Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo 2026: un mare da record tra Marine Heatwaves ed El Niño

L’8 luglio ricorre la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo e il 2026 mostra un quadro senza precedenti: a fine giugno Copernicus ha registrato il massimo riscaldamento oceanico mai documentato per il periodo, con anomalie fino a +6°C nel Mediterraneo occidentale, mentre il rapporto SNPA-ISPRA indica per i mari italiani il secondo anno più caldo dal 1982. Con l’arrivo di El Niño, la stagione delle Marine Heatwaves rischia di intensificarsi ulteriormente. E’ sempre più urgente ridurre le emissioni, estendere le aree marine protette e accelerare le strategie di adattamento.

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Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo 2026: un mare da record tra Marine Heatwaves ed El Niño

C’è un mare che collega tre continenti, ospita circa 17mila specie animali e vegetali ed è testimone di una storia geologica lunga milioni di anni: è il Mar Mediterraneo, quel che resta di un antico oceano, la Tetide, che oggi affronta sfide senza precedenti. L’8 luglio, con la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo, si celebra non solo la sua bellezza, ma anche la sua fragilità. E il 2026 arriva a questo appuntamento con numeri che fanno riflettere: un mare che, per la prima metà dell’anno, si è collocato tra i più caldi mai osservati, con ondate di calore marino estese sulla quasi totalità del bacino.

Fenomeni come le Marine Heatwaves, le ondate di calore marino, stanno diventando sempre più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico: alterano equilibri già delicati, amplificano eventi estremi come nubifragi e mettono sotto stress specie marine già a rischio. Di fronte a questi dati, ripensare le abitudini quotidiane e la governance del Mediterraneo non è più rinviabile.

Giugno 2026, il mese dei record: i dati Copernicus e l’arrivo di El Niño

Il 21 giugno 2026 i servizi Copernicus di osservazione della Terra hanno certificato il massimo riscaldamento oceanico mai registrato per questo periodo dell’anno: la temperatura superficiale media globale dei mari extra-polari ha raggiunto, a seconda del sistema di rilevamento, tra 20,86°C (Copernicus Climate Change Service) e 21,0°C (Copernicus Marine Service), superando i precedenti primati del 2023 e del 2024. Un record in parte atteso, perché coincide con l’insorgere di un nuovo episodio di El Niño nel Pacifico equatoriale, annunciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) all’inizio di giugno, che secondo i modelli stagionali potrebbe raggiungere un’intensità che non si osservava da decenni.

Giugno 2026, il mese dei record: i dati Copernicus e l'arrivo di El Niño

Il Mediterraneo è al centro di questa anomalia. A fine giugno le mappe di Copernicus hanno mostrato scarti fino a +6°C rispetto alla media climatologica tra Golfo del Leone, Mar Ligure e Tirreno: l’effetto combinato dell’ondata di calore che ha investito l’Europa occidentale e di un bacino che non si è mai davvero raffreddato, dato che per tutto l’inverno il Mare Nostrum è rimasto uno o due gradi sopra la norma. Nei primi sei mesi del 2026 le ondate di calore marino hanno interessato la quasi totalità del bacino e giugno ha stabilito un nuovo primato per la temperatura media superficiale.

Un mare così caldo trattiene l’atmosfera calda più a lungo, fornisce energia supplementare alle tempeste e aumenta l’evaporazione, accrescendo il rischio di precipitazioni estreme e inondazioni: uno schema che in Italia conosciamo bene nei nubifragi autunnali e che quest’anno si è manifestato già a fine giugno. Come sottolinea Copernicus, l’innalzamento delle temperature oceaniche contribuisce inoltre all’aumento del livello del mare e allo scioglimento dei ghiacci, mettendo sotto pressione l’intero ecosistema marino e le economie costiere legate alla pesca.

Mari italiani, il quadro ISPRA-SNPA: il 2025 è il secondo anno più caldo dal 1982

Alla vigilia della Giornata è arrivato anche il rapporto “Il clima in Italia nel 2025” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa), pubblicato il 1° luglio 2026. Il documento fotografa mari italiani con una temperatura media annuale di 20°C e punte oltre i 26°C a luglio (26,64°C) e agosto (26,48°C): valori superiori di +1,18°C al riferimento climatologico 1991-2020, che fanno del 2025 il secondo anno più caldo dal 1982.

