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Il Superbonus 110% continua nel suo percorso a ostacoli, con cambiamenti repentini, paletti normativi e difficoltà applicative, soprattutto attraverso i limiti imposti alla cessione del credito. Ieri, il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso dell’intervento durante la plenaria del Parlamento europeo, ha dichiarato di non essere d’accordo sulla misura introdotta nel 2020, fortemente voluta dal M5S, perché “ha triplicato i costi”. “Questo Governo è nato come Governo ecologico, fa del clima, della transizione verde e della transizione digitale il pilastro portante” – ha detto Draghi, che ha elogiato il lavoro svolto e i provvedimenti approvati dal ministro dell’Ambiente (ora Transizione Ecologica) Roberto Cingolani. Ma, ha anche aggiunto, “Non siamo d’accordo sulla validità del Superbonus del 110% perché il costo di efficientamento e i prezzi degli investimenti necessari per attuare le ristrutturazioni sono più che triplicati perché il 110% toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo”. Superbonus, attacco ingiustificato o Draghi ha ragione? Gli ultimi dati dell’Enea, aggiornati a fine aprile, relativi all’utilizzo del superebonus 110% ci dicono che sono stati ammessi a detrazione più di 27 miliardi e sono oltre 155.000 le asseverazioni presentate. Naturalmente non si sono fatte attendere le prime reazioni al discorso di Draghi. Il Deputato del M5S Riccardo Fraccaro in un post su facebook ha criticato duramente il presidente del Consiglio: “Mario Draghi nel suo intervento di stamattina a Strasburgo ha dichiarato di non essere d’accordo sul Superbonus; sinceramente lo avevamo già dedotto dai continui blocchi e dalle modifiche apportate alla misura nei mesi scorsi che di fatto hanno rischiato di renderla inutilizzabile. Vorrei ricordare al nostro Presidente del consiglio che il Superbonus è espressione della volontà parlamentare di tutte le forze politiche, e per questo, anche se il suo giudizio personale è negativo, non può boicottare una misura che peraltro in più occasioni ha ricevuto lodi dalla stessa Unione Europea”. In una nota i Senatori del M5S Gianni Girotto, Cristiano Anastasi, Marco Croatti, Gabriele Lanzi e Sergio Vaccaro si dicono “perplessi per l’irricevibile perentorietà con cui il premier Draghi si è scagliato contro il Superbonus al 110%”, ricordando che lo scorso anno la misura ha contribuito in maniera significativa a raggiungere il +6,6% del Pil. “Le parole del premier – continua la nota – sono uno schiaffo sonoro alla maggioranza che lo sostiene, visto che il Superbonus al 110% trova il favore incontrastato di tutto il Parlamento”, grazie ai risultati che ha portato in termini di occupazione, riqualificazione di edifici obsoleti, con un risparmio di energia nell’ultimo anno “pari a quello dei consumi di energia elettrica di un milione e 100 mila famiglie”. Il premier Draghi ha parlato di una crescita dei costi legata al Superbonus, ma dobbiamo ricordare che quello dell’aumento delle materie prime è un problema che interessa tutta Europa e legato a diversi fattori. Cecilia Hugony, amministratore Delegato del Gruppo Teicos non si dice stupita che al Premier non piaccia il Superbonus viste le scelte del Governo di questi ultimi mesi fatte “sulla pelle di noi operatori del settore che siamo ai limiti del default”. Quello che stupisce la Hugony è che per il nostro Governo clima e transizione siano i pilastri più importanti, considerando quanto poco abbia parlato di rinnovabili, concentrandosi su nucleare e carbone. “A questo punto la domanda è: questo governo ecologico che strategia ritiene di adottare per la decarbonizzazione degli edifici al 2050? Quali misure ci saranno nei prossimi anni per ridurre l’utilizzo di energia primaria negli edifici del 40% entro il 1030, come stabilito nella renovation wave initiative? E per aumentare il tasso di riqualificazione al 3%?”. Colpisce che il presidente del Consiglio abbia attaccato il Superbonus dopo poche ore dall’approvazione del DL Aiuti in cui, tra le altre cose, è stato posticipata al 30 settembre l’obbligatorietà del 30% dei lavori per le monofamiliari. Duro anche Gabriele Buia, Presidente Ance, che parla di ennesimo cambiamento che non fa che aumentare l’incertezza e la preoccupazione di cittadini e imprese e che “rischia di bloccare migliaia di lavori già partiti o in procinto di partire, creare enormi contenziosi e di far fallire centinaia di operatori”. Senza dimenticare che molte delle irregolarità emerse in questi mesi riguardavano altri bonus, meno regolamentati del Superbonus 110%. Fabio Tonelli, coordinatore del Gruppo OICE Superbonus sottolinea il problema diventato critico della cessione del credito a causa del rallentamento delle procedure, “oggi l’espletamento di una pratica d’approvazione di cessione è passata dai 30/45 giorni medi a 90/120 giorni“, dell’aumento dei costi medi di cessione fino al 50% e della sospensione delle attività di acquisto crediti da gran parte dei maggiori Istituti. Non mancano le voci a sostegno del Premier Draghi: Maurizio Lupi di Noi con l’Italia dell’incentivo dice che “si è trasformato in una sorta di piè di lista pagato dallo Stato, e che crea un ulteriore debito pubblico e una degenerazione del mercato”. Quale sarà dunque il destino del Superbonus? Quali gli scenari futuri? Voi cosa ne pensate? Partecipa al nostro sondaggio e facci sapere la tua opinione Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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