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Addio plastica monouso: dal 2021 considerata fuori legge

La plastica monouso verrà definitivamente bandita dal 2021. Lo ha stabilito una direttiva ratificata dal Consiglio dell'UE lo scorso 21 maggio, segnando la svolta tanto attesa in seguito alle proposte avanzate dalla Commissione per affrontare il problema dei rifiuti marini.

 

a cura di Fabiana Murgia

 

 Consiglio UE

 

Sono stati identificati 10 prodotti di plastica monouso ricorrenti sulle spiagge europee e in mare, oltre a una serie di attrezzature da pesca e oggetti di plastica oxodegradabile.

 

Da questi prodotti, che rappresentano il 70% dei rifiuti marini, si è scelto di iniziare a percorrere la strada “plastic free”.

 

Le norme approvate prevedono l’adozione di misure diverse a seconda della tipologia di prodotti, escludendo dal mercato posate, piatti, cannucce di plastica, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande, aste per palloncini, tazze e tutti quegli oggetti ai quali è possibile trovare alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili.

 

Secondo quanto ha dichiarato Karmenu Vella, Commissario responsabile per l'ambiente, gli affari marittimi e la pesca, infatti "Le cannucce o le forchette di plastica sono oggetti di piccole dimensioni che possono causare gravi danni duraturi. La legislazione sulla plastica monouso riguarderà il 70 % dei rifiuti marini, scongiurando danni ambientali che ci costerebbero 22 miliardi di € entro il 2030.”

 

 Stop plastica

 

Per i prodotti la cui sostituzione non risulta essere così immediata, invece, si provvederà spingendo verso una riduzione del consumo a livello nazionale mediante prescrizioni in materia di progettazione ed etichettatura e operazioni di smaltimento e bonifica.

 

Nella fattispecie queste ultime estenderanno la responsabilità ai produttori che avranno l’obbligo di coprire i costi relativi alla raccolta e al successivo trasporto e trattamento.

 

Gli stessi produttori dovranno adempiere tali obblighi per i rifiuti intrappolati dalle reti e portati a riva dai pescatori.

 

Fondamentale è imporre l’obiettivo di una raccolta separata delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029, stabilendo un vincolo secondo cui i tappi dovranno essere fissati alle bottiglie; si lavorerà, inoltre, per poter integrare il 25% della plastica riciclata nelle bottiglie in PET a partire dal 2025 e il 30% in tutte le bottiglie di plastica a partire dal 2030. 

 

Frans Timmermans, Primo vicepresidente responsabile per lo sviluppo sostenibile, si è dimostrato ottimista in merito a questi provvedimenti e al clima che si respira in Europa, dichiarando che "Si avverte sempre più l'urgenza di fare il possibile per porre fine all'inquinamento da plastica nei nostri mari. L'Unione europea sta rispondendo a questa chiara richiesta dei cittadini.”

 

Ha poi aggiunto: “Possiamo essere orgogliosi perché l'Europa sta definendo norme nuove e ambiziose che aprono la strada al resto del mondo."

 

Gli Stati membri avranno a disposizione due anni dall’entrata in vigore della direttiva per introdurre la legislazione all’interno del diritto nazionale.

 

 Sacchetti biodegradabili dalla direttiva 2015

 

L’approccio positivo avuto dai cittadini nei confronti della direttiva del 2015, relativa all’uso delle borse di plastica, lascia aperta una strada fatta di ottimismo e numerosi traguardi.

 

Anche l’Italia può dirsi ottimista secondo Coldiretti, le cui statistiche rivelano che già il 27% degli italiani ha detto basta all’acquisto di plastica monouso, riconoscendo nel consumo un pericolo concreto non solo per gli animali marini ma anche per quelli da fattoria, che rischiano di soffocare a causa dei residui plastici abbandonati nei prati.

 

Inutile dire che l’attuazione delle nuove misure comporterà benefici sia ambientali che economici, quali la riduzione di una quantità di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente e la prevenzione di danni ambientali quantificabili in 22 miliardi di € entro il 2030, generando risparmi per i consumatori dell'ordine di 6,5 miliardi di €.

 

La svolta positiva del Consiglio Europeo ha fatto esultare anche il WWF, il cui presidente, Donatella Bianchi, si è espressa affermando che "La decisione è un fatto estremamente importante che deve spingere i governi ad impegnarsi con ancora maggior forza per affrontare l’emergenza plastica anticipando i tempi di applicazione della direttiva”.

