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Emergenza Abitativa: Flex Habit-at un modello nel Comune di Castelfranco Emilia

Il progetto propone una risposta allemergenza abitativa nel Comune di Castelfranco Emilia (MO), in seguito agli eventi sismici del 2012. Un modello che risponde ai criteri di temporaneit, flessibilit e comfort, rispettando i requisiti di sostenibilit economica, sociale ed ambientale e che si posto come obiettivo primario quello della riduzione del tempo nellinstallazione dei moduli abitativi

Emergenza Abitativa: Flex Habit-at un modello nel Comune di Castelfranco Emilia

 

Col termine emergenza abitativa si fa riferimento a situazioni immediatamente successive a catastrofi naturali, o a situazioni critiche di natura sociale. Tale tipo di emergenza riguarda in ogni caso la necessità immediata di abitazioni, a seguito di un avvenimento eccezionale e non programmabile che costringe un numero elevato di persone a dover abbandonare le proprie case. Fino ad ora poco è stato fatto per garantire una soluzione rapida ed efficace al bisogno di dare alle persone colpite da questi eventi un alloggio confortevole in attesa della ricostruzione delle loro abitazioni.

 

Il progetto illustrato di seguito propone una risposta all’emergenza abitativa nel Comune di Castelfranco Emilia (MO), verificatasi a seguito degli eventi sismici del 2012, un modello che possa rispondere ai criteri di temporaneità, flessibilità e comfort.

 

Un ruolo importante in questi contesti di emergenza è determinato dall’opera della Protezione Civile, che opera a livello centrale, regionale e locale, nel rispetto del principio di sussidiarietà: in cui la prima risposta deve essere garantita a livello locale, a partire dalla struttura comunale più vicina al cittadino. Dal 2012 viene approfondito il concetto di “superamento dell’emergenza” ed inquadrate le azioni di allertamento, pianificazione d’emergenza, formazione, diffusione della conoscenza di protezione civile, informazione alla popolazione, applicazione della normativa tecnica e di esercitazioni, garantendo ed organizzando interventi di primo soccorso e stabilendo un tempo massimo di assistenza alle persone colpite.

 

Rimangono da organizzare e sistematizzare le azioni del post-emergenza, ovvero tutte quelle strategie abitative e di ricovero confortevole in attesa della ricostruzione, oggetto di studio del progetto esposto

Il progetto per l'emergenza

Il processo in termini di interventi abitativi deve rispettare innanzitutto gli essenziali requisiti di sostenibilità ECONOMICA: basso costo di costruzione e gestione del fabbricato; SOCIALE: il rispetto degli equilibri preesistenti l’evento catastrofico e delle esigenze delle persone che necessitano d’aiuto; AMBIENTALE: rispetto per le risorse utilizzabili e riduzione dell’impatto sull’ambiente naturale.

 

Inoltre, considerata la condizione fisica e sociale in cui il progetto per l’emergenza si inserisce, si ritiene che esso debba avere come obiettivi anche il raggiungimento e soddisfacimento delle caratteristiche di:

Flessibilità - Necessità di pensare ad una struttura flessibile nello spazio e nel tempo, ovvero che possa soddisfare bisogni diversi indifferentemente dal fatto che si presentino contemporaneamente o in momenti successivi. Occorre pensare ad un’architettura ad-attiva, ovvero capace di avere un ruolo attivo, spesso a carattere sperimentale, nel tentativo di risolvere i problemi, in modo immediato ed efficiente, di comunità o di persone disagiate.

Temporaneità - Prevedere una fine dell’uso delle abitazioni e dei quartieri creati per l’emergenza. Si introducono quindi i termini di temporaneità fisica e temporaneità d’uso.

Reversibilità - Data la natura temporanea e ciclica dell’emergenza è necessario considerare un sistema edilizio capace di non lasciare traccia sul territorio, che possa essere rimosso e poi riciclato come tale o con un nuovo aspetto.

 

“Containerization”: una scelta strategica

Perchè costruire con i container?

