I rifiuti industriali diventano materiali da costruzione grazie a Resilco

Resilco

A Busnago, in provincia di Monza e Brianza, è entrato in funzione il primo impianto italiano capace di trasformare residui industriali di natura alcalina in materie prime secondarie per l’edilizia, con contestuale stoccaggio permanente di CO₂.
A realizzarlo è Resilco Srl – Società Benefit, startup fondata a Bergamo con sede operativa a Caponago (MB).

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I rifiuti industriali diventano materiali da costruzione grazie a Resilco

L’impianto tratta ceneri volanti da termovalorizzazione, scorie siderurgiche e polveri di abbattimento fumi, restituendo al mercato filler e leganti per le costruzioni.

Per Resilco l’impianto di Busnago segna una tappa fondamentale nel cammino verso l’industrializzazione: è la prima occasione per applicare su scala semi-industriale un processo fino ad ora testato solo in laboratorio. Dietro l’iniziativa c’è l’ambizione di costruire una filiera waste-to-resource capace di reggersi economicamente da sola, diminuendo il peso di due fattori critici per il settore edile: il conferimento in discarica e l’estrazione di materie prime vergini.

Il risultato atteso è un’offerta di filler e leganti più accessibili e sostenibili rispetto a quelli tradizionali, con ricadute significative sul fronte della decarbonizzazione.

Come funziona la carbonatazione accelerata

Alla base del processo c’è un’accelerazione della carbonatazione naturale, il fenomeno per cui una sostanza, a contatto con l’anidride carbonica, forma carbonati stabili. Applicata ai residui industriali, questa reazione immobilizza gli elementi pericolosi presenti nei rifiuti trattati.

Si tratta di una tecnologia innovativa ma semplice: lavora a temperatura e pressione ambiente, impiega la CO₂ come reagente principale e completa l’intero ciclo in tempi contenuti. I risultati attestano un recupero del rifiuto superiore al 90% e di materiali secondari in grado di sostituire, a seconda dell’impiego, fino al 30% del cemento nei mix di costruzione.

Un progetto sperimentale e trasparente verso il territorio

L’impianto di Busnago nasce con un orizzonte temporale definito: la sua funzione è verificare la fattibilità tecnica, ambientale e operativa del processo, non diventare un sito produttivo permanente. Una volta conclusa la sperimentazione e ottenuta la classificazione End of Waste, la struttura sarà infatti dismessa, mentre lo sviluppo dell’azienda si concentrerà sulla vendita di impianti replicabili da installare direttamente presso le sedi dei clienti.

Recependo alcune richieste dell’amministrazione comunale, Resilco ha inoltre ridotto il quantitativo di materiale trattato a 20 tonnellate l’anno, meno di 100 kg al giorno, una soglia 50 volte inferiore al limite previsto dalla normativa per gli impianti sperimentali (5.000 kg/giorno).

Il sito non produce scarichi idrici legati al trattamento, e per tutta la durata dell’attività l’azienda condurrà a proprie spese campagne di monitoraggio volontario della qualità dell’aria, estese anche alle aree limitrofe e condivise con il Comune di Busnago.

Dalla ricerca in laboratorio all’industrializzazione

Resilco nasce nel 2019 a Bergamo per iniziativa di David Callejo Muñoz, a cui si sono uniti nel 2023 Paolo Brazzo, Alessandro Panza e Marta Cecilia Pigazzini.

La tecnologia sviluppata dal team permette di trattare diverse categorie di rifiuti industriali alcalini, comprese le polveri di abbattimento fumi generate da settori come la ceramica e il vetro, convertendoli in materie prime secondarie utilizzabili non solo nelle costruzioni, ma anche nella produzione di malte, calcestruzzi, intonaci, resine e bitumi. Il processo evita inoltre il conferimento in discarica e trattiene stabilmente la CO₂ impiegata nella reazione.

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