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Premiata con il Bronze Award nella divisione Asia-Pacifico del Lafarge Holcim Awards, la Brac University di Dacca, Bangladesh, è un esempio di sostenibilità avanzata in un contesto socio economico complesso. Da uno stagno inquinato si genererà un lago naturale in grado di ospitare flora e fauna locale. Facciate verdi, pannelli fotovoltaici e utilizzo di materiali locali renderanno l’edificio unico nel suo genere. a cura di Tommaso Tautonico Dacca, in Bangladesh, è la quarta capitale al mondo per densità di popolazione, con più di 18 milioni di abitanti. Così come accade spesso per le megalopoli più dense, la rapida urbanizzazione e il sovraffollamento hanno provocato lo spostamento di corpi idrici e della vegetazione per dare spazio a nuovi edifici residenziali ed industrie. Per affrontare questo problema, lo studio di architettura WOHA, con sede a Singapore, diretto dall’australiano Richard Hassell, ha presentato un progetto innovativo, che supera i classici concetti di sostenibilità, e che gli ha permesso di vincere il Bronze Award nella divisione Asia-Pacifico dell’annuale Lafarge Holcim Awards, che riconosce progetti che “oltrepassano gli standard attuali e mostrano risposte sostenibili a livello tecnologico, ambientale, socioeconomiche e culturali”. Secondo la giuria: “La sostenibilità è profondamente integrata nella progettazione dell’edificio, dalla zonazione termica alla riduzione significativa nell’uso dell’energia e della risorsa idrica”. Il progetto ripristina un’area degradata, restituendola ai cittadini, dimostrando che l’integrazione tra natura e architettura è possibile. L’università flottante e sostenibile Il compito dello studio di architettura è stato complesso. Il campus dovrebbe ospitare circa 10.000 studenti e fornire spazi sociali sia per gli studenti che per gli abitanti del distretto circostante. La futura università sarà gestita dall’ong Brac, Building Resources Across Communities, una delle organizzazioni più grandi al mondo impegnate nella lotta contro la povertà. Poiché si trova in un punto più basso rispetto al quartiere, l’area funge da bacino di raccolta e non poteva essere prosciugato senza aumentare il rischio di inondazioni. Gli architetti hanno risposto alla complessa sfida con uno spettacolare edificio universitario di 13 piani che sorge dall’acqua. Il bacino di drenaggio diventerà un lago sano e naturale e per realizzarlo, lo studio WOHA si è avvalso del supporto di consulenti in idrologia. Prendendo spunto dalla più grande foresta di mangrovie al mondo, Sundarbans, con ecosistemi separati sopra e sotto il livello del mare, la strategia progettuale ricalca lo stesso principio, ovvero creare due strati distinti, con l’edificio che galleggia sulla parte superiore. Il fango sarà dragato e la flora indigena ripiantata. Le specie vegetali endemiche e la riduzione dell’inquinamento contribuiranno ad una lenta ma costante crescita di un ecosistema naturale che fornirà un habitat per molte specie animali. Una particolare serra, in grado di purificare l’acqua in maniera biologica, permetterà di scaricare l’acqua pulita nel vicino sistema fluviale, contribuendo al miglioramento dell’intero corpo idrico. Il cuore del campus è un’oasi verde e lussureggiante: facciate porose, terrazze con giardino, architettura in grado di canalizzare la brezza verso spazi di raccolta protetti. L’intero edificio è stato progettato per respirare e favorire ventilazione e luce naturale. L’architettura del paesaggio applicata alle facciate esterne ottimizza il clima interno, riducendo la richiesta di raffreddamento del 40%. Il riciclo dell’acqua abbinato alla raccolta dell’acqua piovana riducono i consumi idrici di quasi il 50%. I pannelli fotovoltaici e l’apicoltura, infine, trasformano il tetto in un ambiente produttivo. img by studio di architettura WOHA Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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