Anche l’atmosfera segue la stessa traiettoria, con un’anomalia media di +1,03°C rispetto al valore climatologico 1991-2020. Tutti i mesi, tranne ottobre e novembre, risultano più caldi del normale: giugno, con un picco di +3,23°C sopra la media, è stato il secondo della serie dopo il record del 2003. Sul fronte idrico, le piogge più frequenti al Nord hanno migliorato il quadro con un aumento del 7% delle precipitazioni rispetto alla media, mentre il Centro resta in linea e il Sud registra un calo del 5%.

«I dati del monitoraggio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente confermano che il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci», ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA. Sul fronte delle risposte, il rapporto richiama i due ambiti di intervento fondamentali — mitigazione e adattamento — e segnala l’istituzione, a dicembre 2025 da parte del MASE, dell’Osservatorio Nazionale per l’Adattamento, che integra esperti di ISPRA e SNPA nel quadro del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC).

I numeri a confronto: oceani, Mediterraneo e mari italiani

La tabella riassume i principali indicatori termici diffusi tra la fine di giugno e i primi di luglio 2026 da Copernicus e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, utili a inquadrare l’entità delle anomalie su scala globale, di bacino e nazionale.

Ambito Indicatore Valore 2026 / 2025 Fonte
Oceani (globale, extra-polari) Temperatura superficiale media, picco del 21 giugno 2026 20,86°C (C3S) / 21,0°C (Marine Service), oltre i record 2023-2024 Copernicus
Mediterraneo occidentale Anomalia superficiale a fine giugno 2026 (Golfo del Leone, Ligure, Tirreno) Fino a +6°C sopra la media climatologica Copernicus
Mari italiani Temperatura media annuale 2025 e anomalia sul 1991-2020 20°C, +1,18°C: secondo anno più caldo dal 1982 SNPA / ISPRA
Mari italiani Punte mensili 2025 26,64°C a luglio, 26,48°C ad agosto SNPA / ISPRA
Atmosfera Italia Anomalia temperatura media 2025 sul 1991-2020 +1,03°C, con giugno a +3,23°C SNPA / ISPRA

Mediterraneo: culla di biodiversità e laboratorio energetico

Il Mediterraneo ospita oltre il 7% della biodiversità marina mondiale, un dato sorprendente se si considera la sua superficie relativamente contenuta, pari a meno dell’1% delle acque globali. Eppure questo scrigno di vita è sotto pressione a causa dell’innalzamento delle temperature, della plastica che soffoca i fondali e delle microplastiche che compromettono l’intera catena alimentare. A fronte di questi rischi, la ricerca scientifica e le tecnologie per la salvaguardia stanno evolvendo: dalle reti di monitoraggio costiero basate su sensoristica IoT alle piattaforme di citizen science che coinvolgono pescatori, turisti e comunità locali nella raccolta di dati, ogni iniziativa contribuisce a mantenere vivo un mare che rischia di diventare un bacino sempre più caldo e povero di ossigeno.

Allo stesso tempo, il Mediterraneo rappresenta un laboratorio naturale per l’energia sostenibile. Parchi eolici offshore, impianti di desalinizzazione alimentati da fotovoltaico galleggiante, studi sull’energia dalle correnti marine sono solo alcuni esempi di come l’innovazione tecnologica possa convivere con la tutela degli habitat. Paesi come Spagna, Italia, Grecia e Turchia stanno sperimentando soluzioni che uniscono fonti rinnovabili, digitalizzazione e decarbonizzazione, trasformando questo mare in un corridoio strategico per la transizione energetica del continente europeo.

Un mare che si scalda come i tropici: le conseguenze delle Marine Heatwaves

Le Marine Heatwaves si verificano quando la temperatura della superficie del mare resta significativamente superiore alla media per diversi giorni consecutivi. Nel Mediterraneo centro-occidentale — tra Sardegna e Baleari, Mar Tirreno e Ligure — le acque hanno toccato picchi eccezionali, e la fine di giugno 2026 ha segnato anomalie fino a +6°C rispetto ai valori climatologici.

Queste anomalie termiche significano stress per gli ecosistemi, con la sofferenza delle praterie di Posidonia, la proliferazione di specie invasive, la morte di coralli e la perdita di habitat fondamentali per la riproduzione di pesci, cetacei e squali. Il calore in eccesso diventa inoltre energia per l’atmosfera, alimentando fenomeni estremi come temporali violenti e nubifragi improvvisi, già osservati negli ultimi anni in Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia. E se le acque non si raffreddano a sufficienza, non offrono nemmeno più un naturale “climatizzatore” per mitigare il caldo estivo sulle coste.

