COP15, accordo storico per la salvaguardia della natura e delle persone

La conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità COP15 a Montréal, in Canada, si è conclusa con un importante accordo che fissa obiettivi globali volti a proteggere e ripristinare la natura per le generazioni attuali e future, a garantirne l’uso sostenibile e a stimolare gli investimenti per un’economia globale verde. Insieme all’Accordo di Parigi sul clima, apre la strada verso un mondo neutrale dal punto di vista climatico, positivo per la natura e resiliente entro il 2050.

COP15, accordo storico per la salvaguardia della natura e delle persone

La COP15, Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità che si è svolta a Montreal dal 7 al 19 dicembre e ha visto la partecipazione di 195 paesi, si è conclusa con l’accordo di Kunming-Montreal che comprende obiettivi chiari e misurabili volti a proteggere la natura e a stimolare gli investimenti per un’economia green. L’accordo prevede un sistema di monitoraggio, rendicontazione e revisione per monitorare i progressi, integrato da un chiaro pacchetto di mobilitazione delle risorse.

Proteggere la natura e salvaguardare la biodiversità

La natura ha un ruolo fondamentale per la salvaguardia del Pianeta, basti pensare che più della metà del PIL mondiale dipende dai servizi ecosistemici e il 70% delle persone più vulnerabili del mondo dipende direttamente dalle specie selvatiche. Gli ecosistemi terrestri e marini assorbono oltre il 50% delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo e sono dunque fondamentali per rispettare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale.

L’accordo di Kunming-Montreal accelererà politiche ambiziose in tutto il mondo e prevede di mettere in campo finanziamenti, sia pubblici che privati, mobilitando almeno 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 per la tutela della biodiversità. Il documento affronta anche il tema delle sovvenzioni dannose per la biodiversità, con l’impegno di individuare entro il 2025 ed eliminare entro il 2030 almeno 500 miliardi di dollari all’anno.

Obiettivi e traguardi per un’azione ambiziosa entro il 2030 e il 2050

L’accordo prevede diversi obiettivi globali:

  • Ripristinare il 30% degli ecosistemi degradati a livello globale (su terra e mare) entro il 2030.
  • Proteggere il 30% delle aree – terrestri, acque interne, costiere e marine – entro il 2030. Attualmente, solo il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine sono protette
  • Arrestare l’estinzione delle specie conosciute e ridurre di dieci volte entro il 2050 il rischio di estinzione di tutte le specie (comprese quelle sconosciute).
  • Ridurre il rischio dei pesticidi di almeno il 50% entro il 2030.
  • Ridurre i nutrienti persi nell’ambiente di almeno il 50% entro il 2030.
  • Ridurre i rischi e gli impatti negativi dell’inquinamento da tutte le fonti entro il 2030 a livelli non dannosi per la biodiversità.
  • Ridurre l’impronta globale dei consumi entro il 2030, anche limitando significativamente il consumo eccessivo e la produzione di rifiuti e dimezzando gli sprechi alimentari.
  • Gestire in modo sostenibile le aree destinate all’agricoltura, all’acquacoltura, alla pesca e alla silvicoltura e aumentare l’agroecologia e altre pratiche rispettose della biodiversità.
  • Affrontare il cambiamento climatico con soluzioni basate sulla natura.
  • Ridurre il tasso di introduzione e di insediamento delle specie esotiche invasive di almeno il 50% entro il 2030.
  • Garantire l’uso e il commercio sicuro, legale e sostenibile delle specie selvatiche entro il 2030.
  • Rendere più verdi gli spazi urbani.

Nell’ambito dell’accordo, l’UE ha sottoscritto un pacchetto di solidarietà internazionale, a sostegno in particolare dei Paesi più vulnerabili, portando i fondi ad almeno 20 miliardi di dollari l’anno entro il 2025 e a 30 miliardi di dollari all’anno entro il 2030.

Si richiede inoltre un impegno da parte delle imprese a monitorare i propri impatti sulla biodiversità, facendo cultura verso i consumatori per promuovere un consumo sostenibile.

Dopo la conclusione dei negoziati tutti i Paesi, prima della prossima COP del 2024, dovranno definire un quadro normativo che preveda azioni nazionali e internazionali per la biodiversità, anche attraverso strategie di finanziamento. Le prossime COP valuteranno se l’impatto cumulativo delle azioni nazionali è sufficiente a raggiungere gli obiettivi globali per il 2030 e il 2050.

