E già si spera in una Cop15 bis

“Teniamo a sottolineare che il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide del nostro tempo”. Una citazione che abbiamo preso direttamente dal testo dell'Accordo, e che platealmente contraddice l’esito insoddisfacente dei lavori. E parliamo del generico e breve documento di sole tre pagine e articolato in dodici punti, che costituisce l’Accordo, non legalmente vincolante, firmato lo scorso venerdì, al termine del vertice ONU sul clima di Copenaghen (Cop15), che ha questi scarni obiettivi. Limitare il riscaldamento del pianeta a 2 gradi, in rapporto ai livelli preindustriali (ma non c’è più traccia dell’intento di tagliare del 50%, entro il 2050, le emissioni). Nel documento si legge anche: “Siamo d'accordo che i paesi sviluppati devono fornire adeguate risorse finanziarie e tecnologiche per sostenere l'attuazione di azioni di adattamento nei paesi in via di sviluppo”: in tre anni, si è scelto, dunque, di destinare, “poiché il picco maggiore delle emissioni si avrà nei Paesi in via di sviluppo”, 30 miliardi di dollari a tali Paesi (finanziamenti che, entro il 2020, dovrebbero arrivare a 100 miliardi di dollari). L’Accordo è stato adottato all’unanimità dai 193 Paesi che hanno partecipato alla conferenza Cop15.  Per correre agli urgenti ripari, si parla di una Cop15 bis da tenersi entro il primo semestre del 2010.

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