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Dalla sanità al lavoro, dalla lotta alle diseguaglianze all’economia circolare, dall’Europa al ruolo delle donne, fino alla scuola di domani, la rinascita del Paese conosce una “sola strada”, quella dello sviluppo sostenibile. Green Italia lancia un decalogo per il dopo coronavirus, per questa Fase 2, declinando le 10 mosse per cercare di “diffondere lo stesso entusiasmo che circolava nel dopoguerra, e quella stessa operosità degli anni ’50 e ’60 impegnata, questa volta, nel segno del Green deal“. E lancia la campagna ‘Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema’, che sarà diffusa sui sociale. “Il Paese ha bisogno di una guida che lo indirizzi verso la ripartenza economica e sociale – spiega Green Italia, l’associazione composta da parlamentari, professionisti, e attivisti politici – una strategia di sviluppo dell’Italia che sia allo stesso tempo sostenibile, giusta e equa; ma soprattutto che sia capace di guardare avanti. Se tutti noi vogliamo il ritorno alla normalità, dobbiamo capire che la normalità attesa, quella che dobbiamo costruire per il futuro, non potrà essere uguale a quella che avevamo. Semplicemente perché quella normalità era il problema”. Il decalogo per la Fase 2 Cosa fare di qui in poi, come muoversi per non commettere gli errori del passato, e guardare oltre l’emergenza per orientare la Fase 2 sono il cuore del webinar – ‘E dopo? Idee e riflessioni per uscire in avanti dal tempo della pandemia‘ – organizzato da Green Italia (e disponibile sia sul sito che sulla pagina facebook), a cui hanno partecipato la deputata Rossella Muroni (che ha moderato l’appuntamento), l’ex ministro e portavoce dell’Asvis Enrico Giovannini (ora nella task-force del governo sulla Fase 2, guidata da Vittorio Colao), la professoressa di bio-statistica Francesca Dominici (alla guida del team dell’Harvard data science che ha studiato la possibile correlazione tra polveri sottili e virus), il filosofo Mauro Ceruti, e il segretario generale di CittadinanzAttiva Antonio Gaudioso. E allora per non sbagliare più, osserva Giovannini, bisogna spendere le risorse nella giusta direzione, “ogni euro”; soprattutto i giovani, su cui stiamo per “scaricare miliardi di debito pubblico”, hanno il “diritto” e il “dovere” di chiedere che questo avvenga, ma spetta a tutti farlo. “Vi stiamo per scaricare una quantità di miliardi di debito pubblico, oltre al debito ecologico – spiega l’ex presidente dell’Istat, rispondendo alla giovane attivista romana dei Fridays for future, Marianna Panzarino – questo vi carica della responsabilità di chiederci per cosa lo vogliamo usare”; come dire, dal momento che si parla del 160%, e “visto che saremo noi a doverlo ripagare”, dice riferendosi alle nuove generazioni. Ed è “per questo che ogni euro speso da adesso in poi va speso nella direzione giusta. Tutti noi abbiamo il dovere e il diritto di chiedere” che questo avvenga. Inoltre, Giovannini mette in evidenza che il tempo è poco e va usato al meglio per prendere decisioni e definire un programma concreto; tradotto, significa che si deve usare lo spazio di tempo, relativamente breve – in cui famiglie e imprese decidono cosa fare – per mettere a punto politiche incisive: “Contrariamente alla crisi del 2008 – osserva l’ex ministro – tutti i governi stanno esprimendo politiche economiche espansive; secondo il governo il Pil subirà un crollo dell’8% quest’anno ma il reddito disponibile per le famiglie potrebbe calare dell’1 o del 2%. Allora c’è da chiedersi se, pur con una disponibilità minore, si penserà a spendere. Non possiamo ancora sapere se questo si tradurrà in ‘domanda’, oppure se ci sarà un aumento della propensione al risparmio”, cosa che potrebbe rendere più lenta “la ripresa”. E’ per questo che bisogna indicare una direzione, è il ragionamento di Giovannini, e “lo spazio di tempo che dobbiamo usare” è proprio quello in cui famiglie e imprese decideranno cosa fare. Uno “spazio temporale, poco, per costruire politiche incisive”. Nel decalogo della “nuova era per l’Italia, innovazione e giustizia sono le parole chiave”. Questi i 10 punti 1. Lo sviluppo che vogliamo: sostenibile, ecologico, umano 2. Circolare e senza CO2, economia e lavoro green a prova di clima 3. Le opere utili al Paese: rigenerazione urbana, sicurezza sui cantieri, cura del territorio 4. La scuola di domani: innovazione, formazione, 10 in condotta al futuro 5. Il nostro welfare: tutela dei diritti, giustizia sociale, lotta alle disuguaglianze, salute e ambiente 6. Sanità pubblica e accessibile, più medici e infermieri, posti letto e presidi territoriali 7. La chiave per il futuro: investimenti in ricerca, agricoltura, turismo, cultura, tecnologia digitale 8. L’aria in città, una mobilità pulita: biciclette, auto elettriche, trasporto pubblico 9. Rinascita e coraggio dell’Italia, il Fattore Donne 10. L’Europa dei popoli e di una sola comunità: equa ed inclusiva “In Italia i lavoratori verdi sono già oggi più di 3 milioni, più del 13,4% degli occupati totali – spiegano Annalisa Corrado e Carmine Maturo, co-portavoci di Green Italia – in chiave di ripartenza è fondamentale la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, per esempio con misure come l’ecobonus e il sisma-bonus che hanno mosso quasi 29 miliardi di investimenti con un impatto per oltre 432mila occupati nel 2019. Ma nel Paese che vogliamo c’è anche una scuola innovativa, la tutela dei diritti, la giustizia sociale, la cancellazione della contrapposizione tra salute e lavoro perché nessuno debba più trovarsi a scegliere tra l’uno o l’altro, l’incremento delle risorse per la sanità pubblica concentrandosi sulla medicina di base e di prossimità e intensificando il legame con il territorio”. Inoltre “non bisogna dimenticare il ruolo delle città sempre più interconnesse e pronte a fare il salto di qualità che le porti a livello della media europea – rilevano i due ecologisti – la mobilità sostenibile con più biciclette, un’adeguata infrastruttura di ricarica per auto e mezzi elettrici, l’implementazione del trasporto pubblico, i biocarburanti e in particolare il biometano. E riconoscere alle donne, che sono la maggioranza del Paese, il giusto ruolo. Infine l’Europa non può più essere soltanto un guardiano dei meccanismi nazionali di bilancio e come sta cercando di dimostrare in questa emergenza pandemica può diventare una vera comunità, a cominciare dalla solidarietà economica per arrivare fino alle politiche omogenee sui migranti”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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