Arriva la Carta delle aree per il deposito di rifiuti nucleari, 67 siti possibili in 7 Regioni 08/01/2021
Proprio nei giorni in cui il Governo italiano sta assumendo la presidenza di turno dell’Unione europea è stato confermato, con decreto 91/2014, il provvedimento spalma incentivi che prevede la riduzione retroattiva degli incentivi agli impianti fotovoltaici in produzione. Si tratta di una disposizione, come più volte sottolineato da Infobuildenergia.it, che rischia di affossare un settore che andrebbe invece sostenuto, creando disoccupazione ed anche effetti negativi sugli investimenti esteri (diminuiti già del 58% dal 2007), come ha sottolineato qualche giorno fa un interessante articolo del Wall Street Journal e di esporre l’intero settore alla speculazione finanziaria. Le diverse associazioni del mondo delle Rinnovabili hanno più volte proposto incontri e tavoli di discussione al Governo ma, per il momento, non sono state ascoltate. Ricordiamo che il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, ha dichiarato incostituzionale la norma. Vi proponiamo in questo articolo le reazioni di alcune associazioni che chiedono a gran voce di essere ascoltate e un ripensamento da parte del Governo. Andrea Purgatori, neo presidente di Greenpeace Italia sottolinea: “Quelli che ci giungono dal governo Renzi non sono buoni segnali. Nel semestre di presidenza italiano in Europa rischiamo ancora una volta che il nostro Paese giochi una partita di retroguardia quando l’Italia e l’Europa hanno bisogno di investire su rinnovabili ed efficienza energetica. Si tratta di settori in cui abbiamo un ottimo posizionamento strategico e non ha senso che sia proprio l’Italia a rallentare questo processo. “In questi mesi – spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – abbiamo prodotto una serie di rapporti che mostrano il peso delle fonti fossili nell’economia europea. Solo in Italia, per importare petrolio, gas e carbone spendiamo oltre 60 miliardi di euro l’anno. Tutto questo di certo è nell’interesse delle grandi compagnie energetiche ma non dei cittadini europei. I leader UE devono far vedere a chi rispondono: hanno la possibilità di ascoltare la voce dei cittadini, sottrarsi alle pressioni delle lobby fossili e salvare il clima, l’ambiente, l’economia. Insieme all’occupazione”. Greenpeace ha anche lanciato una petizione online per chiedere ai cittadini di firmare una Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili, in favore di energie rinnovabili ed efficienza. In pochi giorni ha già raccolto oltre 30 mila firme. assoRinnovabili – Associazione dei Produttori, dell’Industria e dei Servizi per le Energie Rinnovabili – ha deciso di scrivere al Commissario Europeo per l’Energia Günther Oettinger che, si legge nel comunicato dell’Associazione, in un intervento dell’agosto scorso ha condannato l’introduzione di tagli retroattivi agli incentivi per le rinnovabili perché minano la fiducia degli investitori, ricordando che “tutti coloro che hanno installato pannelli solari, centrali a biogas o parchi eolici debbono ricevere il livello di incentivazione garantito al momento dell’installazione”. “Confidiamo che l’Europa possa valutare la possibilità di indirizzare al Governo e al Parlamento Italiano un invito a riconsiderare la questione”. assoRinnovabili ha lanciato la campagna www.salvalerinnovabili.it e in questi mesi è stata promotrice di diverse proposte alternative inviate al Governo per ridurre le bollette senza colpire le rinnovabili, per il momento rimaste inascoltate. L’Associazione ha scritto all’ANCI (Associazione Nazionali Comuni Italiani), a Coldiretti, a Confagricoltura e a Federfondiaria per chiedere un supporto nelle azioni che avvierà per impedire la conversione in legge del decreto spalma incentivi. Anche Legambiente, che ha analizzato a fondo il decreto, è molto critica verso il governo: Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente si chiede: “Perché il Governo del grande cambiamento ha deciso di intraprendere una guerra contro il solare? E’ lecito chiederselo alla luce delle azioni condotte dal Governo con l’approvazione il 24 Giugno di un Decreto Legge che incide in modo retroattivo sugli investimenti realizzati dalle imprese e per come si è scelto di premiare le fonti fossili ai danni proprio del solare”. Legambiente fa un’anali a più ampio raggio evidenziando ulteriori criticità, che “dimostrano la capacità di pressione che le lobby delle fonti fossili esercitano nei confronti del Governo. Altro esempio – si legge nel comunicato – è quello per cui si prevede di introdurre una tassa per le reti private (Seu, Riu) e per l’autoproduzione di elettricità, ossia per la parte di energia prodotta che gli impianti non scambiano con la rete. Questa tassa sarà pari al 5% per le Seu e le Riu esistenti, ossia quelle che riguardano centrali a olio, gas, raffinerie, fabbriche, mentre sarà più cara per il futuro, perché il Decreto prevede che potrà aumentare anche considerevolmente per tenere in equilibrio il sistema”. Altro esempio dell’indubbia attenzione del Governo nei confronti delle fonti fossili è “la scomparsa dal provvedimento di alcuni tagli ai sussidi alle fonti fossili su cui lo stesso Ministro Guidi aveva annunciato di voler intervenire: è sparito infatti lo stop ai sussidi per le centrali a olio combustibile come pure un intervento promesso sui famigerati incentivi Cip6, che ne avrebbe ridotto l’impatto in bolletta, ossia quello di riforma della componente costo evitato di combustibile (Cec). Completamente assente poi, una qualsiasi spinta nella direzione dell’autoproduzione da fonti rinnovabili, che ha evidentemente i suoi principali oppositori proprio nel Ministero dello Sviluppo economico e nell’Autorità per l’energia”. “Perché non si tolgono i limiti allo scambio sul posto per l’energia prodotta da fonti rinnovabili? Perché il Governo non interviene sull’Authority che continua a rinviare la nuova normativa sui Riu che servirebbe alle imprese piccole e medie che vogliono investire nelle fonti rinnovabili? Se l’obiettivo del Decreto è davvero di ridurre la spesa energetica delle imprese italiane – conclude Zanchini – è proprio in questa direzione, che tiene assieme efficienza e fonti rinnovabili, che si può guardare per ottenere risultati concreti “. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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