Recovery, Def, semplificazioni, tutto in meno di venti giorni

La corsa del governo Draghi è già cominciata. La scadenza del 30 aprile, per l’invio del Pnrr alla commissione Europea, è vicina. A fine mese il presidente del Consiglio Mario Draghi porterà le comunicazioni del governo in Parlamento con gli impegni per i prossimi cinque anni. Il nuovo scostamento di bilancio potrebbe superare i 20 miliardi. Il Pnrr da cambiare va decisamente “arricchito” con il capitolo per il Sud, la necessaria attenzione alle nuove assunzioni per modernizzare la Pubblica amministrazione, ai giovani e alle donne, e alla formazione digitale del Paese

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Governo Draghi: Recovery, Def, semplificazioni, tutto in meno di venti giorni

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La consegna del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha una data di scadenza certa, quella del 30 aprile. In vista dell’invio del nostro Recovery plan alla commissione Europea, il 26 e il 27 aprile il presidente del Consiglio Mario Draghi porterà le comunicazioni del governo in Parlamento. Giorni roventi che già da oggi hanno in programma l’incontro di Draghi, e dei ministri competenti, con le Regioni: un tavolo di non poco conto, dal momento che si parlerà di governance del processo con il coinvolgimento dei diversi livelli dell’amministrazione pubblica, e del tipo di sinergia e comunicazione che si dovrà adottare.

Saranno questi venti giorni quelli utili al nostro Paese per riuscire a onorare gli impegni e riempire tutte le caselle che compongono i 200 miliardi del Recovery per i prossimi cinque anni. Non proprio una sequenza semplice dal momento che, oltre a recepire una parte delle osservazioni del Parlamento, il Pnrr deve essere standardizzato e fluidificato. A questo va aggiunta la necessaria coerenza con il Documento di economia e finanza.

Le semplificazioni

Lungo il percorso che porta alla scrittura del nuovo Piano si sta anche cercando di lavorare sulle semplificazioni. Per le quali molto si sta prodigando il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini, insieme con il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Coinvolti anche i Beni culturali, la Transizione digitale, e in commissione ad hoc, voluta da Giovannini, pezzi importanti della Corte dei Conti.

Il nodo è quello dello snellimento delle procedure e della garanzie di iter in tempi certi per la realizzazione delle opere e dei progetti che prenderanno le risorse del Next Generation EU. Ed è sempre a metà mese che si cerca di arrivare a questa sintesi (necessaria quanto una vera e propria riforma) del pacchetto di proposte per tagliare i tempi e le procedure della burocrazia. Obiettivo: velocità ed efficacia per realizzare i progetti.

Trasformare il sistema produttivo

Naturalmente, il ministero dell’Economia è il principale protagonista su più fronti. “Cambiare le procedure – ha avuto modo di dire Daniele Franco – è la sfida delle sfide per il Paese”.

Che è anche un modo per dire che quei nodi “strutturali”, vero freno alla crescita, vanno sciolti; e in prima fila a aspettare questa apertura ci sono i giovani e le imprese. Il Pnrr – ha messo in chiaro Franco – dovrà muoversi in parallelo e accompagnare “la trasformazione e il rafforzamento del nostro sistema produttivo”.

Il nuovo scostamento

Come se non bastasse al ministero dell’Economia c’è fermento intorno al nuovo scostamento di bilancio che potrebbe superare i 20 miliardi.

Le ultime stime di Carlo Cottarelli, che guida l’Osservatorio sui Conti pubblici dell’università Cattolica di Milano, parlano di una crescita del 3,5%, un deficit al 10,2%, e un debito al 159,6%.

Il Documento che porta in dote i nuovi soldini fatti col debito pubblico, cioè il Def, dovrebbe esser presentato entro il 10 aprile, anche se non è escluso si possa riuscire a guadagnare qualche giorno, spingendo fino al 15. Le risorse ‘rosicchiate’ in debito serviranno per il prossimo decreto dedicato alle imprese, su cui già si sta lavorando e che dovrebbe prevedere norme per la liquidità, per la moratoria dei prestiti, e altri interventi di sostegno ai lavoratori.