Un mare che si scalda come i tropici: le conseguenze delle Marine Heatwaves

Il riscaldamento sta accelerando anche la ridefinizione degli equilibri biologici del bacino. Il pesce scorpione continua ad ampliare il proprio areale nelle acque italiane, mentre uno studio dell’Università di Catania ha documentato il primo ritrovamento nel Mediterraneo della ricciola giapponese (Seriola quinqueradiata), probabilmente giunta attraverso il traffico navale, con la maggior parte degli avvistamenti nel Mar Ionio: una delle aree più vulnerabili all’insediamento di specie tropicali, insieme all’Adriatico meridionale. Tra le specie aliene ormai più diffuse figurano anche il granchio blu, la noce di mare e il granchio crocifisso, segno di un ecosistema che sta cambiando rapidamente.

Il rapporto Mare Caldo di Greenpeace sui dati 2024

Il più recente rapporto Mare Caldo di Greenpeace Italia, pubblicato a luglio 2025 sui dati del 2024 e realizzato in collaborazione con l’Università di Genova (DISTAV) e l’OGS, ha confermato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato sia a livello globale sia nel bacino del Mediterraneo, con una temperatura media annuale di 21,16°C, record degli ultimi 43 anni.

Tutte le 12 aree italiane monitorate, di cui 11 in Aree Marine Protette (AMP), avevano registrato numerose Marine Heatwaves, sia in superficie sia lungo la colonna d’acqua fino a 40 metri. All’Isola dell’Asinara si contavano 14 ondate di calore, mentre alle Cinque Terre si erano toccati picchi di +3,65°C sopra la media climatologica. Gli effetti sulla biodiversità erano già evidenti: gorgonie come Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini mostravano necrosi diffuse — con un impatto severo sul 94% delle colonie a Portofino a 25 metri di profondità — mentre coralli mediterranei come Cladocora caespitosa subivano sbiancamento e si diffondevano la mucillagine e specie termofile e aliene come l’alga verde Caulerpa cylindracea, il pesce pappagallo, il barracuda mediterraneo e la donzella pavonina.

Il confronto con i cinque anni di monitoraggio aveva ribadito l’importanza delle AMP: Capo Carbonara (Sardegna) mostrava i valori ecologici migliori, mentre l’Isola d’Elba — unica area non protetta della rete — risultava in stato ecologico scarso. «Il nostro mare è ricco di biodiversità, ma rischiamo di perdere questo straordinario patrimonio naturale se non estendiamo la superficie di mare protetta e non riduciamo le emissioni di gas serra», aveva dichiarato Valentina Di Miccoli, campaigner mare di Greenpeace Italia.

Il “Tropico del Mediterraneo”: l’allarme del WWF

Anche il WWF Italia ha rilanciato un messaggio forte attraverso le parole del biologo marino Roberto Danovaro: il Mare Nostrum è diventato un vero «Tropico del Mediterraneo», perché si riscalda più in fretta di tutti gli altri mari e oceani, con temperature estive che ormai raggiungono e spesso superano i 30°C fino a diverse decine di metri di profondità, spingendo molte specie autoctone al limite della sopravvivenza.

Oltre alle Marine Heatwaves, a preoccupare è l’acidificazione: il Mediterraneo ha perso quasi 0,2 unità di pH rispetto al secolo scorso e continua a farlo più velocemente rispetto agli oceani aperti, con effetti su coralli, gorgonie, cozze, ricci di mare e spugne, indeboliti e resi vulnerabili a infezioni e patologie. Gli effetti combinati del caldo record e dell’acidificazione stanno desertificando interi paesaggi sottomarini, con morie che colpiscono aree come Corsica, Liguria, Costa Azzurra e la Riviera del Conero, mentre specie tropicali e aliene si insediano sempre più a nord.

