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A cura di: Tommaso Tetro L’Italia spende 42 miliardi di euro per le fonti fossili; e lo fa attraverso sussidi diretti e indiretti ai settori inquinanti, tanto che questa forma di finanziamento prende il nome di Sad, ovvero ‘Sussidi ambientalmente dannosi‘. A fornire un quadro della situazione è il nuovo rapporto di Legambiente ‘Stop sussidi ambientalmente dannosi‘, da cui emerge non solo che questi soldi sono aumentati di anno in anno negli ultimi 10 anni – arrivando a un totale di 214 miliardi – ma che, se spesi in investimenti in energia pulita, avrebbero potuto portare il nostro Paese già al 100% di rinnovabili elettriche. Nel 2021 +21 per gli investimenti nelle fossili In particolare – spiega Legambiente – “nel 2021 sono stati stanziati 41,8 miliardi per le fonti fossili; 7,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente”, con un incremento del 21%. Sul totale, 13,4 miliardi sono riconducibili a sussidi diretti e 28,4 miliardi a quelli indiretti. In testa, il settore energetico con 31 voci di sussidi per 12,2 miliardi, segue quello dei trasporti, con 24 voci sempre per 12,2 miliardi. Poi, il settore edile con 9 sussidi per 12,5 miliardi che impediscono o rallentano una vera innovazione del patrimonio edilizio, il settore agricolo con 7 voci per 3,4 miliardi, quello di canoni, concessioni e rifiuti con 5 sussidi per un totale di 1,4 miliardi. In evidenza anche il fatto che, tra i sussidi al settore trasporti c’è quello per i biocarburanti (olio di palma e di soia) che nel 2021 ha avuto circa 300 milioni di euro. Ora, secondo Legambiente di tutte queste risorse “14,8 miliardi sono eliminabili già entro il 2025; per esempio quelli previsti per le trivelle, per la ricerca sul gas, sul carbone e sul petrolio, le agevolazioni fiscali per le auto aziendali, il diverso trattamento fiscale tra benzina e gasolio, e Gpl e metano, il Capacity market per le centrali a gas, e l’accesso all’eco-bonus per le caldaie a gas”. Tutti soldini che – avverte Legambiente – “si potrebbero investire su rinnovabili, reti, efficienza, mobilità”. Anche perché quello che “preoccupa” è il bilancio di questi ultimi anni: “dal 2011 al 2021 – dice l’associazione – l’Italia ha continuato a foraggiare sempre di più le fonti fossili, passando in questi 10 anni da 9,1 a 41,8 miliardi, spendendo in totale 213,9 miliardi, e impedendo lo sviluppo di almeno 13 Gigawatt (GW) all’anno di fonti rinnovabili, pari a 19 Terawattora (TWh) all’anno di energia elettrica”, cioè il 6% del fabbisogno elettrico nazionale. Numeri che in 11 anni avrebbero permesso all’Italia di raggiungere “l’obiettivo del 100% di elettrico da fonti rinnovabili”. Cosa che avrebbe condotto a “un risparmio di consumo di gas di 4 miliardi di metri cubi all’anno, arrivando a 44 miliardi di metri cubi complessivi dopo 11 anni, pari al 59,4% dei consumi nazionali di gas”. Sul fronte delle politiche sostenibili – rileva l’associazione – “l’Italia sta dimostrando di preferire una transizione energetica basata sul gas fossile piuttosto che sulle rinnovabili e su un nuovo sistema basato su prosumer, autoproduzione, reti smart, comunità energetiche ed efficienza. L’aumento dei sussidi ambientalmente dannosi è una misura non giustificabile e non tollerabile anche rispetto all’emergenza climatica, energetica e sociale in corso, e su cui occorre intervenire”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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