 

I danni della plastica in mare

 

 Sacchetto di plastica in mare

 

WWF, che da sempre si impegna nella conservazione dei sistemi naturali in Italia e nel mondo, ha realizzato un report sullo stato di salute del Mediterraneo, rivelando scenari al limite della catastrofe.

 

Secondo il rapporto ogni anno l’equivalente di 10-20 milioni di tonnellate di plastica finisce negli oceani, con conseguenze enormi ai danni degli ecosistemi marini. 


L’Europa si aggiudica il secondo posto nella scala dei produttori di plastica a livello globale, un passo dietro alla Cina,  sversando in mare ogni anno tra le 150 e le 500mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche. 

 

Se stringiamo il cerchio attorno al nostro Paese possiamo osservare come le abitudini degli italiani siano interessate dall’utilizzo di circa 2,1 milioni di tonnellate di imballaggi di plastica, rendendoci i secondi maggiori consumatori dopo i tedeschi; l’allarme sale se si considera che solo il 41% di questi rifiuti plastici viene successivamente riciclato.

 

Il consumo sfrenato di plastica ha provocato nel corso degli anni una serie di danni di grave entità alla fauna selvatica marina, minacciando la sopravvivenza di circa 700 specie marine in tutto il mondo.

 

Sempre più frequentemente gli animali subiscono le conseguenze del nostro stile di vita imbattendosi in trappole di plastica o ingerendo residui plastici scambiati per cibo, ingoiati accidentalmente o assimilati cibandosi di prede che a loro volta hanno ingerito plastica.

 

Solo nel Mediterraneo 134 specie sono vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini.

 

Tartaruga ingerisce sacchetto di plastica 

 

I danni subiti dall’habitat marino generano conseguenze indirette sulla salute dell’uomo, il cui consumo incontrollato di plastica genera una sorta di effetto boomerang.

 

Cosa si vuole intendere con “effetto boomerang”?

 

Poniamo l’esempio di una fetta di popolazione europea che consuma abitualmente plastica usa e getta; questa plastica viene sversata in mare e colpisce inevitabilmente diverse specie marine le quali si troveranno ad ingerire i rifiuti subendo una contaminazione.

 

Se la catena alimentare segue il suo corso, lo step successivo vedrà l’uomo cibarsi di pesce contaminato, con il rischio di manifestare nell’immediato o a lungo termine danni alla propria salute.

 

Paolo Balistreri, responsabile sez. Mare di Legambiente Isole Egadi, durante un’intervista ha dichiarato che in un anno, chi mangia pesce può trovarsi a ingerire anche undicimila piccoli frammenti di plastica.

 

Cosa fare per ridurre l’uso della plastica?

 

 Raccolta differenziata

 

L’approvazione della direttiva sul consumo della plastica monouso è un grande passo in avanti, ma è necessario iniziare a muoversi in una direzione sostenibile abolendo la plastica usa e getta dal nostro quotidiano fin da subito, senza aspettare il 2021.

 

Esistono molte alternative che possono aiutarci a cambiare direzione, per esempio l’abolizione di oggetti superflui, come le cannucce, dalle nostre abitudini, oppure la sostituzione di piatti e posate di plastica con altre stoviglie re-impiegabili.

 

È necessario evitare di disperdere i rifiuti nell’ambiente attuando una raccolta differenziata mirata al corretto smaltimento e al riciclo dei vari materiali.

 

 Negozio alla spina

 

Per quanto riguarda i prodotti imballati, valide alternative sono offerte, ad oggi, dai negozi alla spina che offrono prodotti di qualità acquistabili in quantità che possano rispondere alle reali esigenze del compratore, riducendo così anche gli sprechi di cibo.

 

E ancora, abbiamo la possibilità di sostituire le comuni bottiglie di plastica con bottiglie in vetro o servirci delle “casette dell’acqua” presenti nei diversi comuni del Paese.

 

Cambiare le proprie abitudini è, quindi, fondamentale e per avvalorare ulteriormente il senso di questa battaglia è importante attuare una collaborazione totale, che coinvolga i singoli cittadini, ma anche le imprese e le istituzioni, creando una rete solida e motivata.

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