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L’Italia ci crede e Milano guida la rivoluzione della mobilità condivisa

Sharing mobility: i servizi attivi nel nostro Paese sono 363; sono 5,2 milioni le persone che la scelgono. Per Toninelli e Costa è il “trasporto del futuro”. Gli spostamenti arrivano a 33 milioni, con una media di 60 al minuto. Esplode lo scootersharing che in un anno registra un aumento del 285% di noleggi, mentre arretra del 9% il bikesharing. Nelle città ci sono 7.961 auto in carsharing

 

a cura di Tommaso Tetro

 

Sharing mobility: L’Italia ci crede e Milano guida la rivoluzione della mobilità condivisa

 

L’Italia, guidata da Milano, ci crede. La rivoluzione della mobilità condivisa viene scelta da oltre 5 milioni di italiani. Nel 2018 i servizi attivi in Italia sono 363, dal carsharing allo scootersharing al carpooling e al bikesharing; 14 in più rispetto all’anno prima, e gli iscritti arrivano a 5,2 milioni, un milione in più del 2017.

 

Gli spostamenti registrati arrivano a 33 milioni nel 2018, un ritmo che viaggia alla media di 60 spostamenti al minuto (pari al doppio del 2015). E tra le prossime novità, in arrivo sulle strade, ci sono anche i monopattini elettrici (in via di sperimentazione) e il car sharing peer to peer, cioè tra privati. Una fotografia del settore scattata dal terzo Rapporto nazionale sulla sharing mobility presentato nel corso della Terza Conferenza nazionale della Sharing Mobility.

 

Per il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa è questo il trasporto del “futuro”, quello che tiene insieme anche l’esigenza legata al rispetto dell’ambiente. “La sharing mobility è uno degli strumenti attraverso cui stiamo attuando quella rivoluzione nei trasporti che ci siamo prefissati - commenta Toninelli - la filosofia della mobilità condivisa si sposa con quella di trasporti a basso impatto ambientale”.

 

Mentre per Costa “le nostre auto restano parcheggiate per il 92-95% del tempo, questo è il paradosso della motorizzazione privata di massa che porta a spreco di spazio pubblico, di risorse economiche e naturali”.

I numeri della sharing mobility

I numeri – esposti all’incontro organizzato a Roma dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility (nato da un’iniziativa dei ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con il Green City Network, e in partnership con Nugo, l’app lanciata a giugno del 2018 dal Gruppo FS Italiane) – raccontano come la Sharing Mobility stia diventando sempre più sostenibile con un aumento dei veicoli elettrici in condivisione, soprattutto grazie al boom dello scootersharing (che ha segnato un più 285% di noleggi in un anno).

 

Una piccola contrazione si registra nel bikesharing con la chiusura di alcuni servizi e una riduzione del 9% delle bici su strada. La nuova mobilità dedicata soprattutto alle città ci dice che ci sono 7.961 auto in car sharing, di queste 2.126 sono elettriche; poi 6.787 sono free floating (cioè l’auto che si prende e si lascia ovunque) e 1.174 station based (che si prende e si lascia in spazi dedicati); 2.240 scooter in sharing, di cui il 90% sono elettrici; e circa 36.000 bici offerte in bikesharing. Nel 2018 aumenta la quota di auto e scooter elettrici condivisi rispetto al totale, passando dal 27% al 43%.

 

E oltre che più elettrici, i veicoli in condivisione che circolano sono mediamente sempre più leggeri e meno ingombranti; la massa media dei veicoli a motore è infatti diminuita del 17% negli ultimi tre anni. I Comuni in cui è attivo almeno un servizio di sharing mobility sono 271 (il 57% al Nord). Milano, la città dello sharing, e Torino che sono le città maggiormente fornite. Da un’analisi emerge che nonostante l’auto privata rimanga tuttora il mezzo di trasporto più utilizzato dagli italiani (57%), più della metà (54%) aumenterà l’utilizzo dei nuovi servizi di mobilità nei prossimi 3 anni (69%), anche se in una logica di non sostituzione dell’auto di proprietà. Questo purché ci sia un’evoluzione dell’offerta legata alla convenienza economica, alla facilità di accesso al servizio, alla chiarezza dell’offerta e alla riconoscibilità dell’operatore che fornisce il servizio.

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