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A che punto è l’economia rinnovabile in Europa?

Pubblicato dalla Commissione il 2° Rapporto sullo Stato dell'Unione dell'Energia: superato obiettivo emissioni CO2 a -22%, rinnovabili a 16%, ma vanno aumentati gli sforzi

 

 

La Commissione europea ha pubblicato la seconda relazione sullo stato dell’unione dell’energia in cui traccia un quadro di quanto è stato fatto a poco più di un anno dal precedente Rapporto.
Emerge l’impegno dei paesi verso la transizione reale verso un’economia low carbon ed efficiente, sono infatti abbastanza vicini gli obiettivi fissati al 2020 dall’Europa per le emissioni di gas a effetto serra, l'efficienza energetica e le energie rinnovabili.


La sicurezza energetica è migliorata in modo significativo ed è diminuita la dipendenza energetica, in 22 stati membri su 28, tra cui l’Italia, grazie in primo luogo all'aumento della quota di rinnovabili e dell'efficienza energetica.
Miguel Arias Cañete, Commissario per l'Azione per il clima e l'Energia ha evidenziato che le energie rinnovabili sono sempre più competitive rispetto alle fossili, assicurano oltre un milione di posti di lavoro in Europa, attraggono molti investimenti, e hanno ridotto di 16 miliardi di euro la nostra fattura per le importazioni di combustibili fossili.

La domanda è se l’impegno sia sufficiente e cosa si possa fare di più.

L'UE nel 2016 si è impegnata con azioni volte a ridurre le emissioni di CO2, spingere efficienza energetica ed energie rinnovabili, a questo proposito ha presentato lo scorso 30 novembre il pacchetto Energia pulita per tutti gli europei.

 

Nel complesso sono stati fatti passi avanti verso la realizzazione degli obiettivi dell'Unione dell'energia, in particolare quelli in materia di clima ed energia per il 2020. Per quanto riguarda il consumo finale di energia l’Europa ha già raggiunto l'obiettivo fissato al 2020, il consumo finale di energia è sceso del 11% tra il 2005 e il 2014.
Rispetto al consumo di energia primaria l'UE non ha ancora raggiunto il suo obiettivo per il 2020, anche se tra il 2005 e il 2014 il consumo di energia è diminuito del 12%, ma va segnalato un leggero incremento nel 2014-2015.

Lo stesso vale per le emissioni di gas a effetto serra: nel 2015 erano del 22% più bassi rispetto ai livelli del 1990.

Le energie rinnovabili

Le energie rinnovabili sono una componente chiave della strategia dell'Unione Energia e della leadership dell'UE verso la transizione energetica e permettono di aumentare la sicurezza energetica nei paesi membri, diminuendo la dipendenza nell'approvvigionamento.
Le soluzioni rinnovabili applicate in edilizia hanno dimostrato di riuscire a migliorare il rendimento energetico degli edifici in modo economicamente conveniente.
L'Unione è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo del 20% entro il 2020, in base ai dati del 2014 - la quota di energie rinnovabili ha toccato il 16% del consumo energetico lordo di energia.
Tuttavia, si legge nel documento MEMO/17/163 che accompagna la Relazione sullo Stato dell'Unione dell'energia, gli stati membri devono aumentare i propri sforzi.
Nel 2011, le fonti rinnovabili hanno generato il 21,7% dell'energia elettrica dell'UE; tre anni dopo, questa cifra ha raggiunto il 27,5%, e si prevede che entro il 2030 arrivi al 50%.
Questo grazie all’abbassamento dei prezzi dei moduli fotovoltaici che sono diminuiti dell’80% tra la fine del 2009 e la fine del 2015. Le fonti rinnovabili sono ormai diventate competitive, se non più economiche dei combustibili fossili.
Il fatturato del comparto delle energie rinnovabili è stato di circa € 144bn nel 2014 e si tratta di un settore che impiega più di un milione di persone.
Gli investimenti europei si sono praticamente dimezzati dal 2011 a € 44 miliardi l'anno scorso, mentre gli investimenti globali nelle energie rinnovabili continuano ad aumentare sopra € 260bn.


Un'altra importante tendenza consiste nel fatto che l'UE continua a dissociare con successo la crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra. Nel periodo 1990-2015, il prodotto interno lordo (PIL) combinato degli Stati membri dell'UE è aumentato del 50%, mentre le emissioni sono diminuite del 22%.

L'Italia e le rinnovabili

L'Italia è tra i 22 paesi che hanno diminuito la dipendenza dall’estero di importazioni di energia tra il 2005 e il 2014, grazie all’aumento della produzione di energie rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica.

Il nostro paese non ha invece raggiunto il target del 10% di interconnessione della rete.
Nel Documento dell’Unione il Bel paese viene citato per gli interventi significativi che sono stati fatti per l’implementazione dei sistemi di contabilizzazione intelligenti.

 

Per tutto il 2017 la Commissione intende promuovere negli stati membri dell’Unione tour sull'Unione dell'energia che aiuterà ad avere dati più aggiornati e approfonditi sulle politiche sostenibili dei singoli Stati membri

 

Tra i primi commenti sul nuovo Rapporto c'è quello di Greenpeace che sottolinea come la strategia energetica presentata non sia in linea con gli impegni sul clima sottoscritti a dicembre 2015, durante la Cop21 di Parigi e per assicurare il contenimento del riscaldamento globale sotto 1,5 gradi.

Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, sottolinea che prima di tutto l'Unione dovrebbe cancellare tutti i sussidi alle fonti fossili, garantendo a tutti i suoi cittadini la possibilità di autoprodurre con fonti rinnovabili almeno parte dell’energia consumata.

L’Italia risulta aver raggiunto in anticipo i propri obiettivi al 2020 sul tema delle rinnovabili, ma questo, continua Iacoboni, è vero solo su carta. "In realtà, il raggiungimento dell’obiettivo è dovuto a un mero adeguamento dei dati statistici 2010 e, in gran parte, alla revisione Istat del dato dell’uso di biomassa per produrre calore, prima sottostimato, e non a un reale aumento delle energie rinnovabili per la produzione di energia. Inoltre, il nostro Paese non ha raggiunto l’obiettivo di interconnessione della rete, e anche per questo è ora costretto a “richiamare in azione” alcune vecchie e inquinanti centrali a carbone".

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