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A cura di: Erika Bonelli Indice degli argomenti Toggle Lo stock a fine 2025: 18 GWh tra “ibridi FV” e stand-aloneTaglie: il residenziale pesa ancora tantissimo (in numero)Dove sono gli accumuli FV-associati: Nord in testaIl 2025 segna il cambio di passo: meno piccoli sistemi, più grandi BESS2025: meno connessioni rispetto al 2024, con frenata sotto i 20 kWMACSE e Capacity Market: il mercato “spinge” l’utility scaleObiettivi 2030: la distanza resta ampiaFAQ – Domande frequenti sugli accumuli A cosa serve un BESS stand-alone nel sistema elettrico italiano?MACSE e Capacity Market: che differenza c’è e perché contano per gli accumuli?Perché gli accumuli “ibridi” con fotovoltaico residenziale non stanno ancora contribuendo pienamente alla rete?Quali sono i principali colli di bottiglia per lo sviluppo dei grandi accumuli in Italia?Perché il segmento C&I (20 kW – 1 MW) resta marginale e cosa potrebbe sbloccarlo? Dal Report “Sistemi di accumulo – Q4 2025” di ITALIA SOLARE, basato su elaborazioni dei dati Gaudì di Terna emerge che lo storage elettrochimico sta sempre più diventando un’infrastruttura del sistema fotovoltaico, chiamata a fornire flessibilità, riduzione delle congestioni e maggiore capacità di assorbire produzione rinnovabile non programmabile. Basti pensare che al 31 dicembre 2025 risultano connessi 884.387 sistemi di accumulo elettrochimici, per una capacità complessiva di circa 17,9 GWh e una potenza installata pari a circa 7,3 GW. Dentro questo numero, però, convivono due dinamiche opposte: il rallentamento del residenziale dopo la spinta degli incentivi edilizi e la crescita dei grandi impianti stand-alone (BESS utility scale), connessi anche in prospettiva dei nuovi schemi di remunerazione della capacità e dei servizi di rete. Lo stock a fine 2025: 18 GWh tra “ibridi FV” e stand-alone Nel perimetro elettrochimico analizzato da ITALIA SOLARE, la capacità installata si distribuisce tra due macro-configurazioni: Accumuli associati a impianti fotovoltaici: 10.956 MWh e 5.497 MW, con 884.338 sistemi connessi. Accumuli stand-alone: 6.901 MWh e 1.792 MW, con 49 installazioni (poche unità, ma di taglia molto elevata). La fotografia del 2025 mostra due segmenti: tantissimi accumuli piccoli (che fanno volume in numero) e pochi BESS di grande taglia (che pesano molto su MW e MWh). Per questo basta collegare pochi impianti utility scale per far crescere sensibilmente potenza e capacità complessive, anche se il numero totale di sistemi aumenta poco. Taglie: il residenziale pesa ancora tantissimo (in numero) Guardando agli accumuli associati al FV, la distribuzione per classi di potenza conferma l’eredità del ciclo incentivante: la maggioranza dei sistemi è sotto i 20 kW (in termini di numerosità), mentre le classi superiori pesano poco nel conteggio ma diventano decisive per la capacità e, soprattutto, per l’operatività di rete. Un dettaglio interessante del report è la capacità media: per i sistemi FV-associati è dell’ordine di ~12 kWh; per le classi superiori, invece, si sale rapidamente (fino a taglie multi-MWh per gli impianti >10 MW, pochi ma “pesanti” in MWh). Dove sono gli accumuli FV-associati: Nord in testa Sul piano territoriale, la classifica per capacità FV-associata vede in testa: Lombardia: 1.874 MWh, Veneto: 1.407 MWh, ed Emilia-Romagna: 994 MWh. Sono le stesse regioni che dominano anche per numerosità di sistemi connessi, a conferma di una filiera installativa e di una domanda residenziale storicamente più mature. Il 2025 segna il cambio di passo: meno piccoli sistemi, più grandi BESS Nel 2025 la dinamica è cambiata: non è solo una questione di consistenza installata, ma di nuove connessioni e soprattutto di taglia. Secondo le elaborazioni di ITALIA SOLARE, nell’arco dell’anno sono entrati in esercizio 145.927 sistemi di accumulo, per 4.820 MWh di capacità e 1.740 MW di potenza complessiva. Il dato più interessante è la composizione di questa crescita. Gli accumuli associati al fotovoltaico continuano a dominare per numerosità (145.908 sistemi), ma nel 2025 aggiungono 1.826 MWh e 1.000 MW: una progressione che riflette un mercato più prudente sulle piccole e medie taglie. Al contrario, la componente stand-alone si muove in senso opposto: solo 19 impianti connessi, ma capaci di portare 2.994 MWh e 740 MW in un solo anno. È qui che si legge il cambio di passo: poche connessioni di grande taglia bastano a spostare l’ago della bilancia su capacità e potenza, anche se il numero di nuove installazioni resta concentrato nel segmento distribuito. 