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Troppi rifiuti, riprende la crescita della produzione

La spazzatura italiana nel nuovo rapporto Ispra. Nel 2018 mezza tonnellata a testa, gli impianti non sono in grado di seguire il passo della differenziata. Per l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale l’aumento è in relazione all’andamento del Pil; allo stesso tempo chiede “urgenti politiche di prevenzione”. L’organico è la frazione più raccolta e rappresenta il 40,4% del totale. La plastica cresce del 7,4%, per un totale di quasi 1,4 milioni di tonnellate; il 94% dei rifiuti di plastica è costituito da imballaggi. Sulla plastica uno studio ad hoc ha evidenziato che circa il 15% dei rifiuti indifferenziati è costituito da rifiuti non di imballaggio, e che non vengono adeguatamente recuperati. I rifiuti smaltiti in discarica sono a quasi 6,5 milioni di tonnellate, dalle 15,5 milioni di tonnellate di dieci anni fa. Nel 2018 il costo medio nazionale pro-capite è stato pari a 174,65 euro ad abitante all’anno

a cura di Tommaso Tetro

In Italia troppi rifiuti, riprende la crescita della produzione

Indice degli argomenti:

Dopo anni di decrescita la spazzatura italiana torna a crescere. I rifiuti sono troppi: nel 2018 ne abbiamo prodotti mezza tonnellata a testa; con gli impianti che, oltre essere pochi e distribuiti in modo sbagliato, non riescono a tenere il passo della raccolta differenziata, e alcune aree del Paese che di impianti non ne hanno per niente.

Un quadro a tinte variegate quello disegnato dal nuovo rapporto rifiuti urbani messo a punto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che mette in relazione l’aumento della produzione con la crescita del Pil e che soprattutto chiede “urgenti politiche di prevenzione”. 

La produzione dei rifiuti

Dopo sei anni al di sotto delle 30 milioni di tonnellate, nel 2018 la produzione nazionale dei rifiuti urbani arriva a quasi 30,2 con un aumento del 2% rispetto all’anno prima. La crescita diventa del 2,2% se si calcola la situazione a livello pro-capite; pari a una quantità di poco inferiore ai 500 chilogrammi a persona.

In crescita in Italia la produzione dei rifiuti

I valori più alti di produzione a testa sono al Centro, con 548 chilogrammi per abitante, con un aumento di oltre 10 kg rispetto al 2017. Il valore medio del Nord si attesta a circa ai 517 chilogrammi per abitante, in crescita di 14 kg rispetto all’anno prima, mentre il Sud arriva a 449 chilogrammi per abitante, con un aumento di 7 kg. Lo scostamento per quest’area del Paese è di quasi 51 chilogrammi rispetto alla media nazionale e di quasi 100 chilogrammi sul valore del Centro.

A parte Marche, Molise e Sicilia, tutte le regioni fanno rilevare, tra il 2017 e il 2018, una crescita della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori incrementi si osservano in Piemonte (più 5,1%), in Trentino Alto Adige (più 4,5%) e in Sardegna (più 3,7%). La produzione pro-capite più alta, con 660 chilogrammi all’anno, è dell’Emilia Romagna, con crescita del 2,8% rispetto al 2017; segue la Toscana, a 612 chilogrammi per abitante, con una crescita dell’1,8%. 

L’andamento del Pil

Nel 2018 – spiega l’Ispra – l’andamento dei rifiuti è andato di pari passo con quello degli indicatori socio-economici. Tutti in crescita i valori del Pil, della spesa per consumi finali delle famiglie residenti e non residenti, e della produzione di rifiuti. Mentre nel 2017 si era verificato un disallineamento tra gli indicatori. 

La raccolta differenziata

La raccolta differenziata cresce anche nel 2018 con un aumento del 2,6% a livello nazionale rispetto all’anno precedente, arrivando così al 58,1%. Negli ultimi dieci anni è aumentata del 25%, passando dal 35,3% al 58,1%. La quantità è salita da circa 9,9 milioni di tonnellate a 17,5 milioni di tonnellate. Un balzo significativo vale per il Sud con un aumento del 4,2% nel 2018, in particolare in Sicilia (più 7,8 punti) e in Molise (più 7,7 punti), seguite da Calabria (più 5,6%) e Puglia (più 5); anche se quattro regioni rimangono agli ultimi posti della classifica nazionale.

I dati della raccolta differenziata in Italia

In tutto sono 7 le regioni italiane che superano l’obiettivo del 65% di differenziata (fissato al 2012 dalla legge): nell’ordine Veneto (73,8%), Trentino Alto Adige (72,5%), Lombardia (70,7%), Marche (68,6%), Emilia Romagna (67,3%), Sardegna (67%) e Friuli Venezia Giulia (66,6%). Tra queste regioni, le migliori per incremento sono, le Marche, la Sardegna e l’Emilia Romagna. Va ancora meglio a livello provinciale: a Treviso (87,3%), seguita da Mantova (87,2%), Belluno (83,4%) e Pordenone (81,6%).

Significativa la crescita in Sicilia: a Siracusa dal 15,3% del 2017 al 26,2% del 2018, e a Messina dal 20,8% del 2017 al 28,7%. In Calabria in crescita Crotone che arriva al 27,3% partendo dal 22,9% del 2017. 

Cosa si differenzia

Tra i rifiuti differenziati, l’organico rimane la frazione più raccolta in Italia; rappresenta il 40,4% del totale e nel 2018 registra un’ulteriore impennata con un aumento del 6,9%. Tra 2016 e 2017 era stato soltanto dell’1,6%. Questa tipologia di rifiuto viene soprattutto da cucine e mense (67,6%) e da rifiuti biodegradabili provenienti dalla manutenzione di giardini e parchi (28,2%).

Al secondo posto per quantità, ci sono carta e cartone (pari al 19,5% del totale) con 3,4 milioni di tonnellate e una crescita del 4,3% rispetto all’anno prima.

Segue il vetro con oltre 2,1 milioni di tonnellate. La plastica cresce del 7,4%, per un totale di quasi 1,4 milioni di tonnellate; 747mila tonnellate sono state raccolte nelle regioni settentrionali, con un valore pro-capite di circa 27 chilogrammi per abitante, 247mila nelle regioni del Centro (21 chilogrammi per abitante) e 374mila in quelle del Sud (18 chilogrammi a testa).

Raccolta differenziata della plastica in Italia

Il 94% dei rifiuti di plastica è costituito da imballaggi. Sulla plastica uno studio ad hoc dell’Ispra ha evidenziato che circa il 15% dei rifiuti indifferenziati è costituito da rifiuti non di imballaggio, e che non vengono adeguatamente recuperati.

La strada dei rifiuti

Dopo la fase di raccolta i rifiuti prendono la strada della gestione, e degli impianti. Il recupero di materia rappresenta la fetta maggiore con il 28%, segue la discarica con il 22% (quasi 6,5 milioni di tonnellate), il trattamento biologico della frazione organica e l’incenerimento

La strada dei rifiuti

Impianti

Gli impianti di gestione sono 646: al Nord 353, al Centro 119, e 174 al Sud. Oltre la metà di questi è dedicata al trattamento dell’organico (339 impianti).

L’aumento della raccolta differenziata – spiega l’Ispra – ha portato a una crescente richiesta di nuovi impianti di trattamento, soprattutto per la frazione organica, però non tutte le regioni hanno strutture sufficienti per trattare i quantitativi prodotti.

Discarica

I rifiuti smaltiti in discarica sono a quasi 6,5 milioni di tonnellate; con una riduzione nazionale del 6,4% rispetto all’anno prima. Soltanto nel Centro Italia si è registrato un incremento (più 4,3%), mentre sono scesi di oltre il 10% il Nord e del 9% il Sud.

In dieci anni il ricorso alla discarica si è ridotto del 60%, passando da 15,5 milioni di tonnellate a circa 6,5. Le discariche sono 127: 56 al Nord, 25 al Centro e 46 al Sud.

Termovalorizzatori

Il 18% dei rifiuti urbani prodotti viene incenerito (5,6 milioni di tonnellate), con un aumento del 5,8% rispetto al 2017. Su 38 impianti operativi, il 68% si trova al Nord, in particolare in Lombardia e in Emilia Romagna.

Esportazione di rifiuti

L’esportazione dei rifiuti riguarda l’1,5% dei rifiuti, mentre calano dell’8% le importazioni. Abbiamo portato al di fuori dei confini nazionali soprattutto combustibile solido secondario (45%) e rifiuti prodotti dal trattamento meccanico (18%).

I Paesi che ricevono la maggior quantità di rifiuti sono Austria e Portogallo. E le ricevono soprattutto da due regioni: il Friuli Venezia Giulia e la Campania, rispettivamente per il 27% e il 22%. Abbiamo importato plastica (29%), vetro (25%) e abbigliamento (22%); soprattutto dalla Svizzera (con il 33% del totale importato). 

Quanto costa

Il costo della differenziata aumento di 3,46 euro l’anno per abitante. Al Centro si paga di più, in media 208,05 euro. Nel 2018 il costo medio nazionale all’anno pro-capite è stato pari a 174,65 euro a abitante all’anno (nel 2017 era stato di 171,19 euro). La cifra tiene insieme diverse componenti: 56,17 euro a abitante all’anno per la raccolta indifferenziata, 53,60 euro per la differenziata, 21,41 euro per lo spazzamento e il lavaggio delle strade, 35,57 euro per i costi comuni e 7,89 euro a abitante all’anno per i costi di remunerazione del capitale.

Al Centro ci sono i costi più elevati con 208,05 euro a testa all’anno; segue il Sud con 186,26 euro, al Nord il costo è di 154,47 euro.

Lo studio dell’Ispra sulla tariffa puntuale (su 593 comuni e una popolazione di 4 milioni) conferma che il costo totale medio pro-capite è inferiore. La cifra media nazionale di quello che si chiama ‘Pay-as-you-throw’ è di 157,79 euro a persona all’anno; per esempio a Trento per il 2018 si registra uno dei costi pro-capite più bassi a 153,67 euro per abitante all’anno, con un livello di raccolta differenziata all’81,5%. 

I target dell’economia circolare

Nel 2018 l’Italia ricicla il 50,8% dei rifiuti urbani per organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno. Il nuovo pacchetto sull’economia circolare ha alzato gli obiettivi sul riciclo. La precedente direttiva aveva fissato un target del 50% entro il 2020 per quella che viene definita “preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani”; le nuove direttive hanno innalzato il target al 55% nel 2025, al 60% nel 2030, al 65% nel 2035.

Tra i flussi che l’Unione europea tiene maggiormente sotto controllo ci sono i rifiuti da imballaggio, per i quali il nuovo pacchetto sull’economia circolare ha definito obiettivi di riciclaggio più ambiziosi al 2025 e al 2030. Aumenta del 3% il recupero complessivo dei rifiuti da imballaggio, l’80,6% dell’immesso al consumo; la plastica resta il materiale con l’aumento più elevato, seguita dal vetro, dal legno e dalla carta. Tutte le frazioni da imballaggi hanno già raggiunto gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025 ad eccezione della plastica.

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