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Economia sostenibile, il Piano per il clima della Germania vale 100 miliardi

Dal carburante più caro alle eco-obbligazioni, le misure del governo di Angela Merkel

Entro il 2023 i primi 54 miliardi per spingere il trasporto ferroviario, alzare il prezzo dei biglietti aerei, incentivare le auto elettriche, puntare sulla rottamazione urbana e la riqualificazione energetica. Obiettivo finale della ricetta tedesca, che deve fare a meno della carbon tax, è la diminuzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, e la neutralità climatica entro il 2050. Senza toccare il pareggio di bilancio.

 

a cura di Tommaso Tetro

 

Economia sostenibile: il Piano per il clima di Angela Merkel  e della Germania vale 100 miliardi

 

Economia sostenibile. Questa, in due parole, la sintesi del Piano salva-clima da 100 miliardi di euro varato dalla Germania. Poco più della metà (54 miliardi) entro il 2023 e il resto al 2030, con al centro misure come un aumento del costo del carburante per spingere il trasporto ferroviario e il progetto di lanciare delle eco-obbligazioni legate al reperimento di risorse per investimenti di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Senza intaccare il pareggio di bilancio.

 

Obiettivo finale della ricetta di Angela Merkel – arrivata dopo lunghe e serrate trattative proprio nei giorni immediatamente precedenti al vertice sul clima alle Nazioni Unite a Palazzo di Vetro a New York – è la diminuzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il tutto dentro un Piano per la protezione del clima e la transizione energetica.

 

Una partita ritenuta ambiziosa dal punto di vista finanziario (sul versante opposto mugugnano invece gli ambientalisti) se si tiene conto che il Piano non dovrebbe fare nemmeno un graffio al bilancio. Le misure saranno sostenute infatti senza produrre nuovi debiti, al netto dell’ipotesi di introduzione dei green-bond. Anche se, viene riportato in fase successiva, i finanziamenti per il clima non dovranno avvenire né con nuovo né con l’emissione di specifici “titoli di Stato per l’ambiente”. Perciò questa rimane una partita aperta da leggersi anche in una chiave strategica, che punta a fare della Germania un centro di questa nuova finanza verde.

Chi inquina paga 

Il modello tedesco ha in serbo di offrire un indirizzo, orientando – attraverso dissuasione e compensazione - i cittadini verso un settore scoraggiandone un altro. Il principio guida è quello dall’ampio respiro europeo del ‘chi inquina paga’; e lo si ritrova subito in una delle misure principali che prevede l’introduzione di un prezzo per la produzione di gas serra nei settori della mobilità e della riqualificazione energetica degli edifici.

 

La cifra sarà calcolata con il sistema dei certificati di emissioni e crescerà in modo progressivo nell’arco degli anni a partire dal 2021, quando i diritti di emissione dovrebbero avere un prezzo iniziale di 10 euro a tonnellata di CO2 (inferiore a quello di 26,3 a tonnellata in vigore nell’Ue) per poi aumentare gradualmente fino a 35 euro a tonnellata nel 2025; da lì in poi il prezzo seguire le dinamiche del mercato. In questo modo il governo prova a tutelare i cittadini dagli impatti delle misure del sistema dei diritti di emissione che invece dovrà farsi sentire sulle imprese che forniscono o commercializzano combustibili fossili. E’ possibile che dietro a questo tipo di scelta ci sia la rinuncia all’adozione della carbon tax.

I principali interventi  

Per esempio riguardo alla mobilità, il governo Merkel prevede un aumento graduale della benzina e del diesel, dai 3 ai 10-15 centesimi al litro entro il 2026. Allo stesso tempo aumenteranno le detrazioni fiscali sul carburante dei pendolari (con un aumento di 5 centesimi a chilometro, e passando perciò da 30 a 35 centesimi a chilometro) per compensare gli svantaggi dell’aumento della benzina e saranno abbassate le tasse sul consumo di energia elettrica verde. La Germania si è fissata come obiettivo quello di mettere sulle strade quasi 10 milioni di auto elettriche entro il 2030; e circa un milione di stazioni di ricarica.

 

Crescerà anche l’Iva sui biglietti aerei mentre verrà tagliata quella sui treni. Le tasse sui biglietti dei treni a lunga percorrenza verranno abbassate dal 19 al 7%; inoltre per modernizzare ed estendere la rete ferroviaria, il governo accorderà un miliardo di euro di fondi supplementari all’anno alla Deutsche Bahn entro il 2020 e 2030. In totale lo Stato e la Deutsche Bahn investiranno insieme 86 miliardi di euro. In città verranno sperimentati biglietti dei trasporti pubblici a un euro al giorno.

 

Nel Piano c’è spazio anche per la riqualificazione energetica degli edifici incentivata dalle rottamazioni, in particolare delle caldaie a gasolio. La loro sostituzione sarà sostenuta con un aiuto alla spesa del 40% dei costi, anche se a partire dal 2025 ne sarà vietata l'installazione.

 

Il governo punta alla riduzione dell’uso di fertilizzanti e l’uso della torba dovrebbe essere limitato. Verrà anche dato un nuovo impulso alle energie rinnovabili; per il 2030 dovranno raggiungere il 65% della produzione totale.

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