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Rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’energia sul legame tra rinnovabili, inquinamento e decessi: l’inquinamento responsabile di 6.5 milioni di decessi l’anno L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha pubblicato lo Studio “Energy and Air Pollution”, dedicato al rapporto tra inquinamento dell’arie e mortalità prematura e a quanto i decessi potrebbero diminuire investendo sulle energie rinnovabili. Emergono dei dati allarmanti, le emissioni inquinanti rappresentano oggi la quarta minaccia per la salute umana, dopo la pressione alta, le diete povere e il fumo. Ogni anno si stima che circa 6,5 milioni di decessi siano legati all’inquinamento atmosferico e si tratta di un numero destinato ad aumentare in modo significativo nei prossimi decenni, a meno che non vengano aumentati gli investimenti nel settore energetico, così da ridurre le emissioni. In particolare sono 3,5 i milioni di morti premature a causa della povertà energetica legata all’uso di biomasse per cucinare e cherosene per l’illuminazione e 3 milioni di morti premature sono legati all’inquinamento dell’aria esterna, per lo più in città. Lo studio evidenzia che l’80% della popolazione vive in città in cui non sono rispettati gli standard sulla qualità dell’aria fissati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, a risentirne maggiormente sono i paesi in via di sviluppo dell’Asia. Nonostante un’attenzione crescente al problema dell’inquinamento atmosferico, legata anche alla COP21 di Parigi, il problema è molto lontano dall’essere risolto e ci sono paesi in cui le emissioni continuano ad aumentare, quali India, Sud-est asiatico e Africa, a causa dell’uso di alte concentrazioni di combustibili fossili sia nella produzione di energia che nei trasporti. Il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol ha evidenziato che “L’aria pulita è un diritto umano fondamentale che la maggior parte della popolazione mondiale non ha. I governi devono agire ora con nuove politiche energetiche e tecnologie capaci di ridurre l’inquinamento atmosferico in tutto il mondo e portare benefici per la salute, fornire un accesso più ampia dell’energia e migliorare la sostenibilità “. Il Rapporto stima che con un aumento del 7% degli investimenti nelle energie rinnovabili entro il 2040 potrebbe salvare circa 3 milioni di vite, assicurando contemporaneamente l’accesso all’energia per tutti e una diminuzione di CO2. La strategia IEA prevede di intervenire con una serie di politiche, favorendo per esempio l’accesso ad attrezzature da cucina pulite a 1,8 miliardi di persone entro il 2040, per ridurre le emissioni delle famiglie nei paesi in via di sviluppo e intervenendo sulla riduzione dell’uso dei combustibili fossili nella produzione di energia. Il direttore Birol ha continuato: “Abbiamo bisogno di rivedere il nostro approccio allo sviluppo energetico in modo che le comunità non siano costrette a sacrificare l’aria pulita in cambio della crescita economica”. Il WWF commentando lo Studio sottolinea che il segnale più importante che emerge è “l’assoluta necessità di uscire dall’era fossile al più presto, entro i prossimi 20 anni, per transitare verso un sistema globale di produzione di energia basato sulle rinnovabili. Questo risponderebbe a quanto previsto dall’Accordo di Parigi sul Clima che punta a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi C”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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