In Gazzetta Ufficiale il Decreto per l’attuazione del PNRR

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 6 novembre 2021 il Decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152 “Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose”. Approvato anche un Disegno di Legge per la realizzazione entro il 31 dicembre 2021 di altri 8 dei 51 progetti previsti dal PNRR.

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Recovery plan da 222 miliardi per costruire l’Italia dei prossimi 30 anni

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E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 novembre 2021 il Decreto Legge n° 152 “Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose“, che contiene 52 articoli suddivisi in V Titoli. L’obiettivo è quello di definire misure che garantiscano l’attuazione degli interventi relativi al PNRR, coerentemente con il cronoprogramma definito entro il 31 dicembre 2021, con il rischio, in caso contrario, di perdere parte delle risorse del Recovery Fund.

I V Titoli del Decreto PNRR:

  • Titolo I Misure urgenti finalizzate alla realizzazione degli obiettivi del PNRR per il 2021
    Capo I Turismo; Capo II Infrastrutture ferroviarie, edilizia giudiziaria; Capo III Innovazione tecnologica e transizione digitale; Capo IV Procedure di spesa; Capo V
    Zone economiche speciali; Capo VI Università e ricerca
  • Titolo II Ulteriori misure urgenti finalizzate all’accelerazione delle iniziative PNRR
    Capo I Ambiente; Capo II Efficientamento energetico, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, messa in sicurezza degli edifici e del territorio e coesione territoriale; Capo III Scuole innovative, progetti di rilevante interesse nazionale e mobilità dei docenti universitari; Capo IV Servizi digitali; Capo V Personale e organizzazione delle pubbliche amministrazioni e servizio civile
  • Titolo III Gestioni commissariali, imprese agricole, e sport
    Capo I Gestioni commissariali e Alitalia; Capo II Imprese agricole; Capo III Sport
  • Titolo IV Investimenti e rafforzamento del sistema di prevenzione antimafia
    Capo I Investimenti e rafforzamento del sistema di prevenzione antimafia
  • Titolo V Abrogazioni e disposizioni finali
    Capo I Abrogazioni e disposizioni finali

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede che entro fine anno siano attuate 51 misure, attualmente sono stati realizzati 29 progetti. Roberto Garofoli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, durante la Conferenza dei Capi di Gabinetto sull’attuazione del programma di Governo e del Pnrr, ha sottolineato che “nell’ultimo mese c’è stata una forte accelerazione sul raggiungimento dei target, passati dai 13 di fine settembre ai 29 attuali”. Garofoli ha poi specificato che sono 549 i provvedimenti attuati dall’insediamento dell’Esecutivo e che d’ora in poi saranno “assegnati obiettivi settimanali, anziché solo mensili, al fine di ridurre ancor più significativamente negli ultimi due mesi dell’anno lo stock complessivo. Un picco importante è stato registrato a settembre, quando sono stati attuati 112 provvedimenti.”

Il decreto ha approvato una serie di misure con l’obiettivo di raggiungere, entro il 31 dicembre, prossimo altri 8 target nell’ambito del PNRR.

1. Fondo per la ripresa e la resilienza Italia necessario a permettere il finanziamento di progetti di turismo sostenibile.

2. Garanzie per il finanziamento nel settore turistico nell’ambito del fondo di garanzia per le PMI.

3. Riconoscimento di crediti di imposta per le imprese turistiche e la digitalizzazione delle agenzie di viaggio e i tour operator. E’ previsto un credito di imposta dell’80% per interventi volti a migliorare l’efficienza energetica e la riqualificazione antisismica, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la realizzazione delle piscine termali e la digitalizzazione delle strutture turistiche. Il credito di imposta si applica per le spese sostenute dal 7 novembre 2021 al 31 dicembre 2024 e può utilizzare in compensazione tramite modello F24 ed è cedibile, con facoltà di ulteriore cessione. Nel complesso sono stati stanziati 500 milioni di euro fino al 2025: 100 per il 2022, 180 per ciascuno degli anni 2023 e 2024, 40 per il 2025. Sono previsti anche contributi a fondo perduto per realizzare gli interventi, che non può superare il 50% delle spese ammissibili, entro comunque il limite di 100mila euro e  riconosciuto per un importo massimo di 40mila euro. Il cumulo di credito di imposta e contributo a fondo perduto è ammesso purché non venga superato l’ammontare dei costi sostenuti.

4. Istituzione di un fondo rotativo imprese per il sostegno alle imprese per interventi di riqualificazione energetica, sostenibilità ambientale e innovazione digitale.

5. Modifica all’iter di approvazione dei contratti di programma di Rfi.

6. Riforma spending review: viene rafforzato il ruolo del Ministero dell’economia e delle finanze nel presidio dei processi di monitoraggio e valutazione della spesa

7. Esperti per l’attuazione del PNRR tramite il conferimento di incarichi di collaborazione per il supporto ai procedimenti amministrativi per la realizzazione del Piano.

8. Legge disabilità che revisionerà la materia a partire da un nuovo sistema di riconoscimento della condizione di disabilità, in linea con la Convenzione Onu.


15/1/21

Recovery plan da 222 miliardi per costruire l’Italia dei prossimi 30 anni

Approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che dovrebbe mobilitare risorse fino a 310 miliardi, grazie alla programmazione di bilancio per i cinque anni dal 2021 al 2026. Nel Piano sei missioni che raggruppano sedici componenti funzionali per realizzare gli obiettivi economico-sociali, che a loro volta si articolano in 47 linee di intervento per i progetti. Nel capitolo ‘green’ alla voce risorse si leggono 68,90 miliardi.

a cura di Tommaso Tetro

Vale 222 miliardi il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il nostro Recovery plan. Spazia attraverso molti temi, dagli asili nido alla telemedicina, dall’alta velocità al Giubileo, dai pagamenti digitali alle reti 5G, dalla sostenibilità ambientale alle diseguaglianze. Tocca – nelle intenzioni del governo – quei progetti che potranno portare l’Italia nel futuro, accompagnandola nei prossimi 30 anni, e farla diventare un Paese più moderno, più verde e più inclusivo.

Il Recovery e il governo perde pezzi

Ma è su questo documento che il governo ha vacillato, fino a evidenziare in modo insanabile le crepe tra il premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi.

Vero o falso che sia, con il pretesto del Recovery, e del Mes e di tanti altri ‘pizzicotti’, Italia viva ha infatti lasciato Palazzo Chigi, uscendo dalla porta principale con due ministre e un sottosegretario (Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto).

Adesso, la crisi dovrebbe formalizzarsi in Parlamento, dopo un passaggio istituzionale – oltre che necessario – dal capo dello Stato Sergio Mattarella. Per via del momento di emergenza non dovrebbero esserci comunque problemi per i prossimi due step attesi per salvare l’economia del Paese: sui ‘ristori’ e sullo scostamento di bilancio i renziani hanno assicurato che saranno messi in sicurezza. Obiettivamente un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, è però arrivato finalmente il via libera al Pnrr, sia pure in un consiglio dei ministri dai toni accesi dove l’approvazione all’unanimità è stata macchiata dalle sole astensioni proprio della Bellanova – l’ormai ex ministra delle Politiche agricole che era anche capodelegazione di Italia viva – e della Bonetti.

Il quadro del documento

Il Piano si articola in sei missioni, che rappresentano “aree tematiche” strutturali di intervento: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.

Le sei missioni del PNRR - Piano nazionale di ripresa e resilienza

Nell’insieme le missioni raggruppano sedici componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del governo, che a loro volta si articolano in 47 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti.

Nel ‘piatto’ ci sono 68,90 miliardi per il capitolo ‘green’, 12,62 miliardi per le ‘Politiche per il lavoro’, 10,83 per le ‘Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore’, 28,5 i miliardi per ‘Istruzione e ricerca’, 31,98 miliardi per ‘Infrastrutture per una mobilità sostenibile’, 46,18 miliardi per la ‘Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura’, quasi 20 miliardi per la Sanità, 27,62 miliardi per ‘Interventi di inclusione e coesione’.

Per un totale di 222 miliardi (144,2 per nuovi interventi) anche se la cifra indicata in fondo alle tabelle delle risorse mobilitate si spinge a fino a 310 miliardi, prendendo in considerazione la programmazione di bilancio per i cinque anni dal 2021 al 2026. Resta ancora legato il nodo della ‘governance’; sul punto il governo ha deciso di rinviare, presentando una proposta al Parlamento.

Digitale

La missione è suddivisa in tre componenti – P.A., sistema produttivo e cultura – per oltre 46 miliardi.

Ci rientrano infrastrutture digitali per la raccolta dei dati, con la nascita di poli strategici nazionali, per garantire più servizi digitali, dalla ‘cittadinanza digitale’ alla digitalizzazione dei pagamenti, ma anche per la cyber security e la gestione di dati sensibili.

Semplificare ed accelerare i processi sono le parole d’ordine per la giustizia, mentre per la digitalizzazione del sistema produttivo, che potrà beneficiare del Piano Transizione 4.0, si punta su tecnologie, ricerca, sviluppo e innovazione, reti ultraveloci in fibra ottica, 5G e satellitari.

Negli 8 miliardi del capitolo cultura e turismo trovano spazio la riqualificazione di borghi, parchi, giardini storici e periferie, un progetto speciale per Roma ‘Caput mundi’ in vista del Giubileo del 2025 e un ‘Progetto Cinecittà’ per il cinema.

Green

Ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica, proteggere e conservare l’Italia per consegnarla migliore alle prossime generazioni: territorio, acqua, mare, patrimonio culturale e paesaggistico, città e foreste.

A quella che viene chiamata ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ è destinata la fetta maggiore di risorse: 68,9 miliardi.

Si va dall’idrogeno verde alle energie rinnovabili, dalle ciclovie (con 1.000 chilometri di piste ciclabili in città e 1.626 chilometri di piste turistiche) al rimboschimento fino al riciclo dei rifiuti.

In particolare 6,3 miliardi sono destinati a progetti su ‘Impresa verde ed economia circolare’, 18,2 miliardi a ‘Transizione energetica e mobilità locale sostenibile’, 29,3 miliardi per ‘Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici’, 15 miliardi per ‘Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica’. Al suo interno ci sarà anche la decarbonizzazione dell’ex Ilva.

Infrastrutture

Con 32 miliardi di risorse, l’intervento punta a realizzare un “sistema infrastrutturale di mobilità moderno, digitalizzato e sostenibile”.

L’intervento più corposo, per 28,3 miliardi, è destinato a ferrovie e strade: l’intento è di rafforzare le grandi linee di comunicazione del Paese, innanzitutto ferroviarie, con un focus sul Mezzogiorno; sono previste risorse anche per la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali con maggiori criticità.

Altri 3,68 miliardi sono per intermodalità e logistica integrata, con investimenti per rendere i porti più competitivi e sostenibili.

Scuola

I principali obiettivi del capitolo ‘Istruzione e ricerca’ sono colmare il deficit di competenze che limita il potenziale di crescita, migliorare i percorsi scolastici e universitari degli studenti agevolandone l’accesso e rafforzare i sistemi di ricerca e la loro interazione con il mondo delle imprese e delle istituzioni.

A questi punti verranno stanziati un totale di 28,5 miliardi di euro: 16,7 per il potenziamento delle competenze e diritto allo studio e i restanti 11,7 per la ricerca all’impresa.

Per scuola e formazione, tra i principali intenti ci sono l’aumento dell’offerta di asili nido e servizi per l’infanzia, l’ampliamento delle opportunità di accesso all’istruzione, il contrasto all’abbandono scolastico (14,5% in Italia contro una media Ue del 10,6%) e una migliore formazione e reclutamento dei docenti. Inoltre è previsto l’efficientamento energetico e la cablatura delle scuole.

Inclusione

Intervenire sulle ‘fragilità’ sociali: donne e lavoro, giovani, famiglie ‘marginali’ con una precisa attenzione alle discriminazioni di genere.

La missione prevede un impegno di 27,26 miliardi ed è dedicata proprio al “sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere” e all’aumento dell’occupazione, soprattutto giovanile.

Per il lavoro si ipotizza la revisione delle politiche attive, con il rafforzamento dei centri per l’impiego e la loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati.

La seconda componente, quella delle ‘Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore’, mira invece a supportare situazioni di fragilità sociale ed economica, a sostenere le famiglie e la genitorialità. Una specifica linea d’intervento è pensata per le persone con disabilità o non autosufficienti e prevede l’incremento di infrastrutture e servizi di assistenza.

Sono anche previsti ‘Interventi speciali di coesione territoriale’ con il rafforzamento della Strategia nazionale delle aree interne rilanciata dal Piano Sud 2030.

Sanità

Assistenza di prossimità e digitalizzazione sono i due snodi per i quali il governo mette in gioco 19,72 miliardi. La sanità – viene spiegato – deve essere “vicina ai bisogni delle persone”, con strutture sul territorio e telemedicina.

La novità è l’arrivo di 2.564 ‘case della Comunità’, una ogni 24.500 abitanti, che diventeranno il punto di riferimento sul territorio, anche per l’assistenza domiciliare integrata per la quale si conta di realizzare 575 centrali di coordinamento, attivare 51.750 medici e fornire kit specializzati a 282mila pazienti.

Sono poi previsti anche 730 mini-ospedali entro il 2026 e l’ammodernamento del parco tecnologico ospedaliero con l’arrivo del Fascicolo sanitario elettronico.

Il ministro dell’Ambiente

Un pacchetto da 4,5 miliardi per l’economia circolare, l’aveva chiesto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

E in realtà, complice la condizionalità green dell’Europa sulle regole da rispettare per la scrittura del Recovery, c’è qualcosa di più. E pensare che già con quella cifra Costa immaginava che l’Italia potesse spiccare il volo e diventare un ‘hub’ di quella nuova economia che non spreca le risorse ma che, anzi, le riusa e le reimmette nel processo produttivo.

Il progetto punta – così come lo aveva raccontato il ministro – allo sviluppo della filiera post-cassonetto per incrementare la dotazione impiantistica, per l’organico e il compostaggio, soprattutto del Centro e del Sud (che di impianti, specie di questo tipo, sono effettivamente poveri).

“L’economia circolare è il motore dello sviluppo economico – aveva detto Costa – il paradigma del sistema del rifiuto come materia prima comincia a pervadere anche le strutture economiche. E’ la vera soluzione. Vogliamo costruire una visione in cui è il sistema ‘Ambiente’ a trainare tutto il resto; non è soltanto una questione di transizione energetica, ma di transizione ecologica.

La posizione ‘verde’ in Parlamento

Risorse che non vanno sprecate, perché sono una “chance” per l’ambiente, osserva la vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera Rossella Muroni: “Il Recovery plan condizionerà gli investimenti dei prossimi decenni; i fondi li prendiamo in prestito dai nostri figli. Per questo va utilizzato al meglio per trasformare e decarbonizzare l’economia, rendendo il nostro sviluppo davvero sostenibile, inclusivo e resiliente. Sulla transizione energetica e le rinnovabili però resta al di sotto delle aspettative e delle necessità imposte dalla crisi climatica e dagli obiettivi europei del Green deal. Si limita a dire qualcosa su rifiuti e impianti, ma l’economia circolare è molto di più: è una prospettiva di sviluppo che crea filiere produttive”.

Le associazioni ambientaliste

Per le maggiori associazioni ambientaliste – Wwf, Legambiente, Greenpeace, Kyoto Club – “il Pnrr deve essere uno strumento per superare la crisi economica e innescare la marcia per la ripresa e l’economia decarbonizzata”.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) predisposto per accedere ai fondi europei di next generation EU (Ngeu) deve essere una strategia che moltiplichi le risorse, non può essere una somma di progetti che possono anche passare il vaglio dell’Europa, ma senza impostare la crescita necessaria e assicurare la decarbonizzazione.

Lo sottolineano in un comunicato e T&E, che in un comunicato diffuso oggi chiedono esclusioni esplicite per progetti che impiegano fonti fossili e una riforma della fiscalità ambientale. In particolare viene chiesto un confronto e una procedura di consultazione sulle garanzie che l’impostazione del Piano corrisponda a una visione strategica di decarbonizzazione nei settori chiave della transizione energetica, sulle riforme (l’introduzione di un programma di fiscalità ambientale a fronte di una riduzione del costo del lavoro, l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, e una proposta di governance efficace sul clima). Inoltre è necessario – dicono – prevedere “una lista d’esclusione per progetti che impiegano combustibili fossili e la garanzia che i programmi di spesa, che rientrano nel computo della quota minima del 37% destinata alla decarbonizzazione, siano in grado di provare l’efficacia della spesa rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione”.


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