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Indice degli argomenti Toggle L’altra faccia della medaglia: il consumo energetico esplodeEmissioni e Intelligenza ArtificialeItalia hub della data economy mediterraneaTecnologie e soluzioni per data center sostenibiliIntacture: il data center nella miniera che ridisegna il rapporto tra infrastruttura e paesaggioGovernance, competenze e politica industrialeFAQ Data Center e intelligenza artificialeQuanto consuma un data center?Cos’è il PUE e perché è importante?Come si misura la carbon footprint dei servizi cloud?Perché l’Italia può diventare hub della data economy mediterranea? Tutti noi usiamo l’intelligenza artificiale ogni giorno, per scrivere, calcolare, progettare (io per prima in effetti), spesso senza renderci conto del suo impatto ambientale: dietro ogni risposta, immagine o calcolo ci sono data center che alimentano cloud, IoT, machine learning e servizi digitali avanzati, costituendo una vera infrastruttura industriale su cui poggiano competitività e autonomia tecnologica, ma bisogna ricordare che consumano enormi quantità di energia e risorse. Secondo lo studio AGICI “Scenari di mercato dei data center: prospettive per il sistema energetico e la competitività italiana”, entro il 2030 il mercato europeo dei dati raggiungerà un valore complessivo di 1.000 miliardi di euro, con 190 miliardi di investimenti in nuove infrastrutture. In Italia si stimano 18 miliardi di euro di investimenti IT e un potenziale di 2 GW di capacità installata, tre volte l’attuale. Ad oggi operano circa 110.000 data-user companies, con una crescita media del 3,5% l’anno. Le ricadute economiche e occupazionali sono significative: entro il 2030 il settore potrebbe generare fino a 70.000 posti di lavoro diretti e indiretti e un impatto sul PIL tra 17 e 28 miliardi di euro. L’altra faccia della medaglia: il consumo energetico esplode L’infrastruttura digitale mondiale è sempre più energivora. Secondo la IEA (International Energy Agency), il consumo globale dei data center passerà da 460 TWh nel 2022 a oltre 1.000 TWh nel 2026, trainato da AI generativa, streaming, cloud e servizi sempre più intensivi. In Italia, secondo Confartigianato, tra il 2019 e il 2023 la domanda elettrica dei servizi informatici e dei data center è cresciuta del 50%, con un +144% dei consumi elettrici diretti, pari a 509,7 GWh nel 2023. Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte assorbono l’85% del totale. AGICI prevede che entro il 2030 il fabbisogno elettrico salirà a 20 TWh, circa il 6% dei consumi nazionali, con un impatto rilevante sulla rete e sulla pianificazione energetica. Emissioni e Intelligenza Artificiale L’intelligenza artificiale moltiplica la domanda di potenza di calcolo. Ogni interazione digitale richiede energia: secondo lo scenario realizzato da ClimateSeed, una query a Gemini consuma circa 0,24 Wh, mentre per modelli complessi come GPT-4 il consumo medio sale a 0,43 Wh (ovvero quanto tenere accesa una lampadina LED per quasi un minuto), con punte di 4 Wh per richieste più articolate. Dal 2020 al 2023, le emissioni indirette di categoria Scope 3 — cioè quelle generate lungo la catena del valore, dai fornitori ai servizi digitali esterni — delle tre big tech (Microsoft, Amazon e Meta) sono aumentate del 150%. Nel dettaglio, Google ha registrato un incremento del 48% rispetto al 2019, mentre Microsoft è cresciuta del 29%. Per le imprese che utilizzano piattaforme o modelli di intelligenza artificiale di terzi, l’impatto emissivo ricade nello Scope 3; al contrario, chi gestisce data center o infrastrutture proprie contabilizza tali emissioni anche negli Scope 1 e 2, relativi rispettivamente alle fonti dirette (combustibili, impianti) e ai consumi energetici acquistati. “L’IA può diventare un alleato della transizione verde solo se gestita in modo trasparente e sostenibile”, spiega Edoardo Bertin, Head of Business Development & Growth di ClimateSeed. “L’obiettivo deve essere una trasformazione digitale consapevole, capace di coniugare tecnologia e sostenibilità”. Italia hub della data economy mediterranea L’Italia, grazie alla combinazione di energia rinnovabile, siti industriali dismessi e connessioni sottomarine internazionali, è destinata a giocare un ruolo da protagonista nella data economy mediterranea. Secondo AGICI, la capacità attuale di circa 600 MW potrà triplicare entro il 2030. Tuttavia, la crescita non è priva di rischi: ad agosto 2025 le richieste di connessione alla rete elettrica per nuovi data center hanno raggiunto 342, con un aumento del 1600% rispetto al 2020 e un totale di 55 GW di richieste di allaccio, metà delle quali concentrate in Lombardia (7 GW solo a Milano). Questo squilibrio geografico impone un ripensamento della pianificazione. Il Sud Italia, con le sue infrastrutture strategiche e l’ampia disponibilità di rinnovabili, rappresenta un potenziale