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L’United Nations Environment Programme Mediterranean Action Plan (UNEP/MAP) ha pubblicato il Rapporto “State of the Environment and Development in the Mediterranean” che segnala che è a rischio la sopravvivenza del bacino del Mediterraneo. Nonostante rappresenti meno dell’1% della superficie oceanica mondiale, il Mar Mediterraneo ospita fino al 18% delle specie marine del pianeta e, se non si interviene con urgenza, il degrado ambientale potrebbe avere conseguenze gravi e durature per la salute umana e la sussistenza della regione. Secondo il rapporto, il 15% dei decessi nel Mediterraneo sono attribuibili a fattori ambientali evitabili; nel 2016, più di 228.000 persone sono morte prematuramente a causa dell’esposizione all’inquinamento atmosferico. La regione – una delle mete turistiche più ambite al mondo (360 milioni di arrivi nel 2017) e una delle rotte di navigazione più trafficate – è inquinata da circa 730 tonnellate di rifiuti di plastica al giorno. La regione si sta riscaldando del 20% più velocemente della media globale a causa soprattutto dell’aumento delle disuguaglianze, della perdita di biodiversità (con la presenza di oltre 1.000 specie non autoctone), del crescente impatto del cambiamento climatico e della continua pressione sulle risorse naturali. E’ ora necessario impegnarsi nella rinascita verde prevedendo azioni concrete in grado di arrestare il degrado ambientale e salvare i risultati duramente conquistati nell’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), ha sottolineato Gaetano Leone, Coordinatore del Segretariato del centro regionale di attività del Piano d’azione per il Mediterraneo (MAP) dell’UNEP. Secondo il Rapporto la regione, che ospita più di 512 milioni di persone, non è sulla buona strada per raggiungere gli SDG entro il 2030. Sono 5 le azioni da intraprendere velocemente per invertire questo degrado ambientale: Eliminare gradualmente i sussidi dannosi per l’ambiente e incentivare le opzioni sostenibili – compresa l’eliminazione dei sussidi per le energie non rinnovabili e l’estrazione delle acque sotterranee; Garantire un processo di cooperazione intersettoriale condivisa da tutti i settori, dando priorità alla sostenibilità in tutte le politiche; Attuare misure che prevengano il degrado, che generalmente sono meno costose e portano a migliori risultati ambientali e sociali rispetto alle azioni di risanamento e curative; Costruire la resilienza orientando l’azione e gli investimenti verso l’adattamento agli stress ambientali previsti; Promuovere l’adozione di disposizioni nella legislazione nazionale per consentire la responsabilità e l’azione legale. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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