Umbria vicina all’obiettivo 13,7% di produzione di energia da fonti rinnovabili

La Regione punta su mini eolico e biomasse per raggiungere l’obiettivo ‘Burden Sharing’

L’Umbria è vicina all’obiettivo del 13,7 per cento di produzione di energia da fonti rinnovabili, assegnatole per il 2020 dal decreto ministeriale “Burden Sharing“, e sta lavorando per il nuovo traguardo del 27% che si sta delineando a livello europeo per il 2030.
Il nuovo sistema energetico regionale – hanno sottolineato in una nota i rappresentanti regionali – dovrà essere fondato su una generazione distribuita ad alta efficienza che garantisca riduzione dei consumi e che sia integrato da una progressiva e crescente quota di energia da fonti rinnovabili prodotta in impianti di piccola e media dimensione, diffusi sul territorio, da realizzare nel rispetto dell’ambiente, così come definito dal quadro di regole che la Regione ha fissato.
Con la Strategia energetico ambientale si punterà in particolare sull’incremento dell’efficienza energetica e la riduzione dei consumi finali in tutti i settori: residenziale, industriale, terziario, trasporti.

Per quanto riguarda  il contributo delle diverse risorse, per l’energia elettrica, che rappresenta circa un quinto del fabbisogno complessivo, la Regione ha superato l’obiettivo previsto al 2020. La stima del totale della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al 31 dicembre 2013 è  circa il 38% del fabbisogno regionale del 2012, pari a 5.718,3 GWh. Il 68 per cento (1.400 GWh) è stato prodotto da fonte idroelettrica, il 25% (530 GWh) da fotovoltaico, il 7% da biomassa e biogas. Praticamente nullo attualmente il contributo da eolico e geotermoelettrico.

Gli uffici regionali stimano un buon posizionamento dell’Umbria, per quanto concerne l’energia termica, ma ancora lontano dall’obiettivo assegnato all’Umbria con il decreto “Burden Sharing”. “La quota di energia termica che dovremo ancora coprire, ha specificato l’Assessorato regionale, può essere stimata in circa 40 ktep (migliaia di tonnellate di petrolio equivalente). Un risultato che si intende perseguire con piccoli impianti di generazione per la valorizzazione energetica delle agro-energie residuali: scarti di produzioni delle attività agricole, zootecniche, forestali. Le potenzialità che presenta l’Umbria per le fonti rinnovabili meno utilizzate non saranno comunque trascurate: per lo sfruttamento dell’eolico si pensa alla possibilità di mini impianti nelle aree e nei siti idonei e che non creino impatto ambientale nel territorio; uno studio scientifico sulla risorsa geotermica è stato affidato all’Università di Pisa e altre ricerche sono in corso all’Università di Perugia. Preoccupano le incertezze legate al futuro del sistema di incentivazione statale che frenano lo sviluppo della filiera dell’energia sostenibile che rappresenta uno dei pochi settori in crescita, capace di generare investimenti e occupazione, in particolare giovane e qualificata”.

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