ancora inespresso. La collaborazione con le utility energetiche può favorire sinergie virtuose: recupero del calore dei data center per il teleriscaldamento, PPA rinnovabili, micro-grid e modelli di energy sharing industriale. Tecnologie e soluzioni per data center sostenibili La riduzione dell’impatto ambientale passa attraverso innovazioni tecnologiche e gestionali che migliorano l’efficienza complessiva dell’infrastruttura. L’indicatore di riferimento è il PUE (Power Usage Effectiveness), che i migliori operatori portano oggi sotto 1,2 grazie a architetture modulari e scalabili, automazione e intelligenza artificiale per l’energy management predittivo, e sistemi di liquid cooling, free cooling o immersion cooling. A queste soluzioni si aggiungono l’impiego di refrigeranti naturali, il recupero di calore per reti di teleriscaldamento, l’alimentazione da fonti rinnovabili on-site con sistemi di accumulo e contratti PPA, e l’adozione di certificazioni ambientali come ISO 50001, LEED®, CEEDA per la gestione efficiente. L’integrazione con piattaforme di monitoraggio in tempo reale e modelli digitali di gestione (BIM e digital twin) consente di ridurre gli sprechi e ottimizzare i flussi energetici, trasformando i data center in nodi intelligenti e attivi della rete elettrica. Intacture: il data center nella miniera che ridisegna il rapporto tra infrastruttura e paesaggio A cento metri sotto la superficie della Val di Non, nel complesso minerario Tera di Tassullo, sta nascendo Intacture, un’infrastruttura ipogea ideata dallo studio In-Site, guidato da Pietro Matteo Foglio. Concepito per ospitare dati in modo sicuro, efficiente e durevole, Intacture rappresenta un’innovativa architettura infrastrutturale sostenibile, dove tecnologia e paesaggio dialogano. Lo sviluppo sotterraneo ha richiesto un’integrazione unica tra competenze architettoniche, ingegneristiche e minerarie. La collaborazione con Covi Costruzioni e Tassullo ha permesso di armonizzare l’infrastruttura con la geologia del sito: il calcestruzzo impiegato lavora in continuità con la roccia, seguendone geometrie e forze strutturali. Il “fornello”, nucleo verticale dell’opera, collega i diversi livelli del data center, portando luce e ventilazione naturale e unendo la profondità ipogea alla superficie. In alto, piccoli volumi tecnici emergono nel bosco in modo discreto, secondo una logica di integrazione paesaggistica e minima interferenza visiva. La progettazione è stata gestita interamente in ambiente BIM, garantendo coordinamento in tempo reale tra architetti, geologi, impiantisti e paesaggisti. Finanziato nell’ambito del PNRR, il progetto sarà completato entro la fine del 2025. Governance, competenze e politica industriale La rapida crescita del settore impone una strategia nazionale coordinata. AGICI individua tre priorità per valorizzare il potenziale della data economy italiana: Potenziamento delle infrastrutture di connettività; Diffusione di competenze digitali e green skills; Semplificazione autorizzativa e governance unitaria. Una politica industriale olistica, capace di integrare transizione digitale ed energetica, è la condizione per attrarre investimenti internazionali e costruire una filiera nazionale competitiva. Partnership tra operatori ICT, utility, costruttori e università possono accelerare l’innovazione e garantire sostenibilità di lungo periodo. Verso data center net-zero L’obiettivo futuro è trasformare i data center in hub energetici flessibili: produttori e consumatori di energia (prosumer), integrati nelle smart grid e basati su modelli di economia circolare. Dal recupero dei materiali hardware alla rigenerazione degli impianti, fino all’uso di refrigeranti naturali e storage di nuova generazione, la rotta è segnata verso infrastrutture “net-zero ready” entro il 2040. FAQ Data Center e intelligenza artificiale Quanto consuma un data center? Dipende da dimensione, efficienza e sistemi di raffreddamento. I più avanzati raggiungono un PUE (Power Usage Effectiveness) < 1,2 e integrano fonti rinnovabili e recupero termico. Cos’è il PUE e perché è importante? Il Power Usage Effectiveness misura l’efficienza energetica: è il rapporto tra energia totale consumata e quella effettivamente utilizzata dai server. Più il valore è basso, più il data center è efficiente. Come si misura la carbon footprint dei servizi cloud? Attraverso strumenti di carbon accounting digitale che attribuiscono le emissioni ai diversi Scopes (1, 2, 3) e consentono strategie di riduzione e compensazione. Perché l’Italia può diventare hub della data economy mediterranea? Per la combinazione di posizione strategica, infrastrutture energetiche moderne, disponibilità di rinnovabili e investimenti in crescita: condizioni ideali per una filiera digitale sostenibile. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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