Fotovoltaico nei centri storici, il no della Soprintendenza deve essere motivato sul progetto 14/10/2026
Fotovoltaico nei centri storici, il no della Soprintendenza deve essere motivato sul progetto 14/10/2026
Ripartizione delle spese per il cappotto termico: gli obblighi del proprietario del locale interrato 07/10/2026
Impianto di riscaldamento domestico: le soluzioni più efficienti per scegliere l’impianto giusto 15/10/2026
Ripartizione delle spese per il cappotto termico: gli obblighi del proprietario del locale interrato 07/10/2026
World Energy Transition Outlook 2026: per IRENA l’elettrificazione con le rinnovabili è il motore della transizione 16/10/2026
Fast fashion: l’insostenibile costo ambientale e sociale della moda a basso costo. Impatto della produzione e rifiuti tessili 09/10/2026
Airzone rinnova la propria identità visiva: il restyling racconta l’evoluzione dell’azienda 14/10/2026
A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Nel Pacifico un’anomalia termica di intensità eccezionaleIl calore accumulato sotto la superficieChe cosa attendersi tra settembre e novembre 2026Un fenomeno naturale su un oceano già caldoPrevisioni, preparazione e settori espostiFAQ El NiñoChe cos’è El Niño e ogni quanto si verifica?Fino a quando durerà l’El Niño 2026?Quanto è forte questo El Niño?El Niño è causato dal cambiamento climatico?Quali settori sono più esposti agli impatti di El Niño?Un evento molto forte significa impatti gravi ovunque? El Niño si rafforzerà nei prossimi mesi fino a raggiungere un’intensità molto forte, con un picco atteso verso la fine del 2026 e conseguenze climatiche che proseguiranno nel 2027. E’ quanto emerge dall’aggiornamento diffuso il 3 settembre 2026 dalla World Meteorological Organization (WMO), l’agenzia meteorologica delle Nazioni Unite, secondo cui la probabilità che il fenomeno persista almeno fino a febbraio 2027 è prossima al 100%. All’origine ci sono temperature eccezionalmente elevate nel Pacifico equatoriale centro-orientale, dove l’indice Niño 3.4 ha toccato valori settimanali fino a +2,6 °C sopra la media tra fine luglio e metà agosto. Gli effetti riguardano gran parte del pianeta, con alterazioni dei regimi di pioggia e temperatura e un rischio più elevato di siccità, alluvioni e ondate di calore per i settori climate-sensitive, dall’agricoltura alla salute, dall’energia alle risorse idriche. È la prima volta che un El Niño/La Niña Update della WMO indica un livello di probabilità così elevato, vicino al 100%. L’agenzia lo attribuisce al forte accordo tra i Global Producing Centres e i centri di previsione climatica che alimentano il consenso multimodello. In parallelo l’agenzia ha avviato una mobilitazione senza precedenti insieme ai Servizi meteorologici e idrologici nazionali, chiamati a rafforzare previsioni e sistemi di early warning. “El Niño si ingigantisce sotto i nostri occhi“, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, sottolineando che le temperature superficiali del mare continuano a salire e che il mondo si trova in una zona di rischio per gli eventi meteorologici estremi. La Segretaria generale della WMO Celeste Saulo ha ricordato che il fenomeno, il cui nome in spagnolo indica un bambino, “ha il potenziale per assestare un colpo durissimo a comunità ed economie“, con devastazioni già visibili nelle aree colpite da siccità e alluvioni. Nel Pacifico un’anomalia termica di intensità eccezionale Le temperature superficiali del mare nel Pacifico equatoriale centro-orientale, l’area che governa la dinamica del fenomeno, sono già ben sopra la media e continuano a crescere. L’indicatore di riferimento è l’indice Niño 3.4, che misura le anomalie di temperatura superficiale in quella regione: dopo una media di +1,5 °C nel trimestre maggio-luglio 2026, il valore è salito a +2,0 °C in luglio, per poi collocarsi tra +2,2 e +2,6 °C nelle settimane comprese tra fine luglio e metà agosto. Indicatori chiave dell’evento El Niño 2026-2027 (fonte: WMO, aggiornamento 3 settembre 2026) Indicatore Periodo di riferimento Valore Indice Niño 3.4 (anomalia SST) Media maggio-luglio 2026 +1,5 °C Indice Niño 3.4 (anomalia SST) Luglio 2026 +2,0 °C Indice Niño 3.4, valori settimanali Fine luglio – metà agosto 2026 da +2,2 a +2,6 °C Anomalia termica sub-superficiale Luglio – inizio