Fotovoltaico nei centri storici, il no della Soprintendenza deve essere motivato sul progetto 14/10/2026
Fotovoltaico nei centri storici, il no della Soprintendenza deve essere motivato sul progetto 14/10/2026
Ripartizione delle spese per il cappotto termico: gli obblighi del proprietario del locale interrato 07/10/2026
Impianto di riscaldamento domestico: le soluzioni più efficienti per scegliere l’impianto giusto 15/10/2026
Ripartizione delle spese per il cappotto termico: gli obblighi del proprietario del locale interrato 07/10/2026
World Energy Transition Outlook 2026: per IRENA l’elettrificazione con le rinnovabili è il motore della transizione 16/10/2026
Fast fashion: l’insostenibile costo ambientale e sociale della moda a basso costo. Impatto della produzione e rifiuti tessili 09/10/2026
Airzone rinnova la propria identità visiva: il restyling racconta l’evoluzione dell’azienda 14/10/2026
A cura di: Erika Bonelli Immagine generata con IA Indice degli argomenti Toggle Dagli scenari climatici agli impatti su PIL e finanza pubblicaInfrastrutture ed energia sotto pressioneImprese poco pronte: il nodo dell’adattamentoL’intelligenza artificiale come leva per la resilienzaFAQ rischio climaticoQuanto può ridurre il PIL italiano il rischio climatico entro il 2050?Quali sono i costi del cambiamento climatico per le infrastrutture in Italia?Le PMI italiane sono pronte ad affrontare il rischio climatico?Cosa prevede l’obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali?Come può l’intelligenza artificiale aiutare nella gestione del rischio climatico? Il rischio climatico può ridurre il PIL italiano fino al 6% entro il 2050. È la stima del report “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento“, elaborato da Deloitte con il Politecnico di Milano, l’Università Ca’ Foscari, la Florence School of Regulation dell’European University Institute e Ipsos-Doxa, presentato alla Venice Climate Week e ripreso in un’analisi firmata da Elio Santoro e Giuseppe Mazzotta a partire dalle ondate di calore record dell’estate. Lo studio misura per la prima volta gli impatti fisici, economici e finanziari del cambiamento climatico sul sistema produttivo italiano, con effetti diretti su infrastrutture, comparto energetico, turismo e conti pubblici. Il messaggio è che il costo dell’inazione supera quello dell’adattamento. Dagli scenari climatici agli impatti su PIL e finanza pubblica Gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai registrati secondo la World Meteorological Organization, con il 2024 e il 2025 vicini a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. L’Europa si riscalda a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale e l’Italia, per posizione mediterranea, figura tra i Paesi con l’accelerazione più alta. Le proiezioni multi-modello convergono su un aumento superiore a 2 °C già entro dieci anni, mentre la Pianura Padana, cuore manifatturiero e agroalimentare, registra oggi incrementi di 2-2,5 °C. Le ondate di calore, secondo il report, cresceranno di quattro-cinque volte al 2030 rispetto al livello storico, con incrementi assoluti tra 30 e 58 giorni all’anno al 2050. A livello economico le nuove stime prevedono una riduzione progressiva del PIL compresa tra l’1,6% e il 6% al 2050 rispetto a uno scenario privo di danni climatici, a seconda dell’intensità considerata. Per un’economia a bassa crescita significa perdere fino a circa il 15% della crescita media annua tra il 2025 e il 2050. Il rallentamento si riflette sulla finanza pubblica, dove il rischio climatico agisce come amplificatore di vulnerabilità preesistenti. Con un debito già superiore a 3.000 miliardi di euro, la probabilità che il rapporto debito/PIL sfori la soglia del 200% sale dal 21-24% in assenza di danni al 39-44% negli scenari con danni elevati, mentre lo spread climatico, cioè la componente del premio sovrano attribuibile al rischio climatico, si attesta in media sui 42-46 punti base negli scenari a danni elevati. Infrastrutture ed energia sotto pressione Le infrastrutture rappresentano uno dei principali nodi di rischio per l’economia reale. I danni diretti annui potrebbero passare da circa 0,4 miliardi di euro della baseline storica a circa 2 miliardi entro il 2030 e a circa 5 miliardi al 2050 nello scenario RCP4.5. Considerando gli effetti indiretti (interruzione dei servizi, impatti sulle catene di fornitura), il costo totale stimato sale tra 11,5 e 18 miliardi di euro l’anno al 2050. L’incremento più rilevante in valore assoluto riguarda i trasporti, seguiti da sistemi idrici, gestione dei rifiuti ed energia. Il comparto energetico si trova in una posizione doppiamente esposta, perché