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Legambiente: perché l’eolico off-shore continua a essere bloccato?

Fermi in Italia i progetti di eolico off shore mentre si dà il via libera ai progetti di nuove estrazioni petrolifere

Mentre in Europa crescono le installazioni di impianti eolici off-shore – oltre 5.000MW complessivi, con 58mila posti di lavoro creati -, con prospettive di arrivare a 40 GW al 2020, capaci di soddisfare almeno il 4% della domanda elettrica europea, l’Italia blocca i progetti con barriere insormontabili che scompaiono quando si tratta di far partire cantieri per nuove piattaforme petrolifere.

E’ la denuncia di Legambiente che ha realizzato il Dossier “Trivelle SI, Eolico off-shore NO. Da Taranto a Termoli, da Gela a Manfredonia tutte le barriere all’eolico in mare e il via libera alle trivelle” e che chiede al Governo un forte intervento a sostegno delle politiche per il Mediterraneo e l’energia, puntando sullo sviluppo dell’eolico off-shore attraverso progetti integrati nel paesaggio. In Italia, si legge nel documento, le potenzialità dell’eolico off shore sono infatti significative in alcuni tratti di mare e potrebbero soddisfare i fabbisogni elettrici di 1,9 milioni di famiglie.

“Senza ipocrisie è arrivato il momento che Renzi e i suoi Ministri si esprimano sull’eolico off-shore – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – Il premier dovrebbe dare il via libera al decreto Sblocca-Italia proprio in questi giorni e gli abbiamo in più occasioni segnalato cosa davvero serve al Paese per aprire nuove e significative prospettive di sviluppo. A partire proprio dalle rinnovabili, il cui contributo nel 2013 in Italia è stato pari al 33% dei consumi complessivi, attraverso un mix di fonti diverse e un sistema sempre più distribuito. Continuare in questa crescita è possibile e nell’interesse dell’Italia e dell’ambiente, per fermare i cambiamenti climatici. L’eolico off-shore può contribuire in questo mix di produzione pulita. Purtroppo, invece, nelle scelte fino ad oggi di Governo si sta scegliendo una strada completamente diversa, quella del via libera al petrolio e tasse e barriere contro le fonti rinnovabili, come purtroppo è avvenuto con il fotovoltaico con il Decreto Spalma-incentivi. Eppure le stesse stime del ministero dello Sviluppo economico calcolano che le riserve di petrolio presenti nei fondali marini italiani coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. I vantaggi per le compagnie petrolifere sono più che evidenti, visto che in Italia trovano una sorta di Eldorado con royalties bassissime, ma quali sono quelli per il nostro Paese e quali i rischi ambientali per l’intero Mediterraneo? Noi proponiamo un’idea diversa: fare del Mediterraneo un  laboratorio di innovazione energetica pulita, accessibile e distribuita”.

Il Dossier di Legambiente denuncia che l’Italia nel Piano di azione nazionale sulla promozione delle fonti rinnovabili aveva previsto per gli impianti eolici off-shore un obiettivo crescente dai 100 MW che si sarebbero dovuti installare nel 2013 fino ad arrivare a 680 MW nel 2020. Con la revisione degli incentivi erano stati poi previsti 650 MW per gli impianti off-shore eolici da assegnare tramite aste. In realtà nessun progetto è partito e le aste sono andate deserte a causa di problemi nelle autorizzazioni, ricorsi amministrativi, contrapposizioni tra Ministeri, Soprintendenza, Regioni, Enti Locali.La ragione è semplice da spiegare: per gli impianti eolici off-shore non esistono riferimenti normativi che definiscano in maniera adeguata le regole per le autorizzazioni o per confronto con il territorio, e neanche sono in vigore le linee guida per le valutazioni che ad esempio valgono per i progetti presentati sul territorio italiano. Eppure per lo stesso Renzi, come per il Ministro dello Sviluppo economico Guidi, semplicemente l’eolico off-shore non esiste, tanto che non hanno neanche risposto a una lettera inviata dalle imprese che hanno i progetti bloccati. Per altri impianti, in una situazione del genere, Confindustria avrebbe fatto sentire alte le proprie grida”.

“Chiediamo al Governo italiano, semplicemente, di copiare quanto fatto negli altri Paesi europei dove  la gestione dei progetti avviene in maniera molto diversa e trasparente” – conclude Zanchini

Scarica il Dossier Trivelle SI, Eolico off-shore NO?

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