Virginijus Sinkevičius, Commissario per l’Ambiente, gli Oceani e la Pesca ha commentato:  “Abbiamo siglato un accordo storico per il futuro dell’umanità sulla Terra: saranno ripristinati il 30% degli ecosistemi degradati sulla terra e sul mare entro il 2030 e tutelate il 30% delle aree marine e terrestri del mondo. L’accordo di Kunming-Montreal riduce i rischi dell’inquinamento, combatte le sovvenzioni dannose per la biodiversità, mobilita i fondi e coinvolge le imprese garantendo la loro responsabilità. E dobbiamo ricordare che senza Montreal non ci sarà Parigi, perché dobbiamo proteggere la biodiversità per raggiungere i nostri obiettivi climatici“.


7/12/22

Al via la COP15 conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità

La Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità, COP15, si svolgerà a Montreal dal 7 al 19 dicembre e vedrà riuniti i governi di tutto il mondo per concordare una nuova serie di obiettivi che guideranno l’azione globale sulla natura fino al 2030.

Al via la COP15 conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità

Dopo la COP27, Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è svolta in Egitto, sta per iniziare un altro importante appuntamento per la salvaguardia climatica: Montreal ospita dal 7 al 19 dicembre la COP15, conferenza delle nazioni unite sulla biodiversità, che in particolare sarà focalizzata sulla Convention on Biological Diversity (CBD), un trattato adottato per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica e delle questioni correlate.

Ci troviamo di fronte a una triplice crisi planetaria: cambiamento climatico, inquinamento e perdita di biodiversità. Tutti questi problemi sono interconnessi, così come le loro soluzioni. Gli ecosistemi terrestri e marini – foreste, torbiere, oceani – assorbono oltre il 50% delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo e sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Anche la biodiversità svolge un ruolo fondamentale nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Le soluzioni basate sulla natura, come le barriere coralline e le foreste di mangrovie, possono proteggere le comunità costiere da tempeste, inondazioni ed erosione. È un circolo vizioso: il cambiamento climatico accelera la perdita di biodiversità, che a sua volta mina la capacità della natura di regolare e sequestrare le emissioni, accelerando ulteriormente il cambiamento climatico.

La COP sulla biodiversità si svolge ogni due anni, ma quest’edizione è particolarmente importante perché è prevista l’adozione di una nuova serie di obiettivi sulla biodiversità dopo gli Aichi Biodiversity Targets adottati alla COP10 2010 di Nagoya, in Giappone. In quell’occasione i governi hanno stabilito di raggiungere entro il 2020 i 20 obiettivi di Aichi sulla biodiversità, tra cui dimezzare la perdita di habitat naturali e destinare il 17% della superficie mondiale a riserve naturali. Secondo un rapporto della CBD, nessuno di questi obiettivi è stato pienamente raggiunto.

Sono 196 i paesi che hanno ratificato la Convention on Biological Diversity e a Montreal dovranno adottare il nuovo quadro di riferimento che offre una visione strategica e una tabella di marcia globale per la conservazione, la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile della biodiversità e degli ecosistemi per il prossimo decennio.

Perché salvaguardare la biodiversità è così importante

Affrontare la perdita di biodiversità è una delle priorità del pianeta che, a causa delle attività antropiche, sta vivendo un impressionante declino della natura che mette a rischio la sopravvivenza di circa un milione di specie vegetali e animali. Il mese scorso, il Living Planet Report del WWF e della Zoological Society of London’s ha rivelato che le popolazioni di animali selvatici della Terra sono crollate in media del 69% in poco meno di 50 anni.

Investire su un pianeta sano significa investire in economie resilienti, basti pensare che più della metà del PIL mondiale – pari a 41.700 miliardi di dollari – dipende da ecosistemi sani.

Gli ecosistemi sani sono fondamentali anche per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, eppure il cambiamento climatico rischia di diventare uno dei principali fattori di perdita della biodiversità entro la fine del secolo.

Proprio per questo l’obiettivo della COP15 è di raggiungere un accordo storico per arrestare e invertire la perdita di natura e salvare la biodiversità, al pari dell’Accordo sul clima di Parigi del 2015, intervenendo su diversi fattori, tra cui la salvaguardia della terra e del mare, l’eccessivo sfruttamento degli organismi, l’inquinamento e le specie invasive non autoctone.

Le questioni chiave sono diverse. La bozza di quadro comprende infatti più di 20 obiettivi, tra cui la riduzione dell’uso dei pesticidi, affrontare il problema delle specie invasive, l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente, la salvaguardia del 30% della terra e del mare entro il 2030 e l’aumento dei finanziamenti da fonti pubbliche e private. Un altro aspetto molto importante è quello della frammentazione del territorio, legata in particolare all’espansione urbana, che è alla base dell’80% della perdita di biodiversità in molte aree.

Dovranno inoltre essere raggiunti accordi sui finanziamenti, compresi quelli da parte dei paesi ricchi verso quelli in via di sviluppo a sostegno della conservazione della biodiversità.


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