Inquadrati nel modello sopra illustrato s’inserisce l’opportunità di utilizzare container ad uso navale, grazie le nuove tecnologie di lavorazione dei materiali e la varietà disponibile di soluzioni per l’isolamento e il rivestimento di queste strutture, e costruire edifici degni di notevole interesse nell’architettura anche dell’emergenza, con numerosi vantaggi per l’ambiente e per la progettazione.

 

Recentemente, anche dal punto di vista umanitario si è optato per l’uso del container nella creazione di abitazioni alternative sulla scia dei disastri naturali, come terremoti, uragani, alluvioni che hanno colpito diverse parti del mondo negli ultimi anni. L’uso del container come modulo da costruzione  risulta particolarmente vantaggioso, oltre a rispecchiare i criteri di sostenibilità economica ed ambientale, fondamentali per la società contemporanea.

 

Rispondendo alle caratteristiche ricercate di velocità di esecuzione e messa in opera del manufatto, in modo da garantire tempi di consegna brevi minimizzando la condizione di disagio in cui le persone si trovano a seguito dell’evento calamitoso, partendo dalla possibilità di preparare preventivamente l’oggetto prima della condizione emergenziale. Poi la temporaneità dell’intervento ottimizzata dalla scelta di questa tecnologia a secco, che risulta facilmente montabile e smontabile, anche per il recupero e riciclo dei materiali al momento della dismissione dell’area. La caratteristica materica di snellezza e semplicità nella lavorazione dei singoli elementi, si unisce alla facilità di trasporto, movimentazione e rapida messa in opera.

 

Flex Habit-at: un progetto per fasi

Il processo di sviluppo del progetto per fasi successive

La definizione preventiva di un oggetto che deve assolvere una funzione futura, richiede una progettazione ragionata di tutti gli elementi di cui dovrà disporre in caso di bisogno, azione che avviene in un momento che rimane estraneo all’oggetto e che richiede un notevole sforzo di proiezione temporale e immedesimazione.

 

In questo caso, trattandosi della progettazione di un sistema insediativo residenziale in emergenza, è importante la progettazione dell’elemento abitativo insieme la pianificazione dell’area scelta, per un risparmio di tempo che corrisponde a ore di disagio e sofferenza per le persone colpite. Il progetto in questione ha, quindi, come obiettivo primario la riduzione del tempo nell’installazione dei moduli abitativi. La strategia adottata per perseguire l’obiettivo consiste nella diversificazione della funzione nel tempo attraverso uno sviluppo insediativo per fasi e nella predisposizione, già dalla prima fase, delle infrastrutture per l’inserimento dei moduli abitativi.

 

Individuata l’area di progetto in una porzione di parco urbano definita dal PSC come area edificabile, si procede alla mappatura dei confini e degli accessi presenti.

 

Nel caso dell’area scelta nel Comune di Castelfranco Emilia sul lato a sud del lotto si individua l’area centrale dell'intervento, corrispondente ad un ampio spazio pavimentato che possa essere luogo di passaggio dal marciapiede all’area verde interna, ma anche punto di raccolta e di riferimento per i residenti dell’area.

 

Il primo insediamento nell’area scelta consisterà in ambienti polifunzionali per attività di servizio al quartiere e alla comunità. Da questo punto si sviluppano poi delle aree di confluenza dei flussi nella parte retrostante, in cui verranno posizionate delle piazzole attrezzate a parco giochi da delimitare degli spazi aperti di raccoglimento.

 

Si forma così la fase 1 del progetto, corrispondente alla formazione del parco urbano, che durerà fino all’emergenza e che soddisfa i requisiti di punto attrattore del quartiere e ambienti a servizio della comunità. Col giungere dell’emergenza, fase 2, le aree destinate a parco giochi diventano la base per l’installazione dei moduli abitativi provvisori, grazie alla predisposizione di plinti prefabbricati di fondazione inseriti tra la pavimentazione. La fase 3 consiste nel raggiungimento della configurazione emergenziale completa, durante la quale l’area ospita il numero totale dei moduli previsti, per una capienza pari a 42 persone. La disposizione dei moduli e le caratteristiche tecniche dell’elemento costruttivo utilizzato, il container, consentiranno l’ampliamento dell’insediamento sia in orizzontale sia in verticale a seconda delle necessità.