Come ricorda Danovaro, il Mediterraneo è un «oceano in miniatura», un laboratorio naturale dove osservare in anteprima gli effetti della crisi climatica che presto interesseranno i grandi oceani. Per questo il WWF ribadisce che un ecosistema ricco di biodiversità è molto più resiliente di un ambiente impoverito, e sollecita non solo l’estensione delle Aree Marine Protette ma anche il restauro ecologico degli habitat danneggiati, un approccio previsto dallalegge europea sul ripristino della Natura. In questa direzione si inserisce il progetto LIFE ADAPTS, di cui il WWF è partner, che lavora tra Italia, Grecia e Cipro per sviluppare soluzioni di adattamento per specie simbolo come le tartarughe marine (Chelonia mydas e Caretta caretta) e la foca monaca (Monachus monachus).

Sempre in occasione dell’8 luglio, il WWF ha rilanciato l’iniziativa nazionale “Adopt a Beach – Adotta una spiaggia”, un programma di citizen science che invita cittadini, famiglie, scuole e associazioni ad adottare un tratto di costa e a contribuire alla raccolta e al monitoraggio dei rifiuti marini attraverso la piattaforma dedicata adoptabeach.wwf.it. Già attiva in altri Paesi del Mediterraneo come Grecia, Turchia e Tunisia, l’iniziativa viene potenziata quest’anno grazie alla collaborazione con Mediafriends, l’ente filantropico di Mediaset, Mondadori e Medusa, con uno spot in onda sulle reti Mediaset dal 12 luglio al 29 agosto. I dati raccolti confluiranno in una piattaforma di monitoraggio pan-mediterranea e alimenteranno le attività di advocacy verso le istituzioni nazionali ed europee per ridurre l’inquinamento da plastica.

L’urgenza è documentata dai numeri diffusi dall’associazione: ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, di cui circa 230.000 tonnellate nel solo Mediterraneo, tra i mari più colpiti al mondo, con conseguenze dirette sulla fauna: si stima che oltre il 50% delle tartarughe marine ingerisca plastica scambiandola per cibo. Tra le attività previste per la Giornata, il WWF ha in programma un intervento di pulizia nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, Oasi WWF, dalla spiaggia fino ai fondali, nell’ambito del progetto ReMaRe per la rigenerazione degli ecosistemi costieri.

Gesti, governance e innovazione: come difendere il Mare Nostrum

Davanti a questi numeri, l’impegno oltre che istituzionale, deve partire anche dai comportamenti quotidiani. La guida “Il Mare in Tasca” di Greenpeace offre spunti concreti: evitare di lasciare mozziconi di sigaretta sulle spiagge, scegliere borracce riutilizzabili per ridurre la plastica monouso, preferire creme solari eco-compatibili prive di sostanze tossiche per gli organismi marini. Non sono dettagli: i filtri delle sigarette impiegano oltre dieci anni a degradarsi rilasciando sostanze chimiche in mare, le microplastiche degli oggetti usa e getta rientrano nella catena alimentare attraverso il pescato e i filtri chimici dei solari danneggiano coralli e specie sensibili.

Secondo il sondaggio AstraRicerche per Greenpeace, oltre il 61% degli italiani ritiene che la responsabilità di salvare mari e oceani spetti a ogni cittadino, ma chiede anche azioni efficaci da parte di istituzioni pubbliche, ONG e organismi internazionali. L’innovazione tecnologica deve fare la sua parte — parchi eolici offshore, piattaforme galleggianti fotovoltaiche e sistemi di energy harvesting possono trasformare il Mediterraneo in un hub di energia pulita, purché ogni sviluppo sia compatibile con la salvaguardia degli habitat — così come una governance integrata, promossa da UNEP/MAP e dalla rete MedPAN, che garantisca una gestione condivisa delle risorse marine e la protezione delle zone più vulnerabili e delle specie simbolo che la Lista Rossa IUCN segnala in declino.

FAQ – Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo

Perché l’8 luglio si celebra la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo?

L’8 luglio è un’occasione per ricordare l’importanza di un mare unico al mondo, che bagna tre continenti, ospita oltre il 7% della biodiversità marina globale e connette culture, economie e comunità. È un invito a riflettere sui rischi legati al cambiamento climatico, come le Marine Heatwaves, l’inquinamento da plastica e la perdita di habitat essenziali.

Quali sono le principali minacce che mettono a rischio il Mediterraneo oggi?

