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UE, confermati i dazi provvisori antidumping sui pannelli solari cinesi

La Commissione europea ieri ha confermato l’imposizione di dazi antidumping provvisori sulle importazioni di pannelli solari, celle e wafer provenienti dalla Cina.
Vista l'importanza del mercato dei pannelli solari nell'UE e tenuto conto del volume delle importazioni di tali prodotti, la commissione ha adottato un approccio graduale: l'aliquota del dazio è fissata all'11,8% sino al 6 agosto 2013, per passare poi per i successivi 4 mesi al 47,6%, che è il livello inizialmente previsto dalla commissione. Il dazio provvisorio sarà quindi applicato per un massimo di sei mesi. Nel complesso la Commissione fa notare in una nota che i dazi provvisori sono assai inferiori al tasso dell'88% corrispondente al dumping di cui sono oggetto i pannelli e questo perché l'UE applica la cosiddetta "regola del dazio inferiore", in base alla quale si impone solamente un dazio al livello sufficiente per ripristinare condizioni di parità, che bilancino gli effetti pregiudizievoli del dumping.
La Commissione europea ribadisce la propria disponibilità a proseguire i colloqui con gli esportatori cinesi e con la Camera di commercio cinese per trovare una soluzione negoziata che permetta di sospendere i dazi provvisori.
“La decisione – si legge nel comunicato dell’Unione Europea - è stata presa dopo un'inchiesta avviata nel settembre 2012 e durata nove mesi, nel corso della quale la Commissione ha accertato che le società cinesi vendono pannelli solari all'Europa a prezzi assai inferiori al valore normale di mercato, danneggiando così considerevolmente i produttori UE di pannelli solari. Il valore equo di un pannello solare cinese venduto all'Europa dovrebbe essere più elevato dell'88% rispetto al prezzo cui è effettivamente venduto. Le esportazioni cinesi oggetto di dumping hanno esercitato un'indebita pressione sui prezzi del mercato UE, con importanti ripercussioni negative per i risultati finanziari ed operativi dei produttori europei".
La Commissione proseguirà ora l'inchiesta e ascolterà i pareri di tutte le parti interessate. Entro il 5 dicembre l'UE dovrà decidere se istituire dazi antidumping definitivi per cinque anni. La Commissione resta nel contempo disposta a discutere su possibili alternative alle misure, che dovrebbero essere equivalenti al dazio del 47%.

 

L’analisi dell’Unione Europea
Il mercato dei pannelli solari
Dalla valutazione della Commissione emerge che l'istituzione di misure provvisorie dovrebbe non soltanto mettere al sicuro i 25 000 posti di lavoro esistenti nel settore della produzione di energia solare nell'UE, ma anche creare nuova occupazione nel settore.
A breve termine potranno essere persi alcuni posti di lavoro nelle società di installazione di pannelli solari, ma con il graduale miglioramento della situazione dei produttori UE e l'aumento della importazioni a partire da altri paesi questi posti di lavoro potrebbero essere ricreati. Le eventuali perdite di posti di lavoro sarebbero in ogni caso assai meno consistenti dei 25 000 posti di lavoro che sarebbero probabilmente persi per sempre nell'industria UE della produzione di energia solare in caso di mancata istituzione di misure.


Il commissario Ue al commercio Karel De Gucht ha commentato ''La Commissione Ue ha deciso all'unanimità di imporre tasse sulle importazioni di pannelli solari cinesi, non si tratta di protezionismo ma di portare una boccata d'ossigeno a un settore in sofferenza''.

L’Associazione AFASE (Alleanza per un’energia solare accessibile) esprime il proprio rammarico per la decisione della Commissione, che ha di fatto ignorato le posizioni espresse da 18 dei 27 Stati Membri (tra cui la Germania), che hanno votato contro l’adozione dei dazi. “Anche se la Commissione ha fissato per i primi due mesi un livello di dazi inferiore a quello atteso, AFASE sottolinea come qualsiasi livello di dazi danneggerà seriamente l’industria solare europea.
“La decisione della Commissione dà all’Unione europea e alla Cina solo un breve lasso di tempo per trovare una soluzione negoziata. Facciamo appello a entrambe le parti perché raggiungano, entro i prossimi due mesi, un accordo che eviti l’aumento dei prezzi, tenendo in considerazione gli interessi dei settori europei a monte e a valle dell’industria solare”, ha affermato Thorsten Preugschas, AD della tedesca Soventix GmbH e membro del consiglio di AFASE e.V. “Dobbiamo essere chiari su un punto: gli attuali sviluppi del mercato non lasciano spazio per un aumento dei prezzi. Perciò, anche dazi all’11,8% bloccheranno la realizzazione della gran parte dei progetti fotovoltaici nell’Unione europea e causeranno gravi danni alla catena di valore del solare europeo”.
Afase fa notare che l'istituto indipendente di ricerca economica Prognos è giunto alla conclusione che dazi del 20% potrebbero costare all'economia europea fino a 175.500 posti di lavoro e 18 miliardi di euro in valore aggiunto, nell'arco dei prossimi tre anni. IHS, il principale fornitore di dati sull'economia e sul mercato globale, ha spiegato che dazi del 45% potrebbero portare a una riduzione nel solo mercato tedesco di quasi 2 GW, cioè più del 25% della capacità installata in Germania nel 2012.



di parere contrario il Comitato IFI, Associazione che riunisce oltre l’80% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici, che esprime una parziale soddisfazione per l’imposizione dei dazi
Alessandro Cremonesi – presidente IFI, “Non credo ci sia un caso nella storia delle precedenti investigazioni condotte dalla Commissione che presenti modalità analoghe di progressività nell’imposizioni di dazi. E’ altresì sintomatico come,  dopo la mano tesa offerta la settimana scorsa dalla Germania alla Cina nel dirimere la disputa sui dazi, metà degli Stati Membri abbiano invertito espressione di voto, a suo favore.
L’imposizione dei dazi di dumping con il sistema a due riprese: la prima (11,8%) non produrrà alcun effetto benefico sulla manifattura europea e nazionale, anzi potrebbe portare a massive importazioni di prodotto dalla CINA tali da coprire molti mesi di domanda interna; la seconda (47% e/o 67%) è ben al di sotto del margine di dumping medio rilevato dalla Commissione, pari all’88%".
“L’ industria nazionale, continuerà  ad appellarsi  ai propri rappresentanti governativi e comunitari – conclude Cremonesi - affinché proseguano nell’ impegno già dimostrato in questi ultimi mesi per la difesa del principio di equità competitiva del mercato fotovoltaico, rendendo, in occasione della decisione definitiva attesa dal voto del Consiglio UE entro il prossimo 6 dicembre, i dazi di dumping da provvisori a permanenti”.  
 
Scarica la pubblicazione del regolamento dei dazi antidumping nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

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Solare fotovoltaico

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