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A cura di: Stefania Manfrin Credit img Giulio Boem Indice degli argomenti Toggle Un laboratorio vivente per respirare meglioDalla ricerca alla realtà: il caso A2A e l’architettura rigenerativa PNAT ha presentato, nell’ambito del GENS Public Programme della Biennale Architettura 2025, i risultati di un esperimento che unisce scienza, design e sostenibilità in un dispositivo capace di trasformare le piante in veri e propri filtri d’aria viventi. “The Fabbrica dell’Aria 2.0 Experiment. Nature as Technology”, ideato da PNAT (società che unisce plant scientists, architetti, agronomi e ingegneri e nasce con l’obiettivo di tradurre la ricerca sul mondo vegetale in soluzioni concrete per rendere più salubri, efficienti e sostenibili gli spazi in cui viviamo e lavoriamoo) con il supporto di A2A, Ottagono e Ricehouse, è stato protagonista di un workshop ospitato alle Corderie dell’Arsenale, dove sono stati illustrati i dati e le prospettive del progetto focalizzato sul futuro dell’abitare salubre. Un momento del workshop alle Corderie dell’Arsenale L’iniziativa si inserisce nel tema curato da Carlo Ratti per la Biennale Architettura 2025 – Intelligens. Natural. Artificial. Collective – e testimonia la crescente attenzione della ricerca verso la qualità dell’aria indoor, oggi riconosciuta anche dalla nuova norma UNI 11976, che stabilisce criteri di monitoraggio e miglioramento dell’IAQ (Indoor Air Quality). “Le piante sono una fonte inesauribile di ispirazione per affrontare le sfide della contemporaneità, dalla purificazione dell’aria al raffrescamento delle città”, ha ricordato il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, coordinatore di PNAT. “Abbiamo bisogno delle piante per migliorare le nostre vite, per inventare nuove tecnologie”. Un laboratorio vivente per respirare meglio L’installazione Fabbrica dell’Aria alla Biennale è un vero laboratorio scientifico che rende visibile ciò che normalmente accade nelle radici delle piante. All’interno di una teca trasparente, l’aria viene convogliata nel substrato dove le comunità microbiche e le radici vegetali degradano e assorbono gli inquinanti, in un processo che si completa quando l’aria raggiunge le foglie. È un meccanismo naturale, amplificato dalla tecnologia del sistema Stomata®, che consente un ricambio costante e controllato dell’aria purificata. La struttura progettata da Ottagono Green Architecture si presenta come un volume ottagonale leggero e reversibile, costruito in acciaio sagomato a freddo e rivestito da una malta ecologica di Ricehouse a base di lolla di riso e calce aerea, materiali riciclati e a basso impatto. I sensori installati monitorano in tempo reale i parametri ambientali interni ed esterni, consentendo una valutazione continua dell’efficacia del sistema. L’esperimento conferma che la combinazione di natura e tecnologia può ridurre in modo significativo la concentrazione di sostanze nocive come composti organici volatili (COV), formaldeide, particolato e allergeni, migliorando la salubrità degli spazi in cui trascorriamo fino a 22 ore al giorno. Il prototipo Fabbrica dell’Aria 2.0, evoluzione del progetto originario, è una versione stand-alone ideata per abitazioni e uffici di piccole dimensioni, senza la necessità di allacci idrici. Test condotti presso i laboratori INTERTEK negli Stati Uniti, secondo il protocollo AC-4-2022 dell’Association of Home Appliance Manufacturers (AHAM), hanno certificato un’efficacia di abbattimento superiore al 70% dei principali inquinanti indoor. Durante l’esposizione veneziana, il monitoraggio ambientale ha confermato i dati di laboratorio: il CADR (Clean Air Delivery Rate) raggiunge 54 m³/h per la versione 2.0 e fino a 170 m³/h per la versione modulare. Quest’ultima, già installata in uffici, scuole e ospedali, può essere combinata in più moduli per ottenere portate d’aria pura ancora più elevate, con risultati di abbattimento prossimi al 100% della formaldeide. Dalla ricerca alla realtà: il caso A2A e l’architettura rigenerativa Il progetto Fabbrica dell’Aria alla Biennale segna anche l’avvio di una collaborazione tra PNAT e A2A, orientata a portare la biofiltrazione naturale negli spazi di lavoro. Il gruppo A2A, in linea con la propria visione di “Life Company”, integrerà infatti la più grande Fabbrica dell’Aria custom-made mai realizzata nel nuovo headquarter di Milano. Come ha spiegato Marco Coggi, Head of Group Real Estate di A2A, l’obiettivo è migliorare il benessere delle persone a partire dall’ambiente che respirano, promuovendo una cultura aziendale fondata sulla qualità della vita. Oltre alla versione su misura, la Fabbrica dell’Aria modulare sarà installata sui 28 piani della nuova sede e la versione stand-alone verrà distribuita negli altri uffici del gruppo, innescando un processo diffuso di rigenerazione dell’aria e della cultura del benessere indoor. La Fabbrica dell’Aria è anche un caso emblematico di architettura rigenerativa, in cui materiali, struttura e funzione convergono per creare un microclima salubre e a basso impatto. Come ha spiegato Mattia Bedin, General Manager di Ottagono Green Architecture, la struttura in acciaio sagomato a freddo “non pesa”, perché si comporta come un guscio naturale, resistente ma flessibile, capace di ospitare materiali vegetali e garantire reversibilità e riciclabilità. L’architetto Giovanni Fattori, Creative Director di Ottagono, ha richiamato la teoria del guscio aeronautico: un sistema costruttivo che segue le logiche fisiche della natura, consentendo libertà formale e leggerezza strutturale. A completare la visione, Tiziana Monterisi, CEO e cofondatrice di Ricehouse, ha presentato l’approccio del brand ai materiali di origine vegetale, sottolineando come la lolla di riso – scarto della filiera agricola – possa diventare una “terza pelle” capace di far respirare le architetture. “Costruire con i materiali della natura significa creare spazi che proteggono la vita e allo stesso tempo non impattano sull’ambiente”, ha spiegato Monterisi, descrivendo un modello di abitare rigenerativo in cui gli edifici diventano organismi vivi, in relazione con il paesaggio. La botanica Camilla Pandolfi, CEO e cofondatrice di PNAT, ha presentato alla Biennale Architettura 2025 i risultati dell’esperimento con l’intervento “Data from the Living Filter“, illustrando il monitoraggio ambientale condotto per l’intera durata dell’esposizione. La Fabbrica dell’Aria (FDA) rappresenta l’evoluzione di un lungo percorso di ricerca e sviluppo che ha coinvolto ogni componente del sistema – dal complesso vegetale al substrato, dall’illuminazione al design – per potenziare la naturale capacità delle piante di assorbire, degradare e neutralizzare gli inquinanti presenti negli ambienti interni. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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