 

Schematizzazione del processo di urbanizzazione del lotto per la costruzione di container per le emergenze abitative

Schematizzazione del processo di urbanizzazione del lotto

 

La fase 1

In questa fase l’area è principalmente caratterizzata dalla diversificazione delle tipologie di pavimentazione, che suddividono a livello zero gli spazi esterni.

 

Prato, ghiaia e pietra si alternano in modo da delimitare aree con funzione diversa: uno strato sottile di ghiaia bianca caratterizza le aree interne delle corti e il sottofondo degli spazi di collegamento; l’erba, elemento di base del lotto in cui il progetto si inserisce, permea in alcuni punti del progetto creando dei riquadri in corrispondenza delle bucature della copertura; i percorsi di collegamento hanno una pavimentazione in pietra sinterizzata, esteticamente fedele alla pietra naturale, posata direttamente sulla ghiaia o sull’erba;  le aree attrezzate con giochi per bambini e arredo urbano sono, invece, caratterizzate da una pavimentazione permeabile con autobloccante in pietra naturale. Nel lotto è prevista anche la formazione di un piccolo orto urbano gestito dall’amministrazione per i cittadini.

 

Gli unici moduli presenti sul lotto già da questa fase corrispondono ai due edifici centrali, costituiti entrambi da due container da 40’, che ospitano spazi polivalenti a disposizione dell’amministrazione comunale per attività di vario tipo, con la possibilità di concederli in uso ad associazioni o a soggetti privati.

 

La copertura rappresenta, infine, l’elemento unificante del progetto. Essa subisce le stesse fasi evolutive dell’area e, grazie ai diversi elementi da cui è costituita, permette di ombreggiare sia gli spazi esterni sia i container, in modo da ridurre il soleggiamento durante i caldi mesi estivi. In previsione del posizionamento dei moduli abitativi per la fase emergenziale, le opere di urbanizzazione del lotto prevedono, oltre all’inserimento di plinti prefabbricati tra i blocchi di autobloccante delle piazzole, corrispondenti ai punti di appoggio dei container, anche la realizzazione delle reti impiantistiche, acqua calda e fredda, elettricità e scarichi, per ogni modulo abitativo.

 

Il progetto per l'emergenza abitativa Flex Habit-at

 

La fase 3

Come già anticipato, al verificarsi dell’evento calamitoso il lotto cambia destinazione d’uso e, da parco urbano, si trasforma in un’area abitativa per l’emergenza.

 

I container vengono posizionati nel punto prestabilito e vengono effettuati gli allacciamenti alle reti impiantistiche dell’acqua, dell’elettricità e delle fognature. La pavimentazione in lastre di pietra viene facilmente integrata con nuovi elementi in modo da garantire l’accesso a tutti i moduli abitativi e permettere la creazione di piccole aree per la sosta all’interno delle tre corti principali del lotto. I giochi e le attrezzature dapprima presenti sulle piazzole di autobloccante vengono in parte rimossi e in parte riposizionati in altre aree del lotto, in modo da mantenere una parte della funzione di parco urbano.

 

Questa configurazione vede tutti i container disposti secondo quanto previsto dal progetto con la formazione di tre grandi corti semi-pubbliche accessibili anche da persone esterne al lotto. Si può notare come ogni modulo disponga di un accesso privato con piccola area esterna, corrispondente alla piattaforma rialzata d’ingresso, che permette alle persone di mantenere la propria privacy, ma, allo stesso tempo, si relazioni direttamente con lo spazio collettivo delle corti, luogo di incontro, dialogo e socialità.