Il Pnrr da cambiare

Il Recovery nostrano per come è ora va decisamente “arricchito” secondo le osservazioni del Parlamento che nelle commissioni ha passato al setaccio l’ormai vecchio documento.

Si parla di  quasi nessun obiettivo intermedio indicato: solo in sei progetti su 498. Di un intervento su 5 che manca dei tempi di realizzazione; e della quantificazione dei target che viene fatta appena nel 30% delle 48 linee principali.

L’assenza principale è di un cronoprogramma. E mettere un punto sulla governance. Tra i punti su cui concentrarsi, il superbonus al 110% da rendere più ampio nel tempo di applicazione (alcune indiscrezioni al momento non confermate parlano di una proroga del superbonus al 2023 chiesta da Camera e Senato e dell’aumento del bonus ristrutturazioni al 75%), la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di strade, viadotti e ponti, il potenziamento della sanità territoriale e di prossimità.

Il capitolo delle risorse e dei progetti per il Sud. Ma anche la necessaria attenzione alle nuove assunzioni qualificate per modernizzare la Pubblica amministrazione, ai giovani e alle donne, e alla formazione digitale del Paese. Ma su tutto viene evidenziata la necessità di prevedere degli step intermedi, per tenere sotto controllo l’attuazione degli interventi, e naturalmente l’inserimento dei traguardi al 2026.

Al PNRR è stato dedicato il webinar, che si è svolto nei giorni scorsi, organizzato da WWF Italia, dal think tank ECCO, dal think tank europep E3G e dall’Istituto Wuppertal, da cui è emersa una preoccupazione per il ritardo della politica italiana rispetto agli obiettivi europei e al ruolo ancora troppo significativo del gas e delle fonti fossili, soprattutto nei trasporti. “Il Piano – ha sottolineato in apertura dei lavori Matteo Leonardi, co-fondatore del think tank ECCO – deve essere coerente con gli scenari di decarbonizzazione ai quali le policy nazionali non sono ancore allineate. Manca una visione forte per la decarbonizzazione e progetti significativi nelle flagship europee: rinnovabili elettriche ed i relativi sistemi di accumulo, elettrificazione dei trasporti, efficienza energetica negli edifici”.

Attualmente il PNRR prevede che 69,8 miliardi di euro dei 223,9 miliardi totali siano destinati a rivoluzione verde e  transizione ecologica. Ma è necessario che siano definite azioni forti e obiettivi minimi da raggiungere. In particolare, secondo le associazioni, il piano dovrà garantire di portare almeno 5000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti alla difesa del suolo; si dovranno rispettare precisi obiettivi di efficientamento energetico degli edifici pubblici, a partire dalle scuole, ma anche di edilizia residenziale; bisogna investire nella mobilità sostenibile e nella messa in sicurezza delle strade. Nel settore industriale infine bisogna innovare con attenzione a economia circolare, idrogeno verde, elettrificazione dei trasporti, per arrivare nel lungo termine a decarbonizzare di cemento e acciaio.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia ha sottolineato: “Il Governo deve indicare come vuole raggiungere il target di almeno il 37% di azioni per il clima e per la biodiversità, attraverso progetti coerenti con la prospettiva di decarbonizzazione e sviluppo verde. Il piano, inoltre, si deve sottrarre al pericolo dell’uso dell’idrogeno come scappatoia per far rientrare in gioco i combustibili fossili, che sia con la cattura e lo stoccaggio del carbonio o direttamente con il gas”.

Il quadro Europeo

Lo stato dell’arte a livello europeo lo traccia la Bce che parla di ripresa “solida” dalla seconda metà dell’anno; ovvero dall’estate in poi ci saranno dei miglioramenti, da un lato per l’implementazione della campagna di vaccinazione dall’altro per la spinta che la ripresa degli Stati Uniti darà ai mercati mondiali. A questo va aggiunto il via libera al Recovery fund.

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