deve far fronte a una domanda di elettricità in crescita per effetto delle temperature proprio mentre le infrastrutture risentono del caldo. Un segnale concreto arriva dall’idroelettrico: a giugno 2026, secondo Terna, sono stati prodotti 3.827 GWh, il 23,7% in meno rispetto a giugno 2025. In Francia il gruppo EDF ha fermato temporaneamente alcuni reattori nucleari come misura precauzionale, per non riscaldare oltre soglia le acque dei fiumi usate per il raffreddamento. Il rischio, per il mercato elettrico, è dover ricorrere maggiormente a generazione da gas e carbone, fonti esposte alle tensioni geopolitiche. Tra i settori colpiti figura anche il turismo, con perdite dirette stimate in circa 17 miliardi di euro nello scenario a +2 °C e in circa 52 miliardi a +4 °C. Gli impatti economici stimati del rischio climatico in Italia Ambito Impatto stimato Orizzonte PIL nazionale Riduzione tra -1,6% e -6% (vs scenario senza danni) 2050 Danni diretti alle infrastrutture Da ~0,4 mld €/anno a ~2 mld (2030) e ~5 mld (2050) 2030-2050 Costo totale infrastrutture (diretti + indiretti) 11,5-18 mld €/anno 2050 Produzione idroelettrica -23,7% a giugno 2026 vs giugno 2025 (Terna) Attuale Turismo (perdite dirette) ~17 mld € (+2 °C) / ~52 mld € (+4 °C) 2050 Debito pubblico/PIL oltre il 200% Probabilità dal 21-24% al 39-44% con danni elevati 2050 Ondate di calore +30/58 giorni/anno; severità mediana ~20x 2050 Imprese poco pronte: il nodo dell’adattamento L’indagine Ipsos-Doxa su un campione di 350 PMI italiane, con forte concentrazione nei settori costruzioni (32%) e logistica (31%), restituisce un approccio ancora reattivo e orientato al breve periodo. Solo il 34% attribuisce al rischio climatico un ruolo significativo o centrale nei propri framework di gestione del rischio, appena il 14% ha adottato misure per la continuità operativa e il 10% ha introdotto azioni di adattamento su infrastrutture e asset fisici. Sul fronte tecnologico il divario è ampio, con non più del 18% delle imprese che utilizza strumenti digitali o piattaforme, inclusa l’intelligenza artificiale, per la gestione del rischio climatico fisico. Gli investimenti restano contenuti, orientati per l’83% su un orizzonte massimo di cinque anni e per il 77% su importi inferiori a 100.000 euro entro tre anni, con netta prevalenza delle coperture assicurative. Proprio sul versante assicurativo emerge una delle criticità più rilevanti per il settore delle costruzioni. La Legge 30 dicembre 2023, n. 213 ha introdotto l’obbligo per le imprese di coprire i rischi catastrofali, ma a oltre due anni dall’entrata in vigore la copertura resta limitata. Secondo il presidente ANIA Giovanni Liverani, le imprese assicurate sono passate dal 7% al 15%, lasciando ancora scoperto l’85% del tessuto produttivo, con la vulnerabilità concentrata su microimprese e PMI. Storicamente il 95% delle perdite da disastri naturali in Italia risultava non assicurato, con un costo pubblico stimato in circa 4 miliardi di euro l’anno. Sul lato dell’offerta di soluzioni strutturate, il report cita casi avanzati come la Metodologia di Resilienza di Terna, approvata da ARERA e integrata nel Codice di Rete, e il Sistema Integrato di Monitoraggio e Previsione (SIM) sviluppato dal MASE con Leonardo e DXC per la sicurezza ambientale nazionale. Sul piano degli investimenti pubblici, la Commissione europea stima per l’Italia un fabbisogno annuo di adattamento pari a 10,08 miliardi di euro, lo 0,4% del PIL. Il ritorno economico è documentato: un euro investito in prevenzione può generare tra 4 e 7 euro di danni evitati, e fino a un rapporto di circa 1:11 secondo le analisi Deloitte–Unipol sui rischi Nat Cat. L’intelligenza artificiale come leva per la resilienza Il report assegna all’AI un ruolo di abilitatore lungo l’intero ciclo di gestione del rischio. Applicata alla gestione dei danni diretti alle infrastrutture, potrebbe generare risparmi globali compresi tra 70 e 110 miliardi di dollari l’anno entro il 2050, pari a circa il 15% delle perdite dirette associate ai disastri naturali. Le applicazioni si articolano in tre fasi: Pianificazione e adattamento ex ante, con modelli previsionali e digital twin per progettare infrastrutture più resilienti e prioritizzare gli interventi a parità di budget. Il caso di Lisbona, con un digital twin per il drenaggio urbano, ha generato risparmi stimati oltre i 100 milioni di dollari. Rilevamento e risposta in tempo reale, tramite Early Warning Systems che combinano dati meteorologici, satellitari e sensori IoT. In Italia il CMCC sta sviluppando sistemi AI per l’allerta precoce delle alluvioni su scala stagionale. Recupero post-disastro, con automazione