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Dall’Europa sempre troppi sussidi alle fonti fossili

Gli Stati dell’Unione europea forniscono 112 miliardi di € annui alle fonti fossili, per la metà destinati ai trasporti

 Nei paesi dell'Unione europea ancora troppi sussidi alle fonti fossili

 

Nonostante gli accordi internazionali per il clima e la sostenibilità ambientale, a favore delle energie rinnovabili, sono ancora tanti, troppi, i sussidi riconosciuti ogni anno alle fonti fossili nei paesi memri dell’Unione: 112 miliardi di €.
Il dato emerge dal Rapporto “Phase-Out 2020: Monitoring Europe's fossil fuel subsidies report”, realizzato da Overseas Development Institute (ODI) e Climate Action Network (CAN) Europe e recentemente presentato a Bruxelles.
L’accordo di Parigi firmato nel dicembre 2015 ha definito precisi impegni per il clima, l’Unione Europea dovrebbe, entro la seconda metà del secolo, ridurre a zero le emissioni nette di gas serra, e reindirizzare i flussi finanziari in maniera coerente con la necessaria traiettoria di decarbonizzazione.


Dai dati del Rapporto è inoltre evidente che l’Unione sia molto lontana dall’attuare strategie, su cui si è impegnata, per l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente entro il 2020.
In particolare nello studio si fa riferimento ai sussidi destinati ai combustibili fossili tra il 2014 e il 2016 sia a livello comunitario che in 11 stati membri, tra cui l’Italia, responsabili dell’83% delle emissioni di gas serra dell’Unione Europea.
Tra agevolazioni fiscali, finanziamenti pubblici e investimenti da parte di imprese a controllo statale, sono stati individuati 999 diversi tipi di incentivi economici, destinati per il 44% al settore dei trasporti, con 49 miliardi di € all’anno.

I sussidi riconosciuti in Italia

Per quanto il nostro paese sia impegnato in azioni per la sostenibilità ambientale, ci sono ancora troppi sussidi riconosciuti alle fonti fossili, per un totale di 15,2 miliardi di euro tra diretti e indiretti e Legambiente denuncia che nella SEN appena approvata, non ci sia alcun riferimento alla loro cancellazione.


In Italia, si legge nel Rapporto, ancora il 60% del mix elettrico (era l’81% nel 2000) è coperto dalle fonti inquinanti e il 40% è soddisfatto dalle fonti di energia rinnovabile.
Se il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il “Catalogo dei sussidi ambientalmente favorevoli e dei sussidi ambientalmente dannosi” mostrando una maggior trasparenza verso questo tema, d’altra parte l’articolo 15 della legge delega per la riforma fiscale del 2014, orientato verso l’eliminazione delle sovvenzioni nocive per l’ambiente, non è mai stato attuato.

In Italia rispetto ad altri paesi europei sono riconosciuti incentivi alla produzione domestica di carbone relativamente bassi, ma il sostegno economico a petrolio e gas è ancora alto.

 

Francesco Capezzuoli di Italian Climate Network sottolinea come solo eliminando i sussidi ai combustibili fossili si potrebbero rispettare gli obiettivi internazionali fissati dall’Accordo di Parigi di assicurare il contenimento del riscaldamento globale al di sotto dei 2° entro il 2020, garantendo una diminuzione delle emissioni e supporto a politiche di efficienza energetica. Senza dimenticare che “le ingenti somme risparmiate potrebbero essere destinate a investimenti in infrastrutture e tecnologie low-carbon, favorendo così ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi di mitigazione”.

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