2025: meno connessioni rispetto al 2024, con frenata sotto i 20 kW Nel 2025 mentre lo storage assume un ruolo sempre più “di sistema”, sul piano delle nuove connessioni il mercato mostra un rallentamento rispetto al 2024. ITALIA SOLARE attribuisce la flessione soprattutto alla battuta d’arresto del segmento residenziale (potenze inferiori a 20 kW), dopo l’espansione degli anni precedenti trainata dagli incentivi edilizi. In termini di capacità connessa nell’anno, l’associazione rileva un calo del 29% per gli accumuli abbinati a impianti fotovoltaici e dell’11% per gli stand-alone; per questi ultimi, però, il numero di installazioni risulta in linea con il 2024, a conferma che la dinamica è guidata soprattutto dalla taglia e dalla diversa composizione del parco installato. MACSE e Capacity Market: il mercato “spinge” l’utility scale Nel comunicato, ITALIA SOLARE sottolinea che il 2025 ha visto l’entrata in esercizio di numerosi BESS utility scale e l’assegnazione di ~10 GWh nella prima asta MACSE, con valori inferiori alla base d’asta, segnale di competitività della tecnologia. Sul piano regolatorio, MACSE si innesta nel quadro definito da Terna e approvato a livello nazionale anche in relazione alle regole ARERA e al recepimento normativo di riferimento. “Il 2025 ha visto l’entrata in servizio di numerosi BESS utility scale premiati in CM 2024 e l’assegnazione di 10 GWh nella prima asta MACSE, mentre solo calate le installazioni di piccola media taglia e ibride. Si conferma quindi la necessità di dedicare attenzione a questo tipo di accumuli, utili anche alla rete di distribuzione, perseguendo al contempo, attraverso il CM e il MACSE, gli obiettivi indicati per gli impianti utility scale“, commenta Fabio Zanellini, Coordinatore del Gruppo di Lavoro Accumuli di ITALIA SOLARE. Tabella – I numeri chiave (fine 2025 vs nuove connessioni 2025) Indicatore Fine 2025 (cumulato) Nuove connessioni 2025 Sistemi elettrochimici connessi (n.) 884.387 145.927 Capacità elettrochimica totale (MWh) 17.857 4.820 Potenza elettrochimica totale (MW) 7.289 1.740 Quota FV-associata (MWh) 10.956 1.826 Quota stand-alone (MWh) 6.901 2.994 Dati: elaborazioni ITALIA SOLARE su Gaudì Terna (report Q4 2025). Obiettivi 2030: la distanza resta ampia La traiettoria di crescita dello storage italiano va letta anche in prospettiva di medio termine. Secondo gli scenari di sistema richiamati da ITALIA SOLARE, al 2030 serviranno 71,5 GWh di accumuli complessivi per accompagnare l’aumento delle rinnovabili non programmabili. La quota principale riguarda gli impianti stand-alone di grande taglia, stimati in 57,5 GWh, a cui si aggiungono 14 GWh di accumuli di piccola taglia. Con circa 18 GWh oggi connessi, il punto di partenza è significativo, ma il differenziale resta elevato: nei prossimi cinque anni sarà necessario mantenere un ritmo di crescita sostenuto per tre obiettivi operativi che stanno diventando centrali per il sistema elettrico nazionale: sicurezza e adeguatezza, riduzione delle congestioni sulle reti e massimizzazione dell’energia rinnovabile effettivamente utilizzata, limitando i fenomeni di curtailment. FAQ – Domande frequenti sugli accumuli A cosa serve un BESS stand-alone nel sistema elettrico italiano? Un BESS stand-alone è progettato per fornire flessibilità al sistema: può spostare energia nel tempo (energy shifting), contribuire al bilanciamento e partecipare a mercati/servizi che valorizzano potenza e disponibilità, con un impatto diretto su congestioni e integrazione delle rinnovabili. MACSE e Capacity Market: che differenza c’è e perché contano per gli accumuli? Il Capacity Market remunera la disponibilità di capacità (adeguatezza del sistema), mentre MACSE è un meccanismo dedicato agli accumuli che punta a sostenere nuova capacità di storage con aste. Insieme, contribuiscono a rendere bancabili i grandi BESS e a sostenere la pipeline utility scale. Perché gli accumuli “ibridi” con fotovoltaico residenziale non stanno ancora contribuendo pienamente alla rete? Perché la gran parte di questi sistemi è nata per l’autoconsumo e opera “dietro il contatore”. Per valorizzarli a livello di rete servono regole, piattaforme e aggregazione (logiche da virtual power plant/VPP), oltre a requisiti tecnici e contrattuali che permettano di offrire servizi in modo coordinato. Quali sono i principali colli di bottiglia per lo sviluppo dei grandi accumuli in Italia? Tipicamente: tempi e capacità di connessione (RTN e distribuzione), iter autorizzativi e vincoli localizzativi, disponibilità di componenti/trasformatori, requisiti di grid compliance e certezza regolatoria sui ricavi attesi (mercati dell’energia, servizi, capacità). Perché il segmento C&I (20 kW – 1 MW) resta marginale e cosa potrebbe sbloccarlo? Nel C&I l’accumulo deve reggere un business case più complesso (profilo di carico, prezzi, oneri, contratti di fornitura, eventuale FV, continuità di servizio). A favorirne la diffusione possono contribuire: maggiore stabilità dei segnali di prezzo, soluzioni “behind-the-meter” ottimizzate (peak shaving, autoconsumo, resilienza), strumenti di finanziamento e modelli ESCo/servitizzazione. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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