del damage assessment da immagini satellitari, droni e modelli di deep learning per accelerare il ritorno alla normalità operativa. Per il sistema produttivo italiano l’adattamento non si esaurisce nella protezione dalle perdite. Gli investimenti in resilienza si intrecciano con efficienza energetica, digitalizzazione e ammodernamento infrastrutturale, aprendo l’accesso a strumenti di finanza sostenibile e a condizioni di credito più favorevoli. La sfida, come indicano gli autori, è trasformare azioni frammentarie in una strategia coerente, integrando il rischio climatico nei processi decisionali di imprese e istituzioni. FAQ rischio climatico Quanto può ridurre il PIL italiano il rischio climatico entro il 2050? Secondo il report Deloitte, l’Italia potrebbe perdere tra l’1,6% e il 6% del PIL al 2050 rispetto a uno scenario senza danni climatici, a seconda dell’intensità dello scenario. In termini di crescita, fino a circa il 15% della crescita media annua 2025-2050 rischia di essere eroso. Quali sono i costi del cambiamento climatico per le infrastrutture in Italia? I danni diretti annui alle infrastrutture potrebbero salire da circa 0,4 miliardi di euro a circa 5 miliardi al 2050. Includendo gli effetti indiretti, come l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura, il costo totale stimato oscilla tra 11,5 e 18 miliardi di euro l’anno. Le PMI italiane sono pronte ad affrontare il rischio climatico? No, il livello di preparazione resta basso. Solo il 34% delle PMI assegna al rischio climatico un ruolo significativo o centrale, il 10% ha adottato azioni di adattamento su infrastrutture e asset fisici e non più del 18% utilizza strumenti digitali o AI per la gestione del rischio climatico fisico. Cosa prevede l’obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali? La Legge 30 dicembre 2023, n. 213 impone alle imprese di assicurarsi contro i rischi catastrofali. A oltre due anni dall’introduzione, secondo ANIA la copertura è passata dal 7% al 15%, con l’85% del tessuto produttivo ancora scoperto e la maggiore vulnerabilità su microimprese e PMI. Come può l’intelligenza artificiale aiutare nella gestione del rischio climatico? L’AI interviene in prevenzione, rilevamento e recupero post-evento, dai digital twin agli Early Warning Systems fino al damage assessment automatizzato. Applicata ai danni alle infrastrutture, potrebbe generare risparmi tra 70 e 110 miliardi di dollari l’anno a livello globale entro il 2050. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
14/10/2026 Data center, AI ed energia: la competitività dell'Italia passa anche da qui A cura di: Andrea Ballocchi AI for Energy Report 2026 di E&S: la crescita dell'intelligenza artificiale sta trasformando i data center ...
13/10/2026 13 ottobre, Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali 2026: la resilienza inizia a casa A cura di: Raffaella Capritti Il 13 ottobre 2026 la Giornata ONU per la riduzione dei rischi naturali è dedicata alla ...
09/10/2026 Isola del Giglio, il primo pontile galleggiante che produce energia dal sole e dal moto ondoso A cura di: Erika Bonelli Al Giglio un pontile galleggiante produce energia da fotovoltaico e moto ondoso. Il sistema ibrido di ...
06/10/2026 HPT Energy Talks: l’edilizia efficiente si racconta A cura di: Andrea Ballocchi HPT Energy Talks debutta il 22 ottobre: due casi studio sulla riqualificazione energetica con pompe di ...
02/10/2026 Caro bollette, luce +37,3% per i vulnerabili: lo scenario e come difendersi A cura di: Stefania Manfrin Da ottobre le bollette luce dei vulnerabili salgono del 37,3%, l'inflazione tocca il 4,2%. Dati ARERA ...
01/10/2026 Il paesaggio come sistema vivente: a Bergamo il Landscape Festival A cura di: Laura Murgia La XVI edizione di Landscape Festival, organizzata con il Comune di Bergamo e dedicata al "Nuovo ...
29/09/2026 Emissioni in cantiere: misurare il lato nascosto per ridurne l’impatto A cura di: Andrea Ballocchi Misurare le emissioni in cantiere è il primo passo per ridurle. Uno studio Deerns rivela il ...
16/09/2026 Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono A cura di: Raffaella Capritti Il 16 settembre 2026 la Giornata per la protezione dello strato di ozono celebra i dieci ...
11/09/2026 Energy Transition Monitor 2026, la transizione accelera ma le emissioni restano ferme A cura di: Erika Bonelli Rinnovabili al 99% della crescita elettrica 2025 ma emissioni ancora ferme. I dati ETC e i ...
08/09/2026 Estate 2026 la più calda per l'Italia dal 1950: cosa significa per città, edifici e lavoro A cura di: Erika Bonelli L'estate 2026 è la più calda in Italia dal 1950 secondo il Cnr-Ibe: 24,3°C di media ...