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Associazioni e parlamentari EU chiedono di non rinnovare i dazi per i pannelli solari ‘made in China’

Inviate 2 lettere alla commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem: i dazi europei hanno contribuito al rallentamento del mercato

Nell’ultimo periodo la commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem si è vista recapitare 2 lettere con la richiesta di non rinnovare i dazi per i pannelli solari ‘made in China’.

Il 4 giugno 2013, dopo un’inchiesta durata 9 mesi, la Commissione europea ha deciso di istituire dazi anti-dumping provvisori sulle importazioni di pannelli solari, celle e wafer dalla Cina. Nell’ambito dell’indagine la Commissione aveva accertato che le società cinesi vendevano pannelli solari all’Europa a prezzi assai inferiori al valore normale di mercato, danneggiando così considerevolmente i produttori Ue.

A fine luglio 2013, Bruxelles e Pechino hanno raggiunto un’intesa amichevole, che prevedeva un prezzo minimo per i pannelli solari ‘made in China’ importati in Europa. L’accordo raggiunto permetteva ai produttori cinesi di esportare in Ue fino a 7 GW di prodotti fotovoltaici senza pagare dazi, purché il prezzo non fosse inferiore ai 56 centesimi per watt. A partire dal 6 dicembre 2013 l’Ue ha deciso di confermare l’accordo con i produttori cinesi, esentandoli dal pagamento dei nuovi dazi.

Le misure anti-dumping avranno effetti fino al 7 dicembre 2015. Scadenza cui guardano gli operatori europei del fotovoltaico.

SolarPower Europe, insieme ad altre venti associazioni europee di operatori del fotovoltaico rappresentative di 19 Paesi europei, tra cui assoRinnovabili, ha inviato la prima missiva alla commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem, chiedendo di non rinnovare i dazi anti-dumping e anti-sovvenzioni per i moduli e le celle importate dalla Cina.

Dall’introduzione dei dazi, denunciano le associazioni, le installazioni di fotovoltaico in Europa sono scese considerevolmente, assommando nel 2014 ad appena 7 GW.

Il ritorno alla normalità degli scambi con Pechino “accrescerà l’intera catena del valore del solare europeo, inclusa la produzione di impianti, componenti, materiali, inverter”. Piuttosto che frenare l’import dalla Cina, sottolineano le associazioni, l’Europa dovrebbe garantire un’elevata qualità e innovazione degli impianti solari, fissando severi standard e requisiti tecnici, ambientali e di prestazioni.

Dopo l’appello degli operatori del fotovoltaico, anche un gruppo di 14 eurodeputati ha scritto alla commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem con la stessa richiesta.

“Le installazioni sono calate drasticamente in Europa, passando dai 17 gigawatt del 2012 a meno di 7 nel 2014”, con un impatto anche sul piano occupazionale” e “i posti di lavoro in questi anni sono scesi da 165mila a 120mila”.

“Riteniamo che i dazi europei sui prodotti solari cinesi abbiano contribuito a questo rallentamento”, si legge nella lettera. “Un ritorno ai prezzi di mercato aiuterebbe anche i consumatori ad acquistare prodotti di qualità al miglior prezzo possibile”.

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