 

Il sistema di copertura viene completato con l’aggiunta dei blocchi sovrastanti i nuovi moduli abitativi. In questo modo si crea un elemento di filtro dei raggi solari su tutta l’area, ottimale per l’ombreggiamento dei container, essendo elementi metallici si riscalderebbero velocemente, ma anche delle aree esterne attrezzate. Un ulteriore elemento ombreggiante consiste nella presenza delle alberature sia nelle corti interne, sia nelle aree verdi. Nella sezione trasversale viene mostrata l’evoluzione nel tempo dello spazio interposto tra l’elemento di copertura e il terreno. Nonostante il cambiamento repentino della destinazione d’uso di queste aree, vediamo come le corti interne mantengano la loro natura di spazi aperti caratterizzati dalla presenza della vegetazione e di arredo urbano.

 

Il ritorno ad una condizione di normalità

Dopo la consegna delle casette, il progetto assume la veste di un piccolo quartiere residenziale, nel quale le unità abitative sono collocate tra aree verdi e piazzette attrezzate con arredo urbano.

 

I moduli preesistenti, i quali ospitavano varie attività a servizio del quartiere più grande, diventano ora spazi comuni per i nuovi residenti, luoghi di incontro, socializzazione e scambio. Questa nuova funzione, però, non esclude che essi possano mantenere qualcuna delle attività precedenti, in linea con la nuova destinazione d’uso. La durata di questa fase è difficile da stabilire. Essa dipende dalle condizioni degli edifici danneggiati e, nel caso del crollo totale, dal tempo necessario per la loro ricostruzione. Considerate le fasi di queste operazioni, si ipotizza un tempo minimo di dieci anni.

 

Nell’ottica del riuso e riciclo di elementi esistenti e rispettando i concetti di temporaneità d’uso e fisica, si prevede che tali moduli, ora inutilizzati, possano essere convertiti ad altra funzione o mantenere le caratteristiche di residenza ed essere trasferiti in un’altra area per la realizzazione di abitazioni private o per l’allestimento di un nuovo quartiere per l’emergenza. L’ultima fase corrisponde, perciò, ad una destinazione mista del lotto: alcuni dei moduli rimasti potrebbero mantenere la funzione abitativa ed essere usati dall’amministrazione come residenze sociali, altri moduli potrebbero essere convertiti in ambienti a servizio di associazioni o gruppi sociali e nelle aree liberate, grazie al trasferimento dei container altrove, sarà possibile ripristinare la funzione di parco urbano e riposizionare i giochi e l’arredo che erano stati tolti in precedenza.

 

Schematizzazione dello sviluppo del sistema di copertura in un modulo abitativo di emergenza

Schematizzazione dello sviluppo del sistema di copertura

 

Un sistema modulare e flessibile

Unitamente alla definizione dell’area di progetto per la disposizione degli alloggi temporanei per l’emergenza, è stato ideato anche un sistema di copertura, conforme ai requisiti generali stabiliti inizialmente. Tale elemento, infatti, viene predisposto già dalle prime fasi di progetto e, mantenendo la stessa funzione nel tempo, subisce anch’esso un ampliamento in relazione alle evoluzioni dell’area sottostante.

 

Il concetto che sta alla base della realizzazione del sistema di copertura deriva dalla ricerca dell’unitarietà per l’area di progetto, nella quale i container vengono posizionati in modo da ottenere principalmente un alto valore di benessere e di vivibilità degli spazi. Si tratta, perciò, di un elemento che oltre a svolgere la tecnologica di supporto di pannelli solari fotovoltaici, diventa soluzione architettonica totalizzante per caratterizzare a livello unitario l’immagine del progetto.

 

Si è ricercata una copertura che fosse leggera sia visivamente  sia strutturalmente e che rispecchiasse le stesse caratteristiche di flessibilità, rapidità di montaggio e temporaneità proprie dell’area sottostante.

