Agrivoltaico nell’UE: i potenziali benefici agricoli ed energetici in Europa centrale

Uno studio Ember condotto in Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, ha messo in luce i benefici offerti per la produzione agricola ed energetica dallo sviluppo dell’agrivoltaico. Serve, però, un quadro normativo favorevole.

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Agrivoltaico nell’UE: i potenziali benefici agricoli ed energetici in Europa centrale

L’agrivoltaico nell’UE sta prendendo piede, contando già oggi oltre 200 progetti, come riporta la mappa digitale Agrisolar di SolarPower Europe. Ma ha potenzialità di sviluppo decisamente interessanti, come ha messo in evidenza un report del JRC. Secondo quanto riporta il documento del centro comune di ricerca della Commissione Europea, dalla combinazione virtuosa tra produzione agricola ed energetica da fotovoltaico, su appena l’1% della superficie agricola utilizzata (SAU) dell’Unione Europea, si potrebbe contare su 944 GW di capacità installata. Si tratta di una quantità notevole, specie considerando che alla fine del 2022, la capacità fotovoltaica europea cumulata nell’UE era di 211 GW.

Se l’agrivoltaico, in alcuni Paesi, sta prendendo piede, favorito da un contesto normativo tutto sommato favorevole, in altri invece è ancora fermo. È un peccato perché in alcuni di essi potrebbe garantire benefici molteplici.

Come funziona e vantaggi dell'agrivoltaico
Fonte Ember

Uno studio condotto dal think tank energetico indipendente Ember pubblicato nei giorni scorsi, rivela le potenzialità – notevoli – offerte in quattro Paesi dell’Europa centrale: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Europa centrale: un contesto favorevole allo sviluppo dell’agrivoltaico, ma…

L’interesse dello studio è legato ai quattro Paesi presi in considerazione. Insieme coprono il 19% dei terreni arabili dell’Unione Europea e producono il 20% del grano, il 29% dell’avena, il 37% della segale e il 57% dei frutti di bosco. «Questa produzione alimentare è ora a rischio a causa del declino delle condizioni finanziarie per gli agricoltori, della volatilità dei prezzi dei fertilizzanti e degli impatti del cambiamento climatico», fanno notare gli autori.

Europa centrale: un contesto favorevole allo sviluppo dell’agrivoltaico

I quattro Paesi, a forte vocazione agricola, potrebbero godere di vari benefici ottenibili dalla conciliazione tra produzione agricola ed energetica. L’agrivoltaico, però, finora non ha attecchito: degli oltre 200 progetti avviati in Europa, solo tre si trovano in Europa centrale e orientale.

Serve un contesto favorevole. Questo accade in Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi, dove le normative consentono l’uso condiviso di terreni per l’agricoltura e la produzione di elettricità senza la perdita di sussidi agricoli. Nei quattro Paesi dell’Europa centrale, oggetto dello studio, le cose cambiano. A parte la Repubblica Ceca, che ha approvato un emendamento alla legge sulla protezione del fondo per i terreni agricoli, che di fatto introduce l’opportunità di realizzare impianti agri-fotovoltaici, in Ungheria, Polonia e Slovacchia non c’è ancora un quadro normativo dedicato.

Eppure potrebbero contare su un totale di 180 GW di agrivoltaico e quasi triplicare la produzione annuale di energia elettrica rinnovabile dell’Europa centrale da 73 TWh a 191 TWh.

I benefici dell’agrivoltaico nell’UE: il caso dei quattro Paesi allo studio

L’agrivoltaico in UE è redditizio innanzitutto per l’agricoltura. «Diversi anni di ricerche intensive in Europa e oltre hanno dimostrato che l’agri-PV può aumentare le rese delle colture fino al 16% nel caso di frutta o bacche. Con colture meno tolleranti all’ombra come il grano, le perdite di resa sono mantenute al di sotto del 20% grazie ai pannelli solari verticali con ampia spaziatura tra le file», scrivono Paweł Czyżak e Tatiana Mindekova, autori dello studio.

Se poi si considerano i ricavi aggiuntivi derivanti dalla vendita di elettricità, essi superano di gran lunga i ricavi ridotti dai cereali. Gli stessi evidenziano che è possibile ottenere un profitto annuo di 1268 euro per ettaro dalla vendita combinata di elettricità e grano. «Ciò contrasta con la tradizionale produzione di grano (senza agri-PV) che si stima genererà perdite nette nel 2024».

Essi si riferiscono a un progetto in Polonia dove si è calcolato che i ricavi annuali da un ettaro di agrivoltaico possono essere da 12 a 15 volte superiori rispetto alle sole coltivazioni di grano.

Le sole colture che beneficiano dell’ombra, come le bacche, potrebbero essere coperte da 39 GW di agrivoltaico con pannelli installati in alto. I pannelli solari verticali tra i cereali, invece, potrebbero aggiungere altri 141 GW. In totale, quindi, si potrebbe contare su 180 GW.

Energia elettrica green triplicabile con l’agri-fotovoltaico

Uno sviluppo di questo genere avrebbe ripercussioni positive sulla produzione elettrica: dallo sviluppo dell’agrivoltaico sarebbe possibile triplicare la produzione annuale di energia elettrica da fonti rinnovabili dell’Europa centrale da 73 TWh a 191 TWh. «Utilizzando solo il 9% di quella generazione si potrebbe coprire l’intero fabbisogno di energia elettrica dell’agricoltura e della trasformazione alimentare», si legge nel documento.

Ecco, allora, la necessità di creare un quadro normativo favorevole. «L’agrivoltaico deve essere sbloccato dalla legislazione per garantire l’accesso ai sussidi della PAC per gli agricoltori che generano elettricità. Ciò è particolarmente importante nell’Europa centrale», scrivono ancora gli autori dello studio Ember. Per garantire il miglior risultato per i progetti agri-FV, il processo di modifiche legislative «deve essere accompagnato da una stretta collaborazione con gli agricoltori e i ministeri e dall’utilizzo di anni di esperienza da parte di Paesi con aziende agricole agri-fotovoltaico di successo».

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