Secondo Greenpeace, Legambiente e iLMeteo.it, le minacce principali sono l’innalzamento delle temperature medie (+1°C a +5°C sopra le medie storiche), le ondate di calore marine sempre più frequenti, l’inquinamento da plastica e sostanze tossiche, la pesca eccessiva e l’espansione di specie aliene e termofile. Questi fattori alterano gli ecosistemi, indeboliscono specie simbolo come foche monache, squali e gorgonie e aggravano i fenomeni meteorologici estremi.

Cosa possiamo fare nel concreto per difendere il Mare Nostrum?

Ognuno può fare la differenza, come ricorda la guida “Il Mare in Tasca” di Greenpeace: non lasciare mozziconi o rifiuti in spiaggia, preferire borracce plastic free, scegliere creme solari eco-compatibili, sostenere prodotti locali e a basso impatto, ma anche informarsi e sostenere politiche di tutela del mare. Il 61% degli italiani, secondo AstraRicerche, pensa che la responsabilità parta dai singoli cittadini.

Quali azioni sono urgenti a livello istituzionale?

Governance condivisa tra i Paesi rivieraschi, estensione delle Aree Marine Protette verso l’obiettivo del 30% entro il 2030, investimenti in ricerca e monitoraggio della qualità dell’acqua, riduzione delle emissioni climalteranti, stop alle plastiche monouso e sviluppo di filiere energetiche rinnovabili offshore compatibili con la biodiversità. Un ruolo strategico spetta alle politiche di adattamento previste dal PNACC e al nuovo Osservatorio Nazionale per l’Adattamento istituito dal MASE a dicembre 2025.

Quanto è caldo il Mar Mediterraneo nel 2026?

Secondo i dati Copernicus, a fine giugno 2026 il Mediterraneo occidentale ha registrato anomalie fino a +6°C sopra la media climatologica tra Golfo del Leone, Mar Ligure e Tirreno. Nei primi sei mesi dell’anno le ondate di calore marino hanno interessato la quasi totalità del bacino e giugno ha segnato un nuovo record per la temperatura media superficiale.

Cosa dice il rapporto ISPRA-SNPA sui mari italiani?

Il rapporto “Il clima in Italia nel 2025”, pubblicato il 1° luglio 2026 dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, indica per i mari italiani una temperatura media annuale di 20°C, +1,18°C rispetto al riferimento 1991-2020: il secondo valore più alto dal 1982, con punte oltre i 26°C nei mesi di luglio (26,64°C) e agosto (26,48°C).

Che ruolo ha El Niño nel riscaldamento del mare?

El Niño, il riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale annunciato dall’OMM a giugno 2026, trasferisce calore all’atmosfera e amplifica il riscaldamento globale già in atto. Secondo i modelli stagionali di Copernicus, l’evento potrebbe raggiungere un’intensità che non si registrava da decenni, spingendo ulteriormente le temperature marine nei prossimi mesi.


08/07/2025

Blitz di Goletta Verde sul clima del Mediterraneo

Il blitz di Goletta Verde lungo la costa adriatica lancia un messaggio inequivocabile: “Non è caldo. È crisi climatica”.

Blitz di Goletta Verde sul clima del Mediterraneo
Fonte Legambiente

I dati diffusi da Legambiente confermano che il Mar Mediterraneo e in particolare l’Adriatico stanno registrando temperature di superficie record. A giugno 2025, la temperatura media del Mediterraneo ha toccato i 24,3°C, la più alta degli ultimi dieci anni per questo mese, con un +1°C rispetto alla media storica. Ancora più caldo il Tirreno con 25,1°C e l’Adriatico con 24,1°C, arrivando a picchi di 29,8°C, quasi 2°C oltre i valori massimi registrati dal 2015.
Le immagini satellitari di Copernicus, rielaborate da Legambiente, evidenziano come l’Adriatico – da Trieste al Gargano – stia vivendo la sua estate più calda da un decennio, con valori tra 24,9°C e 25°C in diverse zone, sempre ben oltre le medie.

Queste Marine Heatwaves contribuiscono al fenomeno di “tropicalizzazione” del Mediterraneo, con conseguenze pesanti sulla biodiversità marina: alterazione dei cicli riproduttivi di grandi specie pelagiche come il tonno rosso, aumento di specie termofile e aliene come barracuda e pesce scorpione, modifiche alle correnti e alla dispersione degli organismi.
Per Legambiente è urgente accelerare strategie di mitigazione e adattamento climatico, per proteggere non solo l’ambiente ma anche la salute dei cittadini e l’economia costiera.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2025

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