 

La soluzione ottenuta dall’integrazione di questi diversi aspetti risulta caratterizzata da un impianto modulare che permette l’installazione di diversi tipi di ombreggiamento a seconda delle necessità. La permeabilità dei tamponamenti e la presenza di numerosi spazi aperti permettono di non percepire la copertura come un elemento di chiusura, bensì come spazio filtro tra i container e il contesto, nel quale anche gli elementi di verde urbano sono naturalmente integrati. La volontà di fornire risposte diverse alle diverse caratteristiche delle aree sottostanti ha portato alla suddivisione degli elementi in una griglia modulare nella quale vengono inseriti diversi tipi di pannelli ombreggianti, in base alla funzione dell'area a cui corrispondono in planimetria e della capacità di ombreggiamento richiesta.

 

Sezione trasversale dell’insediamento per emergenza abitativa Flex Habit-at

 Sezione trasversale dell’insediamento. Studio del rapporto fra moduli abitativi, moduli per le attività comuni e sistema di copertura

 

I moduli abitativi

 

Modulo edilizio per residenza abitativa di emergenza Flex Habit-at

 Tipologia di modulo C

 

Il dimensionamento degli alloggi

Sulla base dei dati demografici della città di applicazione del modello sono stati progettati i moduli abitativi mediante l’utilizzo di uno o due container accoppiati.

 

Il modulo più piccolo, denominato di tipo “A”, è costituito da un container singolo da 40 piedi, 12,192 metri, per una superficie utile complessiva di 22,4 metri quadrati, ottimale per una persona.

Il modulo di tipo “B” consiste in un’evoluzione del primo modulo grazie all’aggiunta a lato di un container da 20 piedi, 6,058 metri, corrispondente ad una nuova unità funzionale. La superficie utile complessiva in questo caso supera di poco i 35 metri quadrati, ma la maggiore divisione interna degli ambienti permette di alloggiare comodamente due persone, con l’eventuale aggiunta di un terzo componente in modo temporaneo.

Il modulo “C”, infine, è composto da due container da 40 piedi affiancati per una superficie utile totale di 49 metri quadrati. Quest’ultimo modulo è dotato di 4 posti letto e corrisponde al modulo con la massima capienza.

Gli spazi interni delle residenze sono generalmente flessibili, grazie alla suddivisione degli ambienti con elementi a secco facilmente smontabili. Gli unici elementi che rimangono fissi sono gli ambienti di servizio.

 

Tutti gli alloggi, infatti, sono dotati di un core tecnico in cui sono raggruppati il bagno con il relativo antibagno e la cucina. Tale soluzione permette di razionalizzare la disposizione degli impianti e, quindi, il costo di realizzazione degli stessi.
 

Il sistema tecnologico

Uno degli obiettivi principali del progetto consiste nella riduzione del tempo di consegna dei moduli abitativi alle persone sfollate. A tale scopo è stato scelto di puntare tutto sulla prefabbricazione e sulla semplificazione delle azioni da effettuare in sito. Per queste regioni è stato scelto di utilizzare come modulo costruttivo il container, facilmente trasportabile e costituito da una robusta struttura scatolare autonoma. Tuttavia, date le sue dimensioni al limite della trasportabilità su gomma, non è stato possibile prevedere delle lavorazioni all’esterno che ne aumentassero la volumetria.

 

A seguito di queste considerazioni è stato scelto di intervenire sul container solo dall’interno, nonostante questo comporti un continuo compromesso tra l’obiettivo di ottenere alte prestazioni energetiche dell’involucro e la necessità di ridurre al limite lo spessore dei materiali per garantire uno spazio interno di adeguate dimensioni.

 

Per la realizzazione dei pacchetti interni si predilige l’uso di materiali di origine naturale quando possibile in modo da ridurre le sostanze nocive nelle porzioni di involucro a contatto con le persone. Tutte le lavorazioni interne del container, comprese le finiture e il posizionamento degli infissi, vengono effettuate prima della consegna, in modo da ridurre le operazioni in sito.

