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In UE un Piano verde da 1.000 miliardi in 10 anni

Ursula von der Leyen guida la commissione Ue: la politica, fedelissima di Angela Merkel, promette un green deal entro i suoi primi 100 giorni. La sfida del clima fra le priorità

 

a cura di Tommaso Tetro

 

Ursula von der Leyen, nuova Presidente Commissione UE

 

Indice degli argomenti:

 

Ursula von der Leyen, la nuova presidente della commissione Ue, mette in primo piano una visione davanti alla sua linea d’azione. Ne parla fin da subito, regalandole così un posto d’onore all’interno del programma del prossimo esecutivo: il punto centrale, insieme a un cambio di paradigma sui migranti e sulle politiche del lavoro, è permettere all’Europa di poter avere una “svolta verde”, grazie alla presentazione di una legge ad hoc e un Piano da 1.000 miliardi in dieci anni.

 

Eletta per un soffio dal Parlamento europeo - dove si è messo in scena anche lo ‘strappo’ esterno tra le forze che compongono il governo nostrano, con il voto favorevole del Movimento cinque stelle e quello contrario della Lega – la politica tedesca, fedelissima di Angela Merkel, promette un “green deal” per l'Europa entro i suoi primi 100 giorni di presidenza. 

L’ecologia sociale

Ursula von der Leyen e l’ecologia sociale in Europa

 

Parte da lontano, per piantare nell’ecologia sociale alcune bianderine che preannunciano le sue intenzioni: “La generazione di miei figli non può immaginarsi senza questa una concezione dell’Europa che abbia al suo interno la pace, il commercio comune, il lavoro senza frontiere, il benessere e la libertà – ha osservato von der Leyen ricordando l’opera impressionante dei padri fondatori dell’Ue nel periodo successivo alla guerra - è chiaro oggi che bisogna di nuovo lottare per l'Europa ed è una sfida per tutto il mondo, perché ci sono sviluppi perturbanti che riguardano l'Europa. Quello che è nuovo è che noi cittadini percepiamo e viviamo questi effetti – ha messo in evidenza - tutti percepiamo il cambiamento climatico, il bisogno di formazione per reimmettersi sul mercato del lavoro. Tutti noi sentiamo gli effetti della transizione demografica. Nessuna di queste sfide scomparirà. Se vogliamo seguire la strada europea, dobbiamo riscoprire la nostra unità. Se colmiamo i divari, possiamo trasformare le sfide in opportunità”. 

La sfida del clima

Ed è per questo che Frau Ursula mette in cima all’agenda delle sfide, quella ambientale: “Una sfida pressante è mantenere sano il nostro Pianeta; è la più grande responsabilità e opportunità dei nostri tempi. Voglio che l'Europa diventi il primo continente neutro dal punto di vista climatico entro il 2050. Per farlo dobbiamo compiere passi coraggiosi insieme”. 

I target e le misure

Con un pacchetto di misure legate al Piano energia e clima, l’ex medica tedesca rilancia e mette sul piatto obiettivi più ambiziosi: per lei la riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030, non è sufficiente; bisogna andare oltre – ha detto – e ridurre le emissioni entro il 2030 del 50-55%. Lo sguardo però ha anche un respiro internazionale: affida a dei negoziati, da concludersi entro il 2021, la necessità di giungere ad un aumento dei target di tutte le economie mondiali, perché soltanto così – ha rilevato – sarà possibile “avere un impatto”.

Il Piano ambientale

La von der Leyen sarà nel pieno delle sue funzioni soltanto da novembre. Ed è per quella data che sarà presentato “un grean deal per l’Europa”.

 

Cosa che nella traduzione dalle parole ai fatti, nel giro di circa tre mesi, significa la presentazione di quella che lei stessa ha definito come “la prima legge in assoluto in Europa sul cambiamento climatico, per trasformare l’obiettivo del 2050 in legge”. Un Piano che richiederà investimenti in sviluppo sostenibile su larga scala, e che avrà necessariamente bisogno di un sostegno economico; si pensa per questo a far diventare una sezione della Banca per gli investimenti europei in una Banca per il cambiamento climatico, cosa che consentirebbe di ‘liberare’ mille miliardi di investimenti nei prossimi dieci anni. E anche di un supporto finanziario che, in questo caso, potrebbe arrivare dalla, già sbandierata più volte, tassa sul carbonio, o carbon tax.

Ora i Verdi vogliono quattro commissari

Eppure i Verdi hanno scelto di non votarla: “La nostra Europa è in fiamme – aveva spiegato il presidente del gruppo dei Verdi all'Europarlamento Philip Lamberts - e per affrontare l'urgenza la buona volontà e le buone intenzioni non bastano, ci vuole una determinazione enorme, come lo è la nostra: se dobbiamo decidere oggi, non possiamo votarla”. Anche se è stata espresso il sostegno alle misure che saranno in grado di combattere “l’urgenza ambientale e sociale”.

 

Ora, però, lo stesso presidente dei Verdi Lamberts avanza la richiesta di quattro commissari per entrare nella maggioranza pro-europea con popolari, socialisti e liberali, e sostenere la prossima Commissione targata von der Leyen. “Non si deve contare sui Verdi per assicurare la maggioranza al Parlamento se non saremo alla Commissione - ha detto Lamberts calcolando che in base all’assegnazione dei seggi ai Verdi spetterebbero quattro commissari - se ci vogliono, ci pagano”. E anche se attualmente i Verdi sono al governo in quattro Stati membri, la richiesta difficilmente potrà essere soddisfatta. In due casi almeno il commissario sarebbe già designato, come per la Danimarca e la Finlandia, e sembrerebbe che anche il Lussemburgo abbia già un accordo per un esponente del partito socialdemocratico. A questo punto, soltanto la Svezia potrebbe nominare un verde alla commissione Europea.

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