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Il piano "anti crisi" mette in crisi la riqualificazione energetica

Dopo la pessima scelta di eliminare l'obbligo di certificazione energetica nella compravendita degli immobili e la lotta per impedire l'obiettivo del miglioramento del 20% entro il 2020 imposto dalla apposita direttiva dell'Unione Europea, arriva dal Governo tramite il "piano anticrisi", l'ennesima batosta per uno dei settori più produttivi del nostro Paese, quello dell'edilizia, andando a colpire pesantemente gli incentivi fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica.

La normativa sugli incentivi fiscali era stata introdotta due anni fa dall'allora Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e prevede la possibilità di detrarre il 55% delle spese sostenute per apportare le migliorie, dalla dichiarazione dei redditi. Con il "decreto anticrisi" riuscire ad ottenere questo incentivo sarà molto più difficile se non addirittura impossibile in quanto sono stati limitati i fondi destinati a questi incentivi.

Cambia anche l'iter per accedere alle detrazioni Irpef e Iras, per tutte le spese sostenute dopo dal 1 gennaio 2008, i contribuenti devono inoltrare all'agenzia delle entrate, unicamente in forma telematica, "un'apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi".

Non sarà più automatico accedere agli incentivi: proprio a causa del tetto massimo dei fondi destinati alle detrazioni, l'Agenzia delle entrate dovrà esaminare le domande, secondo ordine cronologico di invio, proprio per verificare la disponibilità di fondi e dovrà comunicare entro 30 giorni l'esito della verifica. Viene introdotto anche il "silenzio diniego" per cui, se passati i 30 giorni non si riceve alcuna risposta, la domanda di detrazione dovrà intendersi respinta.

Per gli interventi eseguiti nell'anno 2008, in caso di diniego o di mancato invio della domanda, il contribuente avrà la possibilità di usufruire di una detrazione fiscale lorda pari al 36% delle spese sostenute e fino ad un massimo di 48.000 euro suddivisi in 10 ratte annuali.

Questo cambio repentino di rotta non si riesce proprio a capire, come spiega il ministro ombra dell'Economia Pierluigi Bersani, "Lo sconto fiscale del 55% sulle ristrutturazioni edilizie a fini ambientali era una tipica norma di sostegno all'economia e all'ambiente secondo priorità universalmente riconosciute dal Protocollo di Kyoto in poi. Anche questo viene vanificato, addirittura con effetti retroattivi. Per stare al concreto, chi ha realizzato l'intervento sulla sua casa nel 2008 potrà rimetterci fino a 15mila euro".

Il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci aggiunge "Lo sgravio fiscale del 55% introdotto dal governo Prodi è stato utilizzato da 230 mila famiglie e ha messo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro permettendo di ripagare lo sgravio fiscale previsto, attraverso l'emersione del sommerso e l'attivazione di una nuova economia".

Dura anche la presa di posizione del responsabile energia Edoardo Zanchini di Legambiente. "Non si comprende la ragione per la quale si è deciso di cambiare un provvedimento che ha avuto un grande successo e che permetteva alle famiglie di risparmiare sulle bollette elettriche e termiche grazie alla possibilità di installare impianti solari termici, caldaie a condensazione, interventi di efficienza energetica. A meno di voler proprio limitare il ricorso a questo tipo di incentivi"

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