 

Sezione tecnologica del modulo abitativo di emergenza del progetto Flex Habit-at

Sezione tecnologica del modulo C

 

Le prestazioni energetiche dell’involucro

Grazie alla giustapposizione dei materiali isolanti e degli elementi di finitura è stato possibile raggiungere alti valori di trasmittanza termica per i pacchetti dell’involucro, nonostante lo spessore sia stato ridotto al minimo possibile. Per quanto riguarda la parete verticale si è optato per una soluzione con materiali di origine naturale, con isolanti in fibra di legno a bassa e media densità, in modo da avere una buona inerzia termica. La ventilazione dell’intercapedine tra la lamiera e il pannello OSB permette di espellere l’aria surriscaldata a causa dell’irraggiamento della lamiera.

 

Il risultato ottenuto per questo pacchetto corrisponde alla migliore soluzione adottata:

U = 0,21 W/m2K, Sfasamento = 10,5 h, Attenuazione = 0,34, Spessore = 25,5 cm

 

Il pacchetto di copertura risulta il più problematico, per via della necessità di mantenere un’altezza utile interna non inferiore a 1,60 metri. Per ottenere buone prestazioni con spessori ridotti si è scelto di intervenire con un materiale sintetico verso l’esterno, mentre dal lato interno è stato posizionato un pannello di fibra di legno. Il poliuretano permette di ottenere un buon valore di trasmittanza, ma, allo stesso tempo, la bassa densità produce dei scarsi risultati per quanto riguarda l’inerzia termica. Per questo motivo il progetto prevede il completo ombreggiamento dei container e, quindi, l’eliminazione dei problemi legati al surriscaldamento dell’involucro.

 

I valori ottenuti sono: U = 0,20 W/m2K, Sfasamento = 7 h, Attenuazione = 0,44, Spessore = 15 cm

 

Anche nel caso del pacchetto del pavimento gli spessori hanno giocato un ruolo fondamentale nella definizione dei materiali. In questo caso è stato possibile sfruttare lo spazio tra i travetti strutturali della base del container per l’inserimento dell’isolante termico. Essendo a contatto con l’esterno è stato scelto un materiale sintetico a celle chiuse che, però, presenta anch’esso una bassa densità. Un’ulteriore elemento coibente in schiuma poliuretanica è stato posto sotto il pavimento in laminato. La facile lavorabilità di tale materiale permette il rapido posizionamento dei cavi dell’impianto elettrico.

 

I valori ottenuti sono: U = 0,20 W/m2K, Sfasamento = 6,6 h, Attenuazione = 0,37, Spessore = 17,6 cm

 

Il sistema impiantistico

 

Sistemi tecnologici del modulo abitativo di emergenza Flex Habit-at

 Sistemi tecnologici

 

Il sistema di produzione energetica

A seguito di tutte le considerazioni e le scelte tecniche esposte nei capitoli precedenti è stato possibile giungere alla determinazione del fabbisogno termico dei moduli abitativi e, quindi, alla domanda di energia elettrica necessaria per il funzionamento degli impianti di raffrescamento e riscaldamento.

 

All’inizio della definizione del progetto l’attenzione è stata posta sulla disposizione ottimale dei moduli abitativi, per quanto riguarda l’orientamento rispetto allo spostamento del sole, e sulla progettazione di un sistema schermante che funzionasse da filtro per l’irraggiamento estivo, senza ostacolare il guadagno termico durante i mesi invernali.

 

Successivamente è stata posta molta attenzione sulle singole unità abitative, progettando ad hoc tutti i pacchetti dell’involucro, con l’obiettivo di ottenere alte prestazioni termiche in tutte le direzioni, pur mantenendo gli spessori ridotti al minimo. Infine è stato  previsto un impianto meccanizzato per il controllo della ventilazione degli ambienti interni, in modo da ridurre le dispersioni di calore per ventilazione e mantenere un benessere termoigrometrico interno molto elevato.

 

Tutti questi fattori fanno sì che il fabbisogno termico per l’intera area di progetto sia di 31.441,8 kWh/a nel periodo invernale e di 13.226,2 kWh/a nel periodo estivo. La classe energetica si attesta su valori medio-alti, che rendono i moduli abitativi di classe B; il modulo più grande di 49 mq necessita nel periodo invernale di 39 kWh/mqa, mentre nel periodo estivo di 15 kWh/mqa.

 

L’impianto previsto per soddisfare tale richiesta consiste in una pompa di calore centralizzata, che serve l’intera area di progetto, funzionante tramite energia elettrica (non è previsto l’utilizzo di gas). Tale impianto alimenta una batteria di post-trattamento dell’aria collegata all’impianto di ventilazione meccanizzato dei singoli moduli abitativi.

 

Con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza da un punto di vista energetico, è stata prevista l’installazione di pannelli solari fotovoltaici sulla struttura di copertura.

Essi sono stati posizionati, inoltre, seguendo uno specifico schema architettonico, in modo da aumentare l’ombreggiamento dei moduli abitativi. Il dimensionamento minimo della superficie pannellata è stato calcolato per coprire il fabbisogno elettrico richiesto dalla pompa di calore, pari a 29.826,9 kWh/a per l’intera area, considerando riscaldamento, raffrescamento e la produzione di acqua calda sanitaria, che si traduce in una superficie di 165,56 mq. Il progetto, invece, prevede una superficie pannellata di 552 mq, ampiamente sufficiente per ricoprire il fabbisogno elettrico dell’intera area.

 

L’impianto di ventilazione meccanica controllata

Ogni modulo abitativo è dotato di un sistema di ventilazione meccanica controllata per il controllo del benessere igrometrico interno. Ad esso è collegata una batteria idronica di post trattamento dell’aria alimentata dalla pompa di calore centralizzata.

 

Grazie al contributo di aziende affermate del settore è stato dimensionato l’impianto per il modulo abitativo di 49 mq considerando un ricambio d’aria pari a 1 volume/h, 127,4 mc/h. Esso consiste in un sistema composto da un’unità di ventilazione, un’unità di post trattamento aria, due elementi di distribuzione con silenziatore, tre condotti di mandata e tre condotti di ripresa del diametro di 90 mm, che scorrono nel controsoffitto della zona servizi. La necessità di ridurre al minimo la lunghezza delle tubazioni ha portato all’utilizzo di bocchette di mandata ad effetto coanda, che consentono di prolungare il getto d’aria fino alla parete opposta per il lavaggio adeguato dell’aria interna.

 

Conclusioni

In conclusione, si può affermare che l’obiettivo principale di questo lavoro di tesi consiste nella possibilità di offrire una soluzione abitativa temporanea confortevole per le situazioni di emergenza alle persone sfollate. Tale obiettivo, posto fin dall’inizio come fondamento di tutto il percorso, nasce dalla necessità di superare l’esperienza degli ultimi anni e, quindi, evitare che le persone colpite da un evento calamitoso siano costrette a vivere in situazioni precarie nelle tende allestite dalla Protezione Civile per un tempo indefinito, fino alla consegna di moduli abitativi temporanei che, comunque, non soddisfano le aspettative. La strategia messa in atto in questo lavoro di tesi consiste, perciò, nella previsione di una situazione emergenziale e nel calcolo di un’eventuale necessità di abitazioni temporanee per la preparazione di un’area destinata ad accoglierle.

 

Il valore aggiunto del presente progetto consiste nella realizzazione di una parte dell’insediamento nella fase pre-emergenza e in una temporanea destinazione d’uso diversa dell’area: in questo caso essa si presenta come parco urbano, elemento che ha permesso di riqualificare l’ambito d’intervento, che altrimenti avrebbe subito gli effetti dello spopolamento e della mancanza di servizi di quartiere.

 

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Approfondimento realizzato in collaborazione con Architettura>Energia, centro ricerche del Dipartimento Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara. 

 

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Autore: dott. Irene Giovannini

A.A. 2017/2018

Relatore: Prof.ssa Silvia Brunoro
Secondo relatore: Prof. Roberto Di Giulio
Correlatori: Arch. Stefano Cornacchini, Arch. Federico Arieti

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