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La quinta Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente riunita a Nairobi, in Kenya, ha adottato oggi una risoluzione che ha l’obiettivo di porre fine all’inquinamento da plastica. E’ stato intanto istituito un Comitato Intergovernativo di Negoziazione (INC) che arriverà a definire un accordo internazionale legalmente vincolante entro il 2024. I capi di stato, i ministri dell’ambiente e altri rappresentanti di 175 nazioni hanno approvato questo accordo storico che affronta l’intero ciclo di vita della plastica, dalla produzione allo smaltimento, fino alla riduzione della perdita di plastica attualmente esistente nell’ecosistema globale. L’obiettivo è inoltre quello di promuovere un’economia circolare della plastica, incentivando il riciclo e riutilizzo. La standing ovation che ha accolto la risoluzione. Img by UNEP L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change ha confermato che il cambiamento climatico sta scatenando impatti devastanti su tutto il Pianeta. Per capirne la portata basta dare qualche numero, ha sottolineato il direttore esecutivo dell’UNEP, Inger Andersen “Il COVID-19 ha causato quasi sei milioni di morti in due anni. L’inquinamento atmosferico provoca sette milioni di morti premature ogni anno. Eppure il mondo non si ferma per questo”. La plastica, nemica del clima La produzione di plastica è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni ed è passato da due milioni di tonnellate nel 1950, a circa 400 milioni di tonnellate all’anno, una cifra destinata a raddoppiare entro il 2040. Ogni minuto viene scaricato nell’oceano l’equivalente di un camion della spazzatura di plastica, con impatti devastanti sugli ecosistemi acquatici, la salute umana e costi altissimi per l’economia. Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), ha detto che si tratta del più importante accordo ambientale internazionale dopo la COP di Parigi. E ha spiegato quanto sia importante un approccio all’economia circolare che “potrebbe ridurre il volume della plastica che entra nei nostri oceani di oltre l’80% entro il 2040. Potrebbe ridurre la produzione di plastica vergine del 55 %. Potrebbe far risparmiare ai governi 70 miliardi di dollari entro il 2040. Potrebbe diminuire le emissioni di gas serra del 25%. Creare 700.000 posti di lavoro aggiuntivi, soprattutto nel sud del mondo”. Greenpeace Italia parla di un passo importante e coraggioso contro l’inquinamento “che manterrà elevata la pressione sulle aziende dei combustibili fossili e sulle multinazionali che impiegano enormi quantità di imballaggi usa e getta, affinché riducano subito il loro impatto ambientale e trasformino radicalmente i loro modelli di business in favore di soluzioni basate sullo sfuso e sulla ricarica”. Bene anche per il WWF che sottolinea che “i leader mondiali devono ora mostrare ancora più determinazione nello sviluppo e nell’attuazione di un Trattato che affronti la nostra attuale crisi da inquinamento da plastica e consenta un’efficace transizione verso un’economia circolare”. Ora è importante che il Governo agisca con azioni concrete, per esempio “rafforzando, come è stato chiesto dalla Commissione Europea, le misure che disincentivano il monouso e sostengono il ricorso a imballaggi riutilizzabili, introdotte nell’ambito della normativa di recepimento della direttiva comunitaria ‘Sup’ sulla plastica monouso”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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