agosto 2026 oltre +8 °C in alcune aree Probabilità di persistenza di El Niño fino a febbraio 2027 circa 100% Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD), fase positiva Media stagionale settembre-novembre 2026 +0,9 °C Le previsioni probabilistiche WMO di temperatura dell’aria al suolo e precipitazione per il trimestre settembre-novembre 2026 usano come periodo di riferimento il 1993-2009. Il calore accumulato sotto la superficie L’anomalia più significativa non riguarda soltanto lo strato superficiale. In alcune aree del Pacifico le temperature sub-superficiali hanno superato di oltre 8 °C i valori medi tra luglio e i primi giorni di agosto, un serbatoio di calore che continuerà ad alimentare il fenomeno nei mesi successivi. La combinazione tra condizioni superficiali e sub-superficiali sostiene la prosecuzione dell’evento e la possibilità di un ulteriore rafforzamento. Segnali oceanici e atmosferici coerenti tra loro, uniti alla convergenza dei sistemi di previsione stagionale, indicano che El Niño resterà attivo almeno fino all’inizio del 2027. Che cosa attendersi tra settembre e novembre 2026 Un evento molto forte aumenta la probabilità di variazioni marcate nelle precipitazioni, nelle temperature e nella circolazione atmosferica in molte regioni del mondo. L’intensità dell’evento, però, non determina da sola la gravità degli impatti locali, che dipendono dalla stagione, dalla posizione geografica e dall’interazione con altri driver climatici. Per questo la WMO ha pubblicato anche un Global Seasonal Climate Update, che integra El Niño con altri fattori. Le previsioni multimodello per il trimestre settembre-novembre 2026 indicano: probabilità aumentata di temperature sopra la norma su quasi tutte le aree continentali; distribuzione delle precipitazioni con una risposta atmosferica tipica di un El Niño intenso nel Pacifico, che aumenta la probabilità di piogge abbondanti e alluvioni in alcune aree e di siccità in altre; sviluppo di una fase positiva del Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD), con valore medio stagionale di 0,9 °C; bacino atlantico equatoriale complessivamente caldo, con temperature superficiali sopra la media sia nel Nord sia nel Sud Atlantico tropicale. Questi elementi possono rafforzare, attenuare o modificare gli impatti tipici di El Niño nelle diverse regioni. Informazioni più dettagliate e applicabili a scala locale arrivano dai Regional Climate Centres, dai Regional Climate Outlook Forums e dai Servizi meteorologici e idrologici nazionali, che restano la fonte autorevole per allerte ufficiali e indicazioni climatiche territoriali. Un fenomeno naturale su un oceano già caldo El Niño è un fenomeno naturale e non è causato dal cambiamento climatico. La comunità scientifica non ha stabilito che il riscaldamento di origine antropica renda gli eventi più frequenti o più intensi. Resta però il contesto in cui l’evento si sviluppa. Oceani e atmosfera già significativamente più caldi per effetto delle emissioni di gas serra costituiscono un punto di partenza più elevato e rendono disponibili maggiore energia e umidità, condizioni che possono amplificare alcune conseguenze in termini di eventi estremi. Va inoltre considerato lo sfasamento temporale. El Niño si sviluppa in genere tra marzo e giugno, raggiunge il picco tra novembre e febbraio e dura da nove a dodici mesi, ma l’effetto sulle temperature globali si estende oltre il picco del riscaldamento oceanico e risulta più marcato nell’anno successivo alla formazione. Nel 2027 gli effetti sulle temperature globali saranno quindi più marcati, anche dopo il superamento del picco di riscaldamento oceanico. Previsioni, preparazione e settori esposti La capacità del fenomeno di modificare condizioni meteo e climatiche a migliaia di chilometri dal Pacifico tropicale rende le previsioni stagionali uno strumento operativo per governi, agenzie umanitarie, imprese e comunità. La WMO ha annunciato che lavorerà con i partner delle Nazioni Unite per fornire le informazioni climatiche necessarie alla gestione del rischio nei settori più esposti e che proseguirà il monitoraggio dell’evento, con aggiornamenti periodici sulle previsioni di impatto regionale. FAQ El Niño Che cos’è El Niño e ogni quanto si verifica? El Niño è la fase calda dell’El Niño-Southern Oscillation (ENSO), uno dei pattern climatici naturali più influenti del pianeta. Si caratterizza per il riscaldamento delle temperature superficiali dell’oceano nel Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si presenta in media ogni due-sette anni e dura da nove a dodici mesi. Fino a quando durerà l’El Niño 2026? Secondo l’aggiornamento WMO del 3 settembre 2026, la probabilità che il fenomeno persista fino a febbraio 2027 è vicina al 100%. Il picco di intensità è atteso verso la fine del 2026, con impatti climatici che proseguiranno nel corso del 2027. Quanto è forte questo El Niño? L’indice Niño 3.4, che misura le anomalie di temperatura superficiale del mare nel Pacifico equatoriale centro-orientale, è passato da una media di +1,5 °C nel periodo maggio-luglio 2026 a +2,0 °C in luglio, fino a valori settimanali compresi tra +2,2 e +2,6 °C tra fine luglio e metà agosto. Sotto la superficie, in alcune aree, le anomalie hanno superato gli 8 °C. El Niño è causato dal cambiamento climatico? No. Si tratta di un fenomeno naturale e non è provocato dal cambiamento climatico. Gli scienziati non hanno stabilito che il riscaldamento globale di origine antropica ne aumenti frequenza o intensità. Un’atmosfera e un oceano più caldi possono però amplificare alcuni effetti, aumentando calore e umidità disponibili per gli eventi estremi. Quali settori sono più esposti agli impatti di El Niño? La WMO indica tra i settori climate-sensitive più esposti l’agricoltura, la salute pubblica, l’energia e le risorse idriche. Le variazioni nei regimi di pioggia e temperatura possono tradursi in siccità, alluvioni e ondate di calore, con effetti su disponibilità idrica, produzione agricola e domanda energetica. Un evento molto forte significa impatti gravi ovunque? No. L’intensità dell’evento non determina da sola la severità degli impatti in un singolo Paese o regione. Gli effetti variano in base alla localizzazione e alla stagione e possono essere modificati da altri driver climatici, come le condizioni dell’Oceano Indiano e dell’Atlantico. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
19/10/2026 Restructura 2026, a Torino il salone per riqualificare e rigenerare l’esistente A cura di: Stefania Manfrin Restructura 2026 a Torino dal 12 al 14 novembre, tra efficienza energetica, rigenerazione urbana e oltre ...
14/10/2026 Data center, AI ed energia: la competitività dell'Italia passa anche da qui A cura di: Andrea Ballocchi AI for Energy Report 2026 di E&S: la crescita dell'intelligenza artificiale sta trasformando i data center ...
13/10/2026 13 ottobre, Giornata internazionale per la riduzione dei rischi naturali 2026: la resilienza inizia a casa A cura di: Raffaella Capritti Il 13 ottobre 2026 la Giornata ONU per la riduzione dei rischi naturali è dedicata alla ...
09/10/2026 Isola del Giglio, il primo pontile galleggiante che produce energia dal sole e dal moto ondoso A cura di: Erika Bonelli Al Giglio un pontile galleggiante produce energia da fotovoltaico e moto ondoso. Il sistema ibrido di ...
06/10/2026 HPT Energy Talks: l’edilizia efficiente si racconta A cura di: Andrea Ballocchi HPT Energy Talks debutta il 22 ottobre: due casi studio sulla riqualificazione energetica con pompe di ...
02/10/2026 Caro bollette, luce +37,3% per i vulnerabili: lo scenario e come difendersi A cura di: Stefania Manfrin Da ottobre le bollette luce dei vulnerabili salgono del 37,3%, l'inflazione tocca il 4,2%. Dati ARERA ...
01/10/2026 Il paesaggio come sistema vivente: a Bergamo il Landscape Festival A cura di: Laura Murgia La XVI edizione di Landscape Festival, organizzata con il Comune di Bergamo e dedicata al "Nuovo ...
29/09/2026 Emissioni in cantiere: misurare il lato nascosto per ridurne l’impatto A cura di: Andrea Ballocchi Misurare le emissioni in cantiere è il primo passo per ridurle. Uno studio Deerns rivela il ...
16/09/2026 Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono A cura di: Raffaella Capritti Il 16 settembre 2026 la Giornata per la protezione dello strato di ozono celebra i dieci ...
11/09/2026 Energy Transition Monitor 2026, la transizione accelera ma le emissioni restano ferme A cura di: Erika Bonelli Rinnovabili al 99% della crescita elettrica 2025 ma emissioni ancora ferme. I dati ETC e i ...