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Subito certezze sulla proroga, ma il superbonus è a rischio senza una semplificazione

La misura al 110% è troppo complicata. Per l’Ance il pericolo è che si possa spegnere uno dei grandi motori della ripresa per il Paese. Il vero punto è il groviglio in cui si incappa se vi si vuole accedere: 8 tappe e 36 adempimenti. Un taglio dovrebbe però arrivare con il decreto Semplificazioni. Secondo gli ultimi dati sono quasi 13mila gli interventi legati al superbonus per un ammontare di oltre 1,6 miliardi. Confindustria chiede la proroga al 2023 e una discesa al 70% nel 2024, oltre a un’ampliamento della platea alle imprese

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 Superbonus a rischio senza una semplificazione
“Senza un’azione decisa sul superbonus al 110% in tutte le sue emanazioni spegneremo uno dei grandi motori della ripresa del nostro Paese”. L’allarme lo lancia il presidente dell’Ance (l’associazione che riunisce le imprese edili) Gabriele Buia. Mette in evidenza gli effetti positivi della misura ma non può fare a meno di chiedere che sia resa più semplice affinché arrivi alla portata di tutti, cittadini e impese medio-piccole.

Quindi per l’agevolazione fiscale straordinaria – che riguarda interventi per l’efficienza energetica degli immobili e per la messa in sicurezza migliorando la stabilità e la tenuta anti-sismica – servono subito certezze sulla proroga ma allo stesso tempo non si va da nessuna parte senza una decisa semplificazione del meccanismo.

Per accedere al superbonus sono necessarie 8 tappe e 36 adempimenti. Necessario semplificare

Il provvedimento – inserito nel decreto Rilancio – ha una data di scadenza fissata al 30 giugno 2022; ma dovrebbe quasi sicuramente essere portata al 2023. Il vero punto è quindi il groviglio in cui si incappa se vi si vuole accedere: 8 tappe e 36 adempimenti. Un taglio dovrebbe però arrivare (è il condizionale a preoccupare, dal momento che si vorrebbe far prima rispetto all’ipotesi dell’inserimento in Legge di Bilancio). E dovrebbe esser contemplata dal decreto Semplificazioni, che in sostanza dovrebbe contenere l’insieme di norme per la realizzazione del Recovery plan. Il testo – chiesto fortemente dal ministero della Transizione ecologica e dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili prima di tutti, ma al quale partecipano anche la Pubblica amministrazione e lo Sviluppo economico, oltre che il Lavoro – è allo studio ed in dirittura d’arrivo per approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri.

“A volte sento che il superbonus rischia di essere una misura che favorisce i più ricchi – osserva Buia – sono d’accordo: se resterà questa selva di procedure, solo chi avrà più risorse da investire per trovare il bandolo della matassa ci riuscirà. Non si può pensare che in questo clima di incertezza si possano programmare attività, investimenti, assunzioni. E’ una pura illusione che i condomìni siano in grado di deliberare, progettare, affidare lavori e aprire i cantieri e concluderli in tempo”.

Superbonus in condominio, ci vogliono 18 mesi

In un condominio – viene spiegato – il tempo complessivo richiesto dall’inizio delle procedure alla fine dei lavori è mediamente di 18 mesi, 36 procedure complesse, suddivise in 8 fasi. Il tutto da mettere in fila, con ordine e tanta pazienza: “Un vero e proprio labirinto – fa presente Buia – tutti noi, famiglie, imprese, lavoratori, professionisti, ambientalisti abbiamo bisogno, in linea con gli impegni votati in Parlamento da tutte le forze politiche, di certezze sull’estensione dello strumento almeno a tutto il 2023 e sulla semplificazione delle procedure di accesso, per consentire lo svolgimento degli interventi più complessi, che solo nelle ultime settimane stanno partendo”.

La difficoltà è poi anche ampliare la platea dei soggetti che ne possono beneficiare. Secondo gli ultimi dati del monitoraggio fatto dall’Enea e dal ministero dello Sviluppo economico, al 28 aprile 2021, sono quasi 13mila gli interventi legati al superbonus per un ammontare di oltre 1,6 miliardi. Tra le diverse tipologie, solo il 9,8% degli interventi attivati si riferisce ai condomini, anche se per questa tipologia dall’inizio di febbraio sono cresciuti di quasi sei volte il numero di interventi. Gli edifici condominiali rappresentano quasi il 40% dell’importo complessivo. Si tratta di lavori con un importo medio che supera i 500mila euro, a fronte degli interventi sulle singole abitazioni che arrivano a 90mila euro. La distribuzione regionale vede in testa Veneto, Lombardia, e Lazio. In evidenza però anche le buone pratiche di quattro regioni meridionali come Sicilia, Puglia, Campania e Calabria che entrano tra le prime dieci.

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