Ultimo appello per il clima, un impegno concreto dai Capi di Stato al G7

Raggiunto l’accordo tra i leader del G7: aumento delle temperature globali entro i 2° C e taglio delle emissioni mondiali del 50-70% entro il 2050

I capi di Stato riuniti a Elmau in Baviera, in occasione del summit del G7 ospitato dalla Cancelliera Angela Merkel, dedicato ai temi dell’economia globale, della politica estera e di sicurezza e della cooperazione internazionale, hanno raggiunto un accordo sul clima, su cui erano divisi fino a poco tempo fa, che prevede di mantenere l’aumento della temperatura globale entro il limite di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. L’accordo chiede inoltre una riduzione entro il 2050 dal 40% al 70% delle emissioni rispetto a quelle del 2010.

Al summit hanno preso parte il premier italiano Mateo Renzi, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Primo Ministro canadese Stephen Harper, il Presidente francese Francois Hollande, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, il Primo Ministro britannico David Cameron, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Il WWF, pur apprezzando la decisione presa, sottolinea che servano più ambizione e azioni specifiche. Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del WWF ha sottolineato: “I paesi del G7 hanno deciso di tagliare la maggior parte delle emissioni di gas serra dai loro settori energetici nazionali entro il 2050 e sostenere i tagli delle emissioni globali del 40-70% entro il 2050. Ma sarà necessario fare molto di più per evitare che il cambiamento climatico raggiunga i livelli più pericolosi. C’è solo un modo per raggiungere questo obiettivo: uscire dai combustibili fossili nel più breve tempo possibile, passare alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica”.

Dai lavori è emersa anche la volontà del G7 di far rispettare l’impegno preso a Copenaghen nel 2009 di costituire un fondo da 100 miliardi di dollari per una più ampia diffusione delle energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa. “Il G7 – continua la Midulla – ha riconfermato l’impegno di 100 miliardi dollari e ha detto che si è sulla buona strada per raggiungerlo. Questo non è sufficiente. Cinque anni dopo questo impegno, si sono visti impegni per  poco più di 10 miliardi di dollari. Ci sarebbe piaciuto che il G7 fornisse la certezza sui finanziamenti, perché questa è una delle chiavi  dell’accordo a Parigi a dicembre”. 

L’accordo emerso dal Summit è significativo in vista del prossimo vertice a Parigi dove più di 190 nazioni cercheranno di siglare un obiettivo globale per la riduzione di emissioni.

“L’accordo dei leader del G7 sul clima è un segnale importantissimo. – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – che i paesi industrializzati decidano di adottare politiche per mantenere il surriscaldamento globale entro i 2 gradi, cioè alzino al massimo l’asticella dell’impegno politico sul climate change, è il miglior viatico per l’accordo di Parigi. Orabisognerà lavorare per trovare soluzioni equilibrate, anche finanziarie, che consentano ai colossi asiatici Cina e India e ai paesi poveri di aderire ad un accordo per essere efficace dovrà essere alto, ambizioso ed equo”.

Vittorio Cogliati Dezza, per Legambiente, ha dichiarato: “Anche l’Italia deve fare la sua parte. Matteo Renzi deve immediatamente fermare i progetti di trivellazione nell’Adriatico e nel Canale di Sicilia. Nello stesso tempo, il governo italiano deve finalmente adottare un ambizioso piano d’azione nazionale sul clima che abbia l’efficienza energetica e le rinnovabili come pilastri fondamentali”.

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