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Il Rapporto dell’EU’s Joint Research Centre (JRC) dimostra che il fotovoltaico ha la possibilità di sostituire completamente l’attuale produzione di energia elettrica delle centrali a carbone in Europa garantendo sviluppo e occupazione la redazione Indice degli argomenti: Le criticità delle centrali a carbone per l’ambiente Le potenzialità del fotovoltaico Lo studio “Solar Photovoltaic Electricity Generation: A Lifeline for the European Coal Regions in Transition” pubblicato dall’EU’s Joint Research Centre, evidenzia che i sistemi fotovoltaici hanno il potenziale per sostituire completamente l’attuale produzione di energia elettrica delle centrali a carbone nelle regioni analizzate. Le criticità delle centrali a carbone per l’ambiente Come sappiamo il carbone per la produzione di energia elettrica è il principale responsabile di emissioni di gas serra a livello mondiale. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, queste emissioni devono essere ridotte di oltre il 70% entro il 2040 per rimanere in linea con lo scenario di 1,5-2 °C suggerito dall’accordo di Parigi. Nel 2017, il carbone ha fornito il 26,8% dell’approvvigionamento mondiale di energia primaria totale ed è stato utilizzato per produrre 9848 TWh di elettricità, pari al 38,4% della produzione totale. Allo stesso tempo, l’uso del carbone è stato responsabile di 14,5 Gt di emissioni di anidride carbonica (CO2) legate all’energia (44,3% del totale). Per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), le emissioni di CO2 da carbone devono essere ridotte da 10,5 Gt nel 2017 a circa 1 Gt entro il 2040. Oltre alle emissioni di CO2, le centrali a carbone emettono metano (CH4) e sono la maggiore fonte di anidride solforosa (SO2) derivante dalle attività umane; quest’ultimo è uno dei principali fattori che contribuiscono alla produzione di piogge acide. Oltre agli effetti inquinanti dell’aria delle centrali a carbone, vanno considerate anche le conseguenze per l’approvvigionamento idrico locale. L’estrazione del carbone, sia essa a cielo aperto, in montagna o in profondità, può avere gravi impatti ambientali sui livelli delle acque sotterranee e contamina anche le risorse idriche vicine come fiumi, laghi o falde acquifere. Inoltre, ma non meno importante, le centrali a carbone hanno bisogno di una grande quantità d’acqua per il loro funzionamento. Da un lato, l’acqua è necessaria per generare vapore per azionare la turbina del generatore e, dall’altro, l’acqua serve per raffreddare l’impianto. Infine la cenere di carbone, che rimane dopo la sua combustione, contiene quantità significative di elementi tossici, potenzialmente molto dannosi per la salute. Per garantire una transizione socialmente equa verso l’eliminazione graduale del carbone, alla fine del 2017 la Commissione europea ha introdotto un progetto per la transizione delle regioni carboniere verso sitemi rinnovabili. Alla Conferenza delle Parti (COP 23) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), è stata formalmente lanciata la Powering Past Coal Alliance, con la quale Nazioni e Stati si sono impegnati a passare dalla combustione del carbone a fonti di energia più pulite; in essa si legge che: “Per rispettare l’accordo di Parigi, l’analisi mostra che l’eliminazione graduale del carbone è necessaria entro il 2030 nell’OCSE e nell’UE28, e non oltre il 2050 nel resto del mondo”. Poco prima della riunione COP24 a Katowice nel dicembre 2018, la Commissione europea ha pubblicato la sua “Vision for 2050-A Clean Planet for All“, che delinea la sua ambizione di realizzare un’economia climaticamente neutrale in cui la quota di fonti energetiche rinnovabili (RES) nell’UE superi il 60% entro il 2050 e l’uso del carbone sia drasticamente ridotto. Le centrali elettriche a carbone attive in Europa Le centrali a carbone funzionano ancora in 21 Stati membri dell’UE e rappresentano circa un quarto della produzione di elettricità dell’Unione. Le 248 centrali a carbone in funzione nell’UE (al febbraio 2019) hanno una capacità totale di 152,5 GW. Attualmente, 14 Stati membri hanno già aderito alla Powering Past Coal Alliance, dimostrando il loro impegno verso una transizione dalla produzione di energia a carbone all’energia pulita. Le potenzialità del fotovoltaico Lo Studio, che analizza in che misura l’uso di sistemi di generazione di energia elettrica fotovoltaica può contribuire a questa transizione nelle regioni carbonifere dell’Unione Europea (UE), parla di un totale di 874 TWh di energia solare, sufficiente a sostituire la produzione di energia elettrica delle attuali centrali a carbone attive in queste regioni. Sono stati presi in considerazione diversi tipi di sistemi solari fotovoltaici, compresi i sistemi a terra sviluppati sul terreno minerario o nelle vicinanze. Inoltre, è stata analizzata anche l’installazione di impianti solari fotovoltaici sul tetto del parco immobiliare esistente. I risultati ottenuti mostrano che la superficie disponibile in queste regioni è molto vasta e che gli impianti solari fotovoltaici potrebbero sostituire completamente l’attuale produzione di elettricità delle centrali a carbone nelle regioni analizzate. Inoltre, il Rapporto evidenzia che utilizzando solo la metà del potenziale tecnico disponibile nelle regioni carbonifere e minerarie, il fotovoltaico produrrebbe elettricità ad un costo inferiore agli attuali prezzi al dettaglio. La chiusura e la bonifica di una miniera comporta l’obbligo di ripristinare, gestire e monitorare il sito chiuso. A quel punto, la miniera diventa una responsabilità per la società proprietaria e l’installazione di impianti solari fotovoltaici offre l’opportunità di una fonte di reddito alternativa. Tali impianti sono ideali per impianti fotovoltaici a terra. L’utilizzo di questi terreni degradati per l’installazione di impianti solari fotovoltaici può essere parte di una bonifica integrata della miniera di carbone e beneficiare di finanziamenti rilevanti. Ma non solo, ci sarebbero importanti vantaggi anche in termini di occupazione. La contemporanea installazione di impianti fotovoltaici al posto delle miniere di carbone dismesse, potrebbe garantire 580 GW di capacità di energia solare fotovoltaica, assicurando circa 135.000 posti di lavoro all’anno nella costruzione e altri 50.000 nella gestione e manutenzione. Walburga Hemetsberger, CEO di SolarPower Europe, ha sottolineato che il solare ha un enorme potenziale nelle regioni carbonifere dell’UE, e può portare nuova industria, posti di lavoro ed energia pulita a prezzi accessibili. “Ora siamo ansiosi di continuare a lavorare con la piattaforma dell’UE sulle regioni carboniere in transizione, dove il solare può svolgere un ruolo importante nel promuovere una transizione energetica giusta per tutti”. Vi sono molti esempi di tale trasformazione tra cui il parco solare da 18 MW vicino alla centrale a lignite di Visonta, in Ungheria, il parco solare di Kellingley da 5 MW nel Regno Unito, e l’impianto solare da 44 MW, Nanticoke Solar in Canada (quasi completato), che è stato installato dove in precedenza si trovava la più grande centrale a carbone del Nord America. In Cina, il progetto solare Yangquan da 50 MW è stato installato su una miniera di carbone crollata. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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