quanto riguarda il settore industriale, nel 2015 il volume di acqua dolce complessivamente consumata è stato di circa 6,9 miliardi di metri cubi suddivisi tra circa 5,5 miliardi nell’industria manifatturiera e circa 1,4 miliardi nella produzione di energia. Nel Report si è approfondito lo studio dei cinque settori (chimico, siderurgico, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, produzione della carta e prodotti di carta, tessile) che sono più intensivi sia per il consumo di acqua (complessivamente coprono circa il 55% dei consumi totali dell’industria) che per il rapporto consumo di acqua su produzione venduta.

Tutti questi settori sono molto variegati e complessi, motivo per cui si è deciso di focalizzarsi in ognuno di essi, su un sub-settore significativo.

I 5 settori industriali con il maggiore consumo di acqua

Per ciascun sub-settore si è mappato il processo produttivo fino a evidenziare i principali utilizzi di acqua, si è quindi definita un’impresa “di riferimento” per ciascun sub-settore significativo, considerando le opportunità di efficientamento idrico ed energetico, valutandone la convenienza economica e calcolando il pay-back time dei possibili investimenti.

Si rimanda Rapporto per l’analisi dei singoli sub settori.

Sia nella rete idrica che nei sub-settori industriali precedentemente analizzati il potenziale di risparmio di acqua è assai elevato. Anche il potenziale raggiungibile, valutato in funzione dell’ammontare degli investimenti (e della loro fattibilità) che potranno essere effettuati da qui ai prossimi cinque anni in Italia, è decisamente interessante. In particolare, per quanto riguarda l’attività di distribuzione lungo la rete idrica, il potenziale teorico di risparmio idrico si attesta sui 2,7 miliardi di metri cubi all’anno con un potenziale teorico di risparmio energetico associato all’utilizzo di acqua superiore ai 2 TWh, traducibili in circa 370 milioni di euro risparmiati all’anno.

Le stime effettuate dimostrano come interventi orientati al lungo periodo di risanamento e sostituzione delle tubature per ridurre il livello delle perdite permetterebbero di raggiungere un potenziale di risparmio idrico di circa 1,2 miliardi di metri cubi che significa un potenziale “raggiungibile” di risparmio energetico associato all’utilizzo di acqua di poco inferiore a 1 TWh, che si traduce in circa 160 milioni di euro risparmiati ogni anno (ovvero circa il 50% in meno rispetto alla stima teorica). Perché tali obiettivi siano raggiunti è tuttavia necessaria l’azione congiunta dei soggetti gestori e dei policymakers. Da un lato, i soggetti gestori devono sfruttare il più efficacemente possibile i nuovi sistemi di incentivazione introdotti in ambito normativo e provare a ragionare in un’ottica pluriennale minimizzando, per quanto possibile, gli interventi «day-by-day» o emergenziali di breve periodo per puntare a più efficaci interventi di lungo periodo. Dall’altro, i policymakers devono favorire lo sviluppo di un sistema normativo che favorisca gli investimenti combattendo contestualmente gli allacciamenti abusivi.

Per quanto riguarda i settori industriali, dalle stime effettuate si evince come in tutti i sub-settori analizzati si possano raggiungere elevati potenziali di risparmio idrico ed energetico a fronte dell’implementazione di opportune tecniche per il risparmio di acqua ed energia.

È importante sottolineare comunque che per raggiungere reali risparmi è necessario che l’acqua abbia un certo costo diretto di approvvigionamento (da acque superficiali o sotterranee, o da rete idrica) che influenza significativamente la decisione o meno delle imprese di investire nelle tecniche analizzate per ciascun sub-settore.

In sintesi è possibile notare come, in tutti i settori, esistano già oggi numerose tecniche che consentirebbero, allo stesso tempo, una riduzione dei consumi d’acqua e un incremento della profittabilità. È quindi prevedibile che nei prossimi anni si possano effettuare gli investimenti necessari per cominciare un percorso virtuoso di utilizzo efficiente della risorsa idrica, soprattutto se le condizioni al contorno aiuteranno a sensibilizzare tutti gli attori, pubblici e privati, sul tema del Water Management e renderanno conveniente investire non solo per considerazioni squisitamente economiche, ma anche per una questione di «immagine» legata alla sostenibilità. Esistono anche numerose altre opportunità di efficientamento che tuttavia sono oggi molto poco sfruttate perché si scontrano con costi della «materia prima acqua» piuttosto bassi che possono scoraggiare gli investimenti. In questo senso è importante che i policymakers definiscano delle condizioni normative e fiscali adatte a favorire gli investimenti miranti a risparmiare l’acqua dolce.

Infine, focalizzandosi sui consumi energetici associati all’utilizzo d’acqua, è importante sottolineare come, grazie alla continua evoluzione tecnologica, in quasi tutte le industrie, così come nella rete idrica, ci siano numerose opportunità di efficientamento dei sistemi di pompaggio a partire dalla “semplice” sostituzione dei motori, ma puntando poi, più in generale, a incrementare l’efficienza idraulica delle macchine e delle reti e a gestirle in modo più efficiente.

l tema del Water Management è di estrema attualità: negli ultimi anni, anche a causa dell’aumento della popolazione globale, della forte crescita economico-industriale di molti Paesi un tempo considerati «in via di sviluppo» e dei cambiamenti climatici in atto, è diventata sempre più importante la corretta ed efficiente gestione della risorsa idrica, che viene sempre di più considerata un bene prezioso e “scarso”. In questo contesto il presente Rapporto ha voluto fornire un primo quadro generale sull’impiego dell’acqua dolce sia in ambito civile che industriale, ponendo le basi per i successivi, necessari, approfondimenti della ricerca. Per quanto riguarda la rete idrica, da un lato, sarà sicuramente opportuno monitorare lo stato di avanzamento degli interventi descritti nel Rapporto per verificare gli effettivi passi in avanti e per mantenere alto il livello di attenzione su un tema così rilevante. Dall’altro lato sarà necessario estendere l’analisi alle due attività del ciclo idrico integrato, fognatura e depurazione, che non sono state approfondite in questo Rapporto che si è focalizzato sull’analisi del sistema acquedottistico di distribuzione.

Per quanto riguarda i settori industriali sarà sicuramente da approfondire il settore della produzione dell’energia che, pur non approvvigionandosi da acqua dolce in modo significativo, utilizza ingenti quantità di acque marine e salmastre.

In tale settore ci sono certamente notevoli possibilità di intervenire sull’utilizzo e sul consumo di acqua e, più in generale, sull’efficientamento idrico-energetico.

Presentazione Water Management Report

24 gennaio – Politecnico di Milano – Campus Bovisa, via Lambruschini 4, Edificio BL28 – Aula